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Archive | novembre, 2012

Mr. Magoo? Ma che fine ha fatto?

27 novembre 2012

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Mi sono presa un pò di tempo questa mattina per riguardarmi tutti gli episodi di Mr. Magoo. Era da molto che desideravo farlo. Sarà la giornata, la pioggia, che ne so, ma l’anima nostalgica ogni tanto salta fuori.

Senza tediarvi con prosopopee da mamma che critica e prende le misure di tutto, ho capito che i cartoni di oggi hanno una missione. Quella di lobotomizzare i piccoli cervelli. Ovvietà, direte. Cose già dette? Ma certo. Il punto però è un altro. Mi infastidisce quel buonismo tanto caro ad alcuni, che rende i personaggi tutti bravi-buoni-bilingui-politically correct, ancor di più le storie al di là dell’immaginazione, nel senso che l’immaginazione la anichiliscono. Suoni, rumori e colori che fungono da iperstimolatori dei sensi. Ho come l’impressione che i sensi più che stimolati hanno una specie di accelerata momentanea e basta. Molto rumore per nulla, come dire.

Che fine ha fatto Mister Magoo? Ve lo ricordate? Quincy Magoo, il pensionato miope che nulla vede ma tutto fa, che si ostina a non voler portare gli occhiali e che riesce a cavarsela sempre. Quanta ironia, quanta sobrietà e comicità. Non ci sono suoni fastidiosi, ma regna un silenzio di sottofondo, rotto ogni tanto da suoni reali o musiche suggestive, dal tono leggermente retrò. I colori sono anche sfumature e declinazioni, nulla a che vedere con i primari che colpiscono e affondano la retina. C’è la poesia e il sogno. Mister Magoo è un signore garbato in fondo, il mondo lo vede con i suoi occhi miopi, vede quello che vuole vedere.

Trasforma manichini in persone, struzzi in leggiadre ballerine, parla con le cassette della posta facendo la proposta di accelerare il passo perché l’autobus a quell’ora arriva prima. Tutto ciò è meraviglioso e surreale. Questo personaggio è stato creato nel 1949 da Millard Kaufman (morto nel 2009 a 92 anni) con la collaborazione del disegnatore e regista John Hubley per la United Productions of America (UPA), uno studio di animazione nato da ex disegnatori della Disney in rotta con la famosa casa di produzione. Magoo era, infatti, lontanissimo dai canoni Disney: era adulto, scontroso, sgraziato nel disegno e negli sfondi. Ed ebbe lo stesso un successo enorme.

Possiamo fare un appello alla UPA di rimettere in produzione il cartone? Posso chiedere alla nostra televisione pubblica di trasmettere ogni sera, verso quell’ora fatidica della pausa cartone dei bimbi,  episodi di cartoni “meno animati”?

Il giro su youtube merita.

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Playmobil motocross: il video creato da Karinm Rejeb

25 novembre 2012

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La simmetria dei desideri – Eshkol Nevo

23 novembre 2012

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“Noi quattro sepolti nella sabbia, con solo le teste che spuntano. La testa ricciuta, scarmigliata di Ofir. La testa larga, coi capelli a spazzola, di Churchill. La testa rotonda di Amichai. E la mia testa piccola, contenuta.”

Quattro amici, un appuntamento fisso: ogni quattro anni devono esserci tutti a guardare le partite dei Mondiali di calcio. È una scadenza che è anche il momento per tirare le somme del cammino che si è fatto nel tempo intercorso. Una bella storia di amicizia tra uomini (finalmente), intensa e profonda. Ai Mondiali del ‘98, uno dei quattro, Amichai, ha un’idea: ognuno di loro scriverà su un bigliettino tre desideri di quello che si propongono di fare, o delle mete da raggiungere da lì a quattro anni. Amichai conserverà i biglietti in una scatola: li leggeranno ad alta voce ai Mondiali seguenti.

Yuval è la voce narrante del libro e anche il lato buono e malinconico del gruppo, innamorato di Yaara, la donna della sua vita. «Non esiste una ragazza bella, intelligente, arrapata e anche libera. Uno degli elementi è sempre assente». Le donne in questo romanzo sono, infatti, poche ma indimenticabili, e determinanti nello sconvolgere la vita dei protagonisti. Cosa succede dopo quattro anni, quando leggeranno i biglietti con i tre desideri, ovviamente non lo dico, ma è come veder tanti piccoli colpi di scena. Sullo sfondo, le vicende politiche d’Israele, la seconda Intifada e il servizio militare che fa da vero spartiacque per la vita dei giovani in Israele.

Un libro davvero bello, sull’amicizia e sull’amore. Da leggere.

Neri Pozza Editore

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Iron Dome: le nuove frontiere tecnologiche del conflitto Israele-Gaza

22 novembre 2012

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Secondo le Forze di Difesa Israeliane, sono stati lanciati 877 missili nell’ultima settimana: 507 non sono stati intercettati da Iron Dome, lo scudo anti missile, e hanno colpito il suolo israeliano. Iron Dome calcola la traiettoria del razzo, valuta se intercettarlo, per evitare che cada in aree abitate, o se lasciarlo andare (se destinato a colpire zone disabitate). La valutazione considera l’aspetto umano, certo, ma anche economico, dato che un solo missile intercettore Tamir (realizzato dalle aziende israeliane Elta e Rafael, con un contributo finanziario statunitense pari a 275 milioni di dollari) costa circa 30 mila dollari. Per carità, in tempi di crisi bisognerà pure risparmiare.

Tra tutte queste costose ma avanzate tecnologie belliche ce n’è una che salva la vita in caso di attacco missilistico. E lo fa gratuitamente. Si tratta di due semplici app. La prima, Tzeva Adom (che significa Colore Rosso), consente di impostare dove ci si trova e di essere avvisati in caso venga lanciato un Codice Rosso nella propria zona. Il suono può essere personalizzato in modo da riprodurre fedelmente il suono della sirena vera.

La seconda app, Secure Spaces, utilizza il Gps dello smartphone per segnalare quali sono i rifugi antimissile più vicini. La lista dei rifugi è compilata dai cittadini che offrono asilo ai vicini o a chi ne ha bisogno. Il Jerusalem Post ha dedicato una rubrica, Appholic, a queste due novità, considerandole le più interessanti del momento.
Le applicazioni sono gratuite e girano solo su iOS e Android.

 

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L’Ago, il Filo e il Nodo, in realtà, da sciogliere

19 novembre 2012

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Il restauro conservativo del monumento di piazzale Cadorna prevede “…prima l’eliminazione poi il controllo dei fenomeni di degrado delle superfici e dei materiali innovativi con i quali è realizzato”. Immagino,in sostanza, che lo debbano lavare. E ripulire dallo smog. Certo che ne aveva, di smog…Stando alle date, i cartelloni pubblicitari che lo ricoprono sono apparsi lo scorso 3 Settembre. C’è da chiedersi in cosa consista questo lavoro di manutenzione. Lo lavano? Lo lustrano? Incerano? Di qui le polemiche che ormai tutti sappiamo:

I maxi poster pubblicitari installati per coprire il cantiere di restauro del monumento sarebbero risultati privi delle necessarie autorizzazioni comunali. E vabbé…Il Comune non poteva permettere che tali poster fossero montati senza un provvedimento che ne consentisse il posizionamento. Così la concessionaria titolare dello sfruttamento pubblicitario ha provveduto in tutta fretta a rimuovere i teloni il 4 pomeriggio, salvo installarli nuovamente il 5. Tutto questo perché nel frattempo il Comune si è premurato di rilasciare l’autorizzazione all’esposizione, in barba agli usuali 30 giorni necessari.

Non è stata fatta una gara pubblica. Pare che il Comune di Milano non faccia più gare pubbliche da sette anni. L’ultima è stata quella relativa al restauro delle mura spagnole del 2006. Da allora tutti i monumenti e i palazzi storici sono sempre stati assegnati senza gara pubblica. E qui si spalanca tutto il tema dello sfruttamento pubblicitario dei cantieri, in mano sempre alle stesse società. Mancata garanzia di trasparenza, chiamiamola così.

L’enorme sproporzione tra costi e ricavi: il cantiere costa 100mila euro. Tmc (concessionaria della pubblicità) vende gli spazi per l’affissione al prezzo di listino di 275 mila euro al mese e ne dà 15 mila all’impresa appaltatrice; il Comune incassa 24 mila euro al mese tra poster e imposte. I ricavi dichiarati dalla concessionaria sono superiori agli 800mila euro. La sproporzione tra ricavi e spese è evidente.
Queste cose sono state dette. E ridette.
Ma tutte le volte che sono passata da piazzale Cadorna (e mi capita spesso), non ho mai visto l’ombra di un operaio dentro il cubo che avvolge l’ago. No, non passo sempre all’ora della pausa pranzo.

Torno per un attimo a quel “…prima l’eliminazione poi il controllo dei fenomeni di degrado delle superfici e dei materiali innovativi con i quali è realizzato”. Per quanto riguarda l’eliminazione intuisco che sia il lavaggio. Ma il controllo? Ah! Ho capito, il lavaggio lo hanno già fatto (eddai, non ci vorranno mica due mesi per lavare un monumento come quello), ora sono passati alla fase di “controllo”, che presumibilmente consiste nell’inscatolare il monumento, ricoprirlo di pubblicità e controllare che nessuno rompa le scatole.

 

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Salviamo la rivista Mamma! Se la leggi è giornalismo, se la quereli è satira…

16 novembre 2012

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Mamma! è una rivista autoprodotta e diffusa solo su abbonamento. Mi sono presa qualche giorno per sbirciare nel sito e ho deciso di condividere con voi la loro causa/manifesto, che segue un obiettivo nobile e alto, molto alto:
“Realizzare la prima rivista italiana di giornalismo illustrato e satira d’inchiesta libera da Padroni, Pubblicita’, Prestiti bancari e Partiti politici, le “quattro P” che inquinano e avvelenano l’informazione italiana.”


Apperò, mica male. Per mantenere in vita la rivista Mamma! devono raccogliere entro la fine dell’anno 116 abbonamenti, per un totale di 300, altrimenti devono chiudere i battenti. E penso sarebbe un peccato. Sono bravi, pungenti, sanno fare bene il loro mestiere. Soprattutto non vogliono scendere a compromessi.
La ciliegina sulla torta è la trasparenza degli intenti e dei mezzi per raggiungerli. C’è tutto sul loro sito, dal piano editoriale al progetto economico, fino al piano di distribuzione che non deve impattare sull’ambiente.
Infine c’è la satira, che forse negli ultimi tempi si era persa per strada o ammicca troppo verso i gruppi politici e sociali.
Vale davvero la pena farsi un giro!

www.mamma.am

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A Madrid c’è una libreria che regala i libri….

12 novembre 2012

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C’è una libreria a Madrid che permette ai clienti di scegliere un libro e non pagarlo. Suona anacronistico in tempi di crisi, ma si sa, come diceva anche Steve Jobs, “investire in pubblicità in periodi di crisi è come costruirsi le ali mentre gli altri precipitano.” A precipitare, di questi tempi, pare sia la cultura. Si chiama Libros Libres e ha un obiettivo: facilitare e diffondere la lettura. Se hai soldi lo paghi, altrimenti te lo regalano.

La libreria funziona con una quota associativa minima di 12 euro annuali, che servono per il sostentamento del progetto (ma sono accettate donazioni di qualsiasi tipo, anche di mobili o cibarie). La scommessa è di mantenere Libros Libres aperta per un anno grazie al contributo di almeno 365 associati: e, a soli 12 giorni dall’apertura (avvenuta il 14 settembre), gli organizzatori erano già a quota 120.

L’idea nasce da un gruppo di ragazzi volontari del Grupo 2013, una ONG  che sostiene progetti educativi per bambini con difficoltà scolastiche e sociali. Elisa Ortega, una delle organizzatrici, sostiene che le persone che donano i libri, scelgono sempre testi che possano piacere molto, e non gli scarti della cantina.

Questo progetto trae ispirazione da The Book Thing, nato a Baltimora nel 1999, in un bar. Russell Wattenberg lavorava come barista, e ascoltava i discorsi di alcuni insegnanti che frequentavano il bar e che si lamentavano di non avere abbastanza libri per i loro studenti. Così, decise di aiutarli con i soldi delle mance. In poco tempo, la voce si sparse e i clienti cominciarono a portare i libri che non volevano più. Oggi, questa libreria occupa un locale di 7 mila metri quadrati e raccoglie oltre 250 mila libri.

Libros Libres, per evitare che si crei il business parallelo su un tale atto di fiducia, in ogni volume scrive chiare lettere la scritta: “Este libro es libre, no se compra ni se vende”. Aggiunge poi uno degli organizzatori, Alejandro de Leòn:  «A una biblioteca bisogna restituire i libri, qui a Libros Libres non si è obbligati a farlo. Quanto al Bookcrossing, a Libros Libres non c’è bisogno di donare assolutamente nulla: si arriva, si prendono i libri e poi, soltanto se lo si vuole, si possono offrire libri, tempo o denaro… ma non è obbligatorio… ci limitiamo a dare alla gente quest’opportunità di offrire qualcosa in cambio soltanto se è in grado di farlo».

Chapeau..!

 

 

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L’appuntamento politico cinese del decennio: e i monaci tibetani si danno fuoco

8 novembre 2012

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Il partito comunista cinese è il partito più grande del mondo, oltre 80 milioni di iscritti. Gli occhi del mondo sono puntati sulle scelte del diciottesimo congresso del partito, i già noti sostituti sono una quinta generazione di leader meno tecnocrate, meno grigia, sulla quale si riversano le speranze di riforme democratiche. L’accessibilità delle informazioni è storica e il peso che queste elezioni avranno per i prossimi dieci anni  fanno un pò sbiadire le onnipresenti stelle e striscie di questi giorni, comprese le modelle di Yamamay….

Mi viene la nausea solo a sentire nominare ancora una volta le presidenziali americane, mi verrà la nausea (ma credo un po’ meno) nel sentir parlare dell’evento storico della politica cinese, il XVII  Congresso del Partito Comunista, e mi viene un grandissimo sconforto, misto a tristezza, misto a non so bene cosa e mi si gela il sangue quando vedo un monaco buddista darsi volontariamente fuoco per protesta.

 

Ieri 7 novembre, si è aperto a Pechino, nella Grande Sala del Popolo di Piazza Tienanmen, il XVIII Congresso del Partito Comunista Cinese. Per la Cina si tratta dell’appuntamento politico più importante del decennio, che segna la fine dell’amministrazione del presidente Hu Jintao e del premier Wen Jiabao

Ieri 7 novembre, Tamdin Tso, una nomade ventitreenne, madre di un bimbo di soli cinque anni,  e tre giovanissimi monaci del monastero di Ngoshul, nel distretto di Ngaba, si sono dati fuoco, alla vigilia del Congresso del Partito Comunista. Tamdin Tso si è data fuoco ed è morta nelle vicinanze di Rongwo, contea di Rebkong (Amdo). Tamdin ha prelevato la benzina da una motocicletta, l’ha cosparsa sulle sue vesti e si è data alle fiamme invocando il ritorno del Dalai Lama in Tibet.

“Le auto-immolazioni in Tibet o da parte di tibetani costituiscono un appello alla comunita’ internazionale, al governo cinese, e al popolo della Cina in quanto formato da esseri umani, affinche’ ascoltino il loro grido di aiuto”, ha commentato il responsabile per l’Informazione delle autorita’ esiliate, Dicki Chhoyang. Prima di darsi fuoco i tre martiri tibetani hanno gridato slogan a favore della libertà del Tibet e del ritorno del Dalai Lama.

Con le quattro immolazioni odierne sale a 67 il numero dei martiri tibetani che hanno sacrificato le loro vite all’interno del paese e la spirale delle immolazioni sembra non avere fine. Inascoltati gli appelli a non sacrificare le loro vite lanciati dall’Amministrazione Tibetana e dallo stesso Dalai Lama

Ho voluto pubblicare le foto dei monaci per ricordare (in primis a me stessa) che se una    madre di una bimba piccola si dà fuoco per protestare per una causa, le coscienze devono scuotersi, come si è scossa la mia, fino all’ultima cellula emotiva che ho. Questi monaci fanno appello alla comunità internazionale, al governo cinese e a tutto il popolo della Cina affinché il loro grido di aiuto non sia un’eco lontano.

L’Amministrazione Centrale Tibetana ha promosso il lancio di una raccolta firme attorno a una petizione che sarà consegnata il 10 dicembre 2012 al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, al Consiglio ONU per i Diritti Umani di Ginevra e al Centro Informazione Onu di New Delhi. Queste le richieste contenute nella petizione:

– Le Nazioni Unite devono discutere la questione tibetana sulla base delle Risoluzioni approvate nel 1959, 1961 e 1965 e adoperasi affinché sia dato corso al contenuto di tali Risoluzioni.

– Deve essere immediatamente inviata in Tibet una delegazione indipendente con il compito di verificare la situazione esistente nel paese.

– Le Nazioni Unite devono responsabilmente assicurare il rispetto delle fondamentali aspirazioni dei tibetani all’interno del Tibet.

La petizione è sottoscrivibile on line al sito:

http://www.thepetitionsite.com/takeaction/198/920/082/

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