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Archive | 2012

La magica magia del Natale

22 dicembre 2012

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Prima o poi doveva succedere. Da una tipetta sveglia, che ama fare domande ma soprattutto ascoltare risposte, c’era da aspettarselo. Ci si rende conto della difficoltà di essere adulti quando hai la responsabilità di una risposta che segna uno spartiacque nella vita di un bambino.

“Mamma, Cristina mi ha detto che suo papà le ha detto che Babbo Natale non esiste. Ora me lo devi dire, sul serio! Babbo Natale esiste o no?”

Eravamo in macchina, a passo d’uomo nel traffico. Io alla guida, e la mia piccola donna di otto anni seduta dietro. Ho deglutito e lanciato uno sguardo fugace dallo specchietto controlla bimbi. La frase mi è uscita spontanea e carica di emozione: “Certo che esiste”. Poteva sembrare una risposta scontata, data velocemente per liquidare la questione senza troppa fatica. Ma la risposta non era affatto scontata. La risposta me l’aveva data lei stessa, la sera prima:

 Babbo Natale è un signore bonaccione e molto generoso che vive in un paese meraviglioso in una casetta calda calda e piena di oggetti. Ogni anno riceve milioni di lettere che legge pazientemente. Ma Babbo Natale non è solo. Ha uno stuolo di piccoli e magici aiutanti, efficienti e svegli, che svolgono il grosso del lavoro. Altrimenti come farebbe? Leggono, dividono e smistano le lettere per paese, città, sesso e infine per tipologia di regalo. E tutto funziona alla perfezione, perché i piccoli aiutanti sono molto attenti e nulla sfugge ai loro occhietti piccoli e alle orecchie appuntite. Tutti i doni sono consegnati in una notte grazie alla magia delle renne, e sono tante quelle che partono e trainano le carrozze dorate! E Babbo Natale, pensa, non va in nessuna casa, sta in cielo nella grande carrozza diamantata a controllare che tutto funzioni a perfezione. Si sposta velocemente perché la sua carrozza è la più magica di tutte. La notte di Natale i piccoli aiutanti entrano nelle case zitti zitti, in due o tre, a volte anche in quattro alla volta, dipende da quanti bambini trovano e dal tipo di regalo. Da noi verranno in due, forse in tre. Quando hanno finito e l’alba comincia a colorare il cielo di rosa (oppure no se nevica ma è bello lo stesso) tutti gli aiutanti e babbo Natale tornano a casa e fanno una grande colazione con i dolci più buoni del mondo e poi giocano a tirarsi le palle di neve. Vanno a dormire solo quando l’ultimo regalo è stato aperto, certo, per essere sicuri che tutto sia andato per il meglio. E sai come fanno a saperlo? Dentro ogni casa lasciano delle piccole creaturine magiche, invisibili, che aspettano di vedere se i bimbi sono contenti e poi se ne tornano anche loro. Ora ho tanto sonno….buonanotte.

 La magia del Natale non ha niente a che fare con la religione, con le bandiere, con l’età, con le ideologie. La magia del Natale ha a che fare con il sacro che è in noi, e si manifesta in modi diversi nel corso della vita. La capacità di sognare e di creare è la magia che rende possibile tutte le magie.

 

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Quando da una discarica nasce Mozart

17 dicembre 2012

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Paraguay, Asunción. Esiste una favela lì, costruita sopra una discarica. Questa favela si chiama Cateura. Un luogo lontano da tutto, dagli occhi, dalle notizie, dal nostro vissuto. La gente di quella favela si guadagna da vivere rovistando tra la spazzatura alla ricerca di qualche cosa che rimandi a un uso, per rivenderla. Di realtà come questa in centro e sud america ce ne sono tante. I figli di quei luoghi spesso cadono nelle trame senza ritorno della droga e della violenza. Destini spesso segnati e ovvi, purtroppo. Fortunatamente di cose ovvie non ce ne sono poi tante. Le passioni a volte riescono a farsi strada in luoghi dove l’ultima speranza sembra essere già morta, come a Cateura.

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Luis Szaran, direttore della principale orchestra della città, e Favio Chavez, insegnante, avevano deciso di lanciare un programma di educazione alla musica per i ragazzi di Cateura ma uno dei problemi maggiori era la mancanza di strumenti musicali. Nycolas Gomes, detto Cola, è uno dei tanti robivecchi che rovistano nella spazzatura. Ha costruito un violino utilizzando pezzi trovati nell’immondizia di Cateura, e di lì la magia dell’incontro ha fatto nascere un sogno: Recycled Orchestra, un gruppo musicale che usa solamente strumenti costruiti dalla spazzatura. I bidoni di vernice diventano violoncelli, le scatole di latta si trasformano in chitarre, tubi dell’acqua usati per fabbricare flauti. Vale tutto. E il risultato è commovente.

Alcuni cineasti stanno realizzando un documentario, Landfill Harmonic (gioco di parole tra landfill, discarica, e filarmonica) diffuso sui social network nel tentativo di raccogliere fondi per finanziare il completamento del film e l’ampliamento dell’iniziativa nella favela. C’è la possibilità di votare per assegnare al film i 100 mila dollari messi in palio nell’ambito della Focus Forward Filmmaker Competition.

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Sono stata domenica scorsa al teatro dal Verme per assistere al concerto di Natale. L’orchestra era tutta composta da ragazzi molto giovani e bravi. Mentre ascoltavo non potevo fare a meno di pensare che dall’altra parte del mondo, tra cumuli di spazzatura e degrado, ci sono dei ragazzi che cercano un riscatto attraverso il potere salvifico della musica e fanno germogliare il bello laddove di bello non resta molto.

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Il gadget che vorrei…

17 dicembre 2012

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darth vader lego

 

 

Eh, lo so. Siamo incorreggibili noi figli degli anni settanta. Ci commuoviamo con poco. Io mi sono non soltanto commossa, ma illuminata quando ho visto in un negozio la Morte Nera versione Lego, versione portachiavi. E’ già mio. E lo vorrei regalare a tutti. E poi, dulcis in fundo, sotto al piede c’è la lucina…per miopi o nottambuli. Irresistibile.

 

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A Doha 2012 hanno per caso detto che stiamo friggendo?

15 dicembre 2012

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La conferenza sul clima andata in scena a Doha ha avuto pochi applausi. La questione ambientale pare interessi una cerchia sempre più ristretta di paesi, almeno tra quelli che possono prendere decisioni in merito. Circa 17000 i partecipanti al vertice ONU, provenienti da 190 paesi. Un bel numero. Peccato che non si è portato nulla di concreto a casa, solamente un “Doha Climate Gateway”, un accordo soltanto transitorio che conferma la “fase 2” di Kyoto.

Questa seconda fase durerà 8 anni (a partire dal 1 gennaio 2013), ma l’entità delle riduzioni obbligatorie di gas serra sarà decisa solo il prossimo anno. Bisognerà attendere il 2015 per conoscere i dettagli dell’accordo più ampio che coinvolgerà tutti i paesi delle Nazioni Unite e che entrerà in vigore solo nel 2020, al termine del “Kyoto 2”. Secondo i climatologi, in ogni caso, gli obiettivi che i governi nazionali hanno già comunicato sono di gran lunga inferiori a quanto occorrerebbe per contenere l’aumento di temperatura globale entro i 2 gradi centigradi. A prendersi l’impegno con un Kyoto-bis saranno unicamente Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia, responsabili insieme solo del 15-20 per cento delle emissioni di gas serra. Alla defezione di USA, Nuova Zelanda, Giappone e Canada si è aggiunta anche quella della Russia ritiratasi dall’accordo per paura compromettere il proprio mercato energetico.

Interessante la copertina del Internazionale di questa settimana, che titola così: “Siamo fritti” e non si riferisce alla politica interna. No. L’inchiesta è stata fatta dalla Zeit, e lo scenario che apre non è molto confortante: pare che da anni esperti di comunicazione e scienziati sono pagati per convincere l’opinione pubblica che il riscaldamento globale non esiste e quel “Siamo fritti” si riferisce proprio ai dati sul cambiamento climatico che non danno segnali di miglioramento, anzi. Riporto di seguito due paragrafi:

Il 20 dicembre 2007 le redazioni dei giornali e delle tv di tutti gli Stati Uniti ricevettero un rapporto di 175 pagine, apparentemente serissimo. Sotto l’intestazione della commissione per l’ambiente, con tanto di stemma del senato, si leggeva il titolo: “Più di quattrocento insigni scienziati mettono in dubbio le cause umane del riscaldamento globale”. Quasi tutte le redazioni abboccarono. Mancava poco a Natale: pochi giornalisti si preoccuparono di verificare i 413 nomi e le relative dichiarazioni. I quotidiani e i telegiornali citarono il rapporto senza sosta: dal New York Times al Boston Herald, dalla Fox News alla Cnn.
In realtà 44 di questi presunti scienziati erano solo annunciatori delle previsioni del tempo, 84 avevano lavorato per il settore petrolifero, 49 erano da tempo in pensione e 90 non avevano niente a che fare con gli studi sul clima. Gli altri erano ricercatori che non avevano mai messo in dubbio che il cambiamento climatico fosse provocato dagli esseri umani ma che, come succede spesso nella comunità scientifica, si stavano confrontando criticamente con questioni come l’effettiva velocità dell’innalzamento del livello del mare.

Se questo è il vento che tira lungo la scia del disastroso uragano Sandy, c’è poco da sperare.
Secondo i dati dell’Agenzia Onu per l’ambiente Unep, dal 2000 ad oggi le emissioni sono aumentate del 20% anziché ridursi del 14% come era necessario. A questo ritmo le emissioni di gas serra raggiungeranno i 58 miliardi di tonnellate nel 2020, superando la soglia di 44 miliardi di tonnellate, ritenuta dagli esperti quella limite per contenere il riscaldamento globale terrestre sotto i 2 °C.
Da Doha, è anche arrivato l’invito ai Paesi ricchi, Germania, Regno Unito, Francia, Danimarca, Svezia e la Commissione europea per un impegno finanziario concreto da oggi fino al 2015, per un totale di circa 6 miliardi di dollari. I paesi sviluppati dovrebbero mantenere le promesse fatte continuando a sostenere i finanziamenti climatici a lungo termine al fine di mobilitare 100 miliardi di dollari sia per l’adattamento e la mitigazione entro il 2020. Per ora però sono solo promesse.

Hugo Chavez, al vertice climatico di Copenaghen del 2009, disse: “Se il clima fosse una banca lo avrebbero già salvato”. Certo, verrebbe da pensare che l’attribuzione di un valore economico al capitale naturale potrebbe essere una delle soluzioni più appetibili per chi ha i soldoni. Ci ha provato il Teeb (The economics of ecosystems and biodiversità) ad attribuire un valore economico ad alcuni ecosistemi: Le barriere coralline valgono 1,2 milioni di dollari per ettaro l’anno, derivati soprattutto dal turismo. La foresta amazzonica vale tra i 6,5 e i 13 miliardi di dollari all’anno solo come deposito di carbonio. Il Teeb in questo modo cambia l’unità di misura e la rende più comprensibile (e apetibile) e forse può spingere gli economisti ad alzare le antenne.

 

Consuelo Canduccci

 

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KAMA Sesso e Design: la mostra alla Triennale di Milano (peccato che sia vietata ai minori di 18)

5 dicembre 2012

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Kama nella religione indiana è il dio (deva) del piacere sessuale, dell’amore carnale e del desiderio, è rappresentato un pò come il cupido: un giovane che tiene in mano l’arco e la freccia. Kama è venerato dagli innamorati e dai praticanti dello yoga, perché è grazie a lui che ci si può liberare dal desiderio. Utilizzare il nome Kama come titolo di una mostra equivale a dare un messaggio e una valenza più complessa della parola eros, o erotico.

Il tema è sicuramente interessante: analizza il rapporto tra sesso e progetto. Come la sessualità si incorpora nelle cose, con quali modalità, strategie, forme e modi. Silvana Annicchiarico è la curatrice della rassegna, all’interno della mostra, che rintraccia radici storiche, mitiche e antropologiche fino ai giorni nostri: oltre 200 fra reperti archeologici, disegni, fotografie, oggetti d’uso e opere di artisti e designer internazionali. Dai vasi etruschi agli amuleti fallici di epoca romana, fino a Dalì e Sotsass. Tra le curiosità anche il calco del pene in gesso di Jimi Hendrix, realizzato da Cynthia Plaster Caster, famosa groupie, che negli anni Sessanta iniziò a raccolgiere i calchi in gesso dei genitali di varie rockstar.

 

                                                                   

 

L’intenzione è quella di andare oltre il concetto di lucirosse e della stereotipazione dell’eros. Allora perché mai vietarla ai monori di 18 anni? Le parole della curatrice sono state queste: «In questo momento storico ritengo che un museo non debba solo dare risposte per soddisfare un bisogno e forse un sogno. Ma soprattutto interrogarsi su un tema nevralgico che ci riguarda tutti… Basti pensare agli scandali politici del bunga-bunga o il fenomeno delle “Cinquanta sfumature di grigio”. Questa invece vuole essere un’occasione per raccontare come la storia del progetto abbia affrontato il tema con trasparenza e, a volte, persino sacralità». Mi domando, i ragazzi, quelli under 18, quelli che hanno il mondo della pornografia a disposizione in rete, quelli che forse hanno più bisogno di una guida “intelligente” che li aiuti a selezionare, anche nel grande magma delle emozioni…tutti quelli, perché non pensare ad un percorso ad hoc che li guidi in una mostra definita “occasione”?

Mahh…..

Dal 5 dicembre al 10 marzo. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.30.  Giovedi dalle 10.30 alle 23.00.

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

 

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Cile: Elqui Domos, un hotel sotto le stelle

3 dicembre 2012

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Ci sono luoghi al mondo di rara bellezza. Ma a volte la bellezza da sola non basta. Ci vuole qualcos’altro, un’esperienza nella bellezza, una magia che ci riporta al nostro essere più spirituale. A circa 580 km da Santiago del Cile c’è un luogo molto speciale, e in questo luogo è stato creato un hotel per gli appassionati dei misteri del cosmo, della vita delle stelle, o semplicemente, per persone in cerca di tranquillità. Si chiama Elqui Domos e si trova nella magica valle del Elqui, un luogo dall’atmosfera lunare, il posto perfettto per l’osservazione astronomica.

 

In questo piccolo complesso alberghiero si può alloggiare in una delle sette cupole geodetiche con tetto rimovibile (i cosiddetti domos) o nelle camere d’osservazione in legno (quattro in tutto), provviste di finestroni panoramici sopra il letto. Ogni alloggio è equipaggiato con un telescopio per godere in ogni momento della notte di uno spettacolo di rarar bellezza. Se tutto ciò non dovesse bastare, a due passi dalle stanze è stato costruito un osservatorio bi-cupola (tutto motorizzato) dotato di potenti telescopi Ceslestron.

Non mancano comfort: escursioni a cavallo e piscina. I prezzi per il soggiorno variano dai 120 ai 145 dollari a notte.

 

 


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Mr. Magoo? Ma che fine ha fatto?

27 novembre 2012

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Mi sono presa un pò di tempo questa mattina per riguardarmi tutti gli episodi di Mr. Magoo. Era da molto che desideravo farlo. Sarà la giornata, la pioggia, che ne so, ma l’anima nostalgica ogni tanto salta fuori.

Senza tediarvi con prosopopee da mamma che critica e prende le misure di tutto, ho capito che i cartoni di oggi hanno una missione. Quella di lobotomizzare i piccoli cervelli. Ovvietà, direte. Cose già dette? Ma certo. Il punto però è un altro. Mi infastidisce quel buonismo tanto caro ad alcuni, che rende i personaggi tutti bravi-buoni-bilingui-politically correct, ancor di più le storie al di là dell’immaginazione, nel senso che l’immaginazione la anichiliscono. Suoni, rumori e colori che fungono da iperstimolatori dei sensi. Ho come l’impressione che i sensi più che stimolati hanno una specie di accelerata momentanea e basta. Molto rumore per nulla, come dire.

Che fine ha fatto Mister Magoo? Ve lo ricordate? Quincy Magoo, il pensionato miope che nulla vede ma tutto fa, che si ostina a non voler portare gli occhiali e che riesce a cavarsela sempre. Quanta ironia, quanta sobrietà e comicità. Non ci sono suoni fastidiosi, ma regna un silenzio di sottofondo, rotto ogni tanto da suoni reali o musiche suggestive, dal tono leggermente retrò. I colori sono anche sfumature e declinazioni, nulla a che vedere con i primari che colpiscono e affondano la retina. C’è la poesia e il sogno. Mister Magoo è un signore garbato in fondo, il mondo lo vede con i suoi occhi miopi, vede quello che vuole vedere.

Trasforma manichini in persone, struzzi in leggiadre ballerine, parla con le cassette della posta facendo la proposta di accelerare il passo perché l’autobus a quell’ora arriva prima. Tutto ciò è meraviglioso e surreale. Questo personaggio è stato creato nel 1949 da Millard Kaufman (morto nel 2009 a 92 anni) con la collaborazione del disegnatore e regista John Hubley per la United Productions of America (UPA), uno studio di animazione nato da ex disegnatori della Disney in rotta con la famosa casa di produzione. Magoo era, infatti, lontanissimo dai canoni Disney: era adulto, scontroso, sgraziato nel disegno e negli sfondi. Ed ebbe lo stesso un successo enorme.

Possiamo fare un appello alla UPA di rimettere in produzione il cartone? Posso chiedere alla nostra televisione pubblica di trasmettere ogni sera, verso quell’ora fatidica della pausa cartone dei bimbi,  episodi di cartoni “meno animati”?

Il giro su youtube merita.

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Playmobil motocross: il video creato da Karinm Rejeb

25 novembre 2012

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