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Archive | 2013

Samantha Lee, che prepara piatti da favola

28 dicembre 2013

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Samantha Lee

Samantha Lee

Samantha Lee sa che il cibo si gusta prima con gli occhi. E lo sanno anche 300.000 followers sparsi in tutto il mondo che seguono il suo blog, Eatzy Bitzy. La passione per la cucina e la fotografia, unite ad una spiccata fantasia, hanno trasformato questa casalinga cinese in una famosa food blogger. L’idea è nata nel 2008, durante la seconda gravidanza, per stimolare la primogenita a mangiare da sola.  Samantha utilizza ingredienti sani, come il riso bianco, le alghe, verdure di ogni genere, per creare pietanze nutrienti e gustose, che i bambini portano a scuola nella loro “Bento-box”, il pranzo al sacco giapponese. Sfido qualsiasi bambino a non cadere nella tentazione di assaggiare una foresta stregata fatta di broccoli o una ragnatela a base di  alghe essicate…una gallery da gustare.

 

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Il dono di Natale

25 dicembre 2013

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Cosa resterà domani del Natale? Scatole, cartoni, nastri e fiocchi colorati, carte regalo ammassati nella spazzutura? E con essi l’eco delle voci, delle risate dei bambini e dei brindisi, dispersa nell’aria fredda di Dicembre? Forse rimarrà solo questo di un rito che scandisce il tempo ma non lascia traccia.

Perché gli oggetti non lasciano traccia. Cosa ci aspettiamo quando regaliamo qualcosa ad un’altra persona? Quale reazione speriamo di suscitare nell’altro? Gioia? Felicità? Commozione? Forse soprattutto ammirazione, figlia della nostra società narcisista. Il regalo è diventato in effetti uno specchio dove vogliamo vedere riflessa la nostra immagine, uno strumento per stupire, fare un figurone e compiacere a se stessi.

Ho cercato varie definizioni della parola regalo, che rimandano coraggiosamente al concetto di dono: “per estensione, il termine “dono” si può riferire a qualunque cosa fatta liberamente e spontaneamente, atta a rendere l’altro più felice o meno triste, come ad esempio un favore, un atto di perdono o una gentilezza.”

Ma l’immaterialità del regalo trova sempre meno posto nella nostra società, schiacciata da un individualismo imperante e alimentata continuamente da falsi bisogni. Perché il dono è prima di tutto un atto umano. Che nulla ha a che fare con la corsa all’acquisto, cieca e sorda, che caratterizza il nostro tempo, soprattutto durante il Natale. Donare, poi, non significa nascondersi dietro al comodo paravento della beneficienza a portata di clic.

Le nostre debolezze sono ormai il cavallo di troia dove si nascondono una serie di cose inutili. E siamo, così, invasi da oggetti che poco ci appartengono. Regalare senza la logica del dono non solo  accresce la dipendenza dalle cose, ma ci allontana sempre più dall’umanità che è insita in noi. E così il dono rimane intrappolato nell’idea di uno scambio calcolato di mercanzie,  che inaridisce il bene più prezioso: le relazioni tra gli individui.

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La musica basata sulla Spirale Aurea non esiste più

19 dicembre 2013

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imagesLa musica ha accompagnato l’uomo fin dalle sue origini, contribuendo allo sviluppo di ogni individuo, permeando i momenti più significativi della vita di ciascuno di noi, colmando vuoti e agendo sugli stati d’animo più profondi e su tutte le emozioni umane. E’ nutrimento per la mente e per lo spirito e in molti casi un vero e proprio strumento terapeutico per la cura di depressioni, malattie psichiche e disturbi neurovegetativi. La musica sarebbe infatti in grado di attivare il cervello come uno stimolante chimico e di generare sensazioni amplificate di piacere, eccitazione o soddisfazione.

Queste sono cose che tutti noi abbiamo già sentito o letto da qualche parte, in modo più o meno approfondito. Sappiamo quanto la musica possa avere effetti benefici, tuttavia poco sappiamo ancora dei meccanismi di riproduzione dei suoni e della struttura della musica. E pochi di noi intendono la musica stessa come una scienza che basa le sue fondamenta su leggi matematiche e fisiche.

I pitagorici, che furono i primi a fare una riflessione sul rapporto tra musica e ordine matematico del cosmo, erano convinti che  i pianeti compissero movimenti armonici seguendo precisi rapporti matematici ed emanassero un suono che l’uomo non riusciva a sentire con l’udito, così come ascolta i rumori abituali, ma che fosse comunque in grado di percepirli, perché immerso in essi da sempre.

Di fatto noi siamo costantemente immersi dentro le frequenze che emana la natura e il nostro stesso corpo: il cuore umano, la frequenza di replicazione del DNA, la sincronizzazione bi-emisferica del cervello, così come la risonanza della Terra, anche chiamata Risonanza di Schumann, fino al ronzio delle api e al canto dei delfini. Tutto nell’Universo, dagli atomi alle molecole, dai granelli di sabbia alle foglie fino al canto degli uccelli, segue una regola aurea: la frequenza di vibrazioni al minuto è sempre in multipli di 8 (8Hz). Lo stesso cervello umano vibra in questo modo e risponde agli stimoli dei suoni ed ultrasuoni, partecipando ad una sorta di sinfonia universale in modo più o meno armonico. I rapporti tra le note dovrebbero seguire gli stessi rapporti matematici che governano il tutto. Nel suo libro “432 Hertz: La rivoluzione musicale. L’accordatura aurea per intonare la musica biologica”, Riccardo Tristano Tuis scrive: “ora, se ascoltassimo una musica basata sulla spirale aurea sarebbe in qualche modo una musica per la vita, sia al livello biologico che percettivo, poiché userebbe la stessa matematica di entrambi”.

frecuencia-432-hz-salud-taoistaTuttavia la musica, o quantomeno, la maggior parte della produzione musicale esistente oggi, vibra a frequenze cosiddette “non coerenti” e dunque non armoniche. Ciò in conseguenza del fatto che tutti gli strumenti e i brani che ascoltiamo oggi sono accordati con intonazione a 440 Hz, in profondo contrasto con le vibrazioni delle onde emanate dal nostro corpo. L’accordatura aurea o scientifica invece, storicamente impiegata nei teatri e nelle corti europee da geni come Mozart, Beethoven e Verdi,  utilizzava il la centrale intonato a 432 Hz (multiplo di 8) e il do a 256 Hz, e seguiva l’intonazione della voce umana, nonchè la matematica (proporzioni auree) del nostro ascolto e del nostro essere biologico.

La frequenza a 440 Hz venne fissata arbitrariamente nel 1954 a Londra, anche se la corsa all’acuto iniziò ben prima. Infatti, questa intonazione fu imposta alla prima Conferenza Internazionale organizzata dal ministro della Propaganda nazista Joseph Paul Goebbels (ignorando peraltro un referendum contrario, promosso in Francia da 25.000 musicisti), che la presentò come l’intonazione ufficiale germanica. Peraltro Hitler era un grande estimatore di Wagner,il quale impiegava proprio questa intonazione nella composizione dei suoi brani. L’utilizzo dei 440 Hz, rispetto ai 432 Hz, maggiormente stimolante per il sistema nervoso, era considerato più adatto alle marce militari. Già ai tempi dei nazisti era noto come le diverse intonazioni creassero  sensazioni e risposte fisiologiche diverse negli ascoltatori.

Ma in cosa differisce esattamente l’intonazione a 432 hz e quale influenza può avere su chi ascolta musica con queste armonie? Innanzitutto questa è l’intonazione più consona al registro vocale umano e al nostro ascolto.  E’ importante sapere che attraverso gli studi condotti dalle neuroscienze sulle frequenze, si è  dimostrato che le onde sonore possono modificare la pressione sanguigna, la respirazione, il battito cardiaco, la resistenza elettrica della pelle, la sudorazione, la risposta neuroendocrina, la concentrazione e le onde cerebrali. Inoltre, in risposta alle frequenze armoniche, si attivano sia le capacità extrasensoriali sia la sincronizzazione biemisferica del nostro cervello, aumentando così la predisposizione a imparare, a essere più creativi e ad avere profonde intuizioni di natura scientifica, mistica o comportamentale.

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Secondo autorevoli scienziati e molti musicisti, la musica intonata e composta a 432 Hz, risulta più bella per l’udito, più morbida, più luminosa. In termini tecnici essa è completa in ogni scala, cioè, ogni livello del brano musicale, inclusa la porzione tra gli intervalli, incarna il rapporto dell’intera miriade di informazioni  di tutte le ottave della spirale aurea, includendo in questo “tutto” gli iper-toni, i toni bassi, gli infrasuoni e gli ultrasuoni. Citando LaRouche dello Schiller Institute, “la scala perfetta  è quella in cui la proporzione delle frequenze delle note fra loro corrispondono esattamente alla proportio aurea ed anche la loro intonazione su un registro basato sulla stessa”. Ciò significa che non c’è perdita di informazioni per ciascuna scala, cosa che invece avviene con un’intonazione a 440 Hz.

Sono molti i sostenitori della cosiddetta accordatura aurea: dai Pink Floyd  a Mick Jagger, cantante dei Rolling Stones, fino ad un vero e proprio Movimento, chiamato Omega 432. Secondo loro e altri che hanno condotto esperimenti mirati, i  concerti a 432 hz suonano qualitativamente meglio,  sia come tono che come incremento della ricchezza del timbro. Inoltre gli ascoltatori percepiscono la musica come non proveniente dagli strumenti musicali, ma dall’ambiente circostante e per questo si parla di full immersion nella musica.

E’ dunque possibile che la musica suonata a determinate frequenze, in armonia con quelle dell’uomo e della natura, possa incidere fisiologicamente e in alcuni casi addirittura curare alcune patologie? Pare di sì. Infatti la medicina utilizza già onde  elettromagnetiche, come ultrasuono, laser, infrarosso o onda d’urto. Nel caso di malattie, le frequenze del nostro corpo subiscono forti variazioni arrivando alla disarmonia. Sembrerebbe dunque possibile intervenire utilizzando frequenze armoniche per “accordare” gli organi malati. Cosa che purtroppo la musica, intonata a 440 Hz, non fa.

C’è anche chi grida platealmente al complotto sul controllo delle masse per tenere la popolazione in una sorta di medioevo spirituale. Sta di fatto che la matematica non è un’opinione, e che la musica, come affermato nel 1712 da Leibniz, «è una pratica occulta dell’aritmetica, dove l’anima non sa di calcolare ».  Insomma, la musica ha il potere di mostrare la struttura armonica dell’universo, del quale anche noi facciamo parte. Perché mai, allora, non dovremmo accordare i nostri strumenti  in modo tale da raggiungere l’armonia? L’attività del compositore musicale “sarebbe così simile a quella di Dio che costringe ad accordarsi tra di loro una molteplicità di elementi contrastanti presenti nel cosmo”.

 

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Le scelte coraggiose dell’Uruguay

11 dicembre 2013

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L’Uruguay sarà, dal 2014, il primo paese al mondo dove la produzione, la distribuzione e il consumo di cannabis saranno controllate dallo Stato. Il senato di Motevideo ha infatti approvato la legge, con 16 voti a favore e 13 contrari, su un totale di 30 seggi  – voluta dal Presidente José Mujica e già passata alla Camera lo scorso 31 luglio – che disciplina produzione e commercializzazione della marijuana. Ora manca solo la firma dello stesso capo dello Stato perché le norme entrino in vigore.

“Pensiamo di trattare questo vizio come si tratta una dipendenza – spiega José Mujica – Vogliamo sfidare il narcotraffico nel mercato, in modo da rendere poco conveniente il traffico illegale perché lo Stato venderà la marijuana a un prezzo più basso e controllato. Invece di combattere il fenomeno con la repressione, lo combattiamo con le regole del mercato”.

La marijuana sarà venduta nelle farmacie ad un prezzo equivalente a 75 centesimi di euro al grammo, solo agli adulti,  e i consumatori potranno acquistare fino a 40 grammi al mese, ma solo dopo essersi iscritti in un registro nazionale (che non sarà reso pubblico). Sarà consentita l’autoproduzione, non più di sei piante a persona, e la costituzione di gruppi per coltivare massimo 45 persone e non più di 99 piante. In entrambi i casi le piante dovranno crescere all’interno di circoli istituiti dalla stessa legge.In questo modo lo Stato potrà controllare la coltivazione e la vendita a scopi psicotropi e ricreativi, peraltro incassando circa 25 milioni di euro all’anno.

Non è  la prima volta che questo piccolo paese con 3,2 milioni di abitanti dimostra di essere all’avanguardia sui temi sociali. Basti pensare che l’Uruguay, prima di altri paesi dell’America Latina, ha legalizzato, nel 2007, le unioni civili delle coppie omosessuali e l’adozione per le coppie dello stesso sesso, nel 2009.

casa_mujicaSotto l’impulso della coalizione di sinistra “Frente Amplio”, al potere dal 2005, e dell’attuale presidente Josè Mujica, l’Uruguay si distingue dunque per le scelte coraggiose in campo sociale, su temi spinosi e delicati. Sui quali normalmente è difficile avere l’approvazione da parte della maggioranza della popolazione, prima ancora che dei parlamenti. Si pensi che ad oggi il 61% della popolazione in Uruguay contesta il progetto di legge sulla cannabis. Ciò nonostante, la presidenza ha deciso di andare avanti, dimostrando di non soffrire di quell’ansia di compiere scelte solo laddove raccolgano un ampio consenso, tipica dei nostri politici. Ed il risultato, evidente, è che nessuna evoluzione degna di nota, in campo non solo sociale, ha visto la luce negli ultimi 20 anni.

L’Uruguay, invece, si muove nel solco di una tradizione riformatrice che ha visto nell’ex presidente José Batlle Ordonez (19031915) un interprete di grande valore. Ordonez fu il primo in tutto il continente a legalizzare il divorzio con la sola decisione della moglie (1913), ad abolire la pena di morte (1907) ed autorizzare il voto alle donne (1927). Decisioni prese in un tempo in cui il progresso era “più rapido di quanto la società ammettesse, ma le circostanze politiche permettevano di fare andare avanti la legislazione”.

Oggi l’artefice dei grandi cambiamenti in atto è José “Pepe” Mujica, il presidente dal passato nei Tupamaros. Mujica incarna un preciso ideale  e lo applica alla sua azione politica: nessuno schiavo, nessun padrone, ossia, l’uguaglianza.  Non a caso la spinta innovativa più importante a cui ha contribuito Mujica vi è stata nel campo dei diritti civili. Anche se, in Europa, il presidente dell’Uruguay è conosciuto soprattutto per la sua campagna anti-armi “Consegna la pistola e ti diamo una bici o un computer” .

Mujica è noto anche per le sue scelte di condotta di vita. Infatti egli vive nella casa da lui costruita, di 45 metri quadrati, rinuncia allo stipendio ( il 90% lo devolve ad associazioni umanitarie) e non ha la scorta. Inoltre, ha una macchina del 1987.  “Il mio stile di vita è una conseguenza del processo della mia vita. Ho combattuto per quanto è possibile per l’uguaglianza e la parità di uomini”, dice Mujica, ex-guerrigliero che ha trascorso quattordici anni in carcere, per lo più durante gli anni della dittatura.

Insomma, Mujica pare davvero una figura straordinaria, un uomo che è rimasto con i piedi per terra, che non si è fatto travolgere dal potere. Lui è capace di interpretare al meglio il suo ruolo nell’interesse generale e per il bene del popolo. Come dovrebbe fare ogni buon leader. E’ sotto questa angolatura che va letta la legge sulla cannabis fortemente voluta da Mujica. Evitando così il rischio di incorrere nell’errore di considerare la cosa come una mera mossa populista.

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Veggenza, Intuito e Telepatia: l’altra dimensione dell’uomo

2 dicembre 2013

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Nominare fenomeni  che esulano dall’ambito ordinario  con cui siamo abituati a interagire, suscita, ancora oggi, grande sospetto. Quando si parla di campo magnetico umano, stadi di coscienza o intelligenza collettiva ed emotiva, inevitabilmente si viene bollati come visionari che vivono esperienze “mistiche” indotte da sostanze allucinogene. Oppure invasati dello yoga che osservano il mondo dall’alto di  altari esoterici. Sono tanti gli argomenti che non ricevono un giusto ascolto e sono tanti i messaggi e le scoperte nel campo della scienza che rimangono confinate nei propri ambiti. Provare a rompere questi argini può portarci a cambiare la prospettiva da cui guardiamo il mondo che ci circonda, nonché l’idea che abbiamo di noi stessi.

Pensiamo al concetto di “intelligenza”: è comunemente accettata la tesi per cui la Mente dell’uomo risieda nel cervello. Non a caso la parola mente è associata al cranio. Ma se non fosse esattamente così? Alcuni anni fa, gli scienziati dell’Istitute of HeartMath, hanno  dimostrato che il cuore umano genera un campo energetico più ampio e potente di tutti quelli prodotti da qualsiasi altro organo del corpo, compreso il cervello. Infatti, il campo elettrico,  misurato dell’elettrocardiogramma(ECG), è all’incirca 60 volte più grande in ampiezza di quello generato dalle onde cerebrali registrate da un elettroencefalogramma (EEG).

DownloadedFile-1La componente magnetica del campo del cuore, invece, è all’incirca 5000 volte più potente di quella originata dal cervello. Essa non è impedita dai tessuti e può essere misurata con uno strumento a Superconduzione di Interferenze Quantiche (SQUID), basato su magnetometri. Si è scoperto, infatti, che questo campo elettromagnetico ha un diametro che si estende dai due metri e mezzo ai tre metri, con l’asse centrato nel cuore, ed ha la forma toroidale.

Nel Toroide, l’energia fluisce da una estremità, circola attorno al centro e fuoriesce dall’altra parte. La si può vedere e misurare negli atomi, nelle cellule, nei semi, nei fiori e nei frutti, negli alberi, negli animali, negli umani, negli uragani, nei pianeti, nelle stelle, nelle galassie e persino nell’intero cosmo. Quante volte noi utilizziamo la parola “magnetismo” riferita a determinate persone? Lo scienziato e filosofo Arthur Young ha affermato che un toroide rappresenta un processo e non solo una forma, ed è “l’unico modello di energia o dinamica che può autosostenersi, ed è fatto della stessa sostanza che lo circonda, come un tornado, un anello di fumo nell’aria o un vortice nell’acqua”. Nella fisica delle particelle, la forma del toroide è nota per fornire un ambiente ideale all’interno del quale accelerare le particelle. Non è un caso che la forma dell’accelleratore di particelle sia toroidale.

La ricerca di base presso l’Istituto di Heart Math (*) dimostra anche che “le informazioni riguardanti lo stato emotivo di una persona sono trasmesse in tutto il corpo attraverso il campo elettromagnetico del cuore. I modelli ritmici dei battiti del cuore cambiano in modo significativo quando sperimentiamo emozioni diverse. Le emozioni negative, come la rabbia o la frustrazione, sono associate ad un irregolare e disordinato modello incoerente nei ritmi del cuore. Al contrario, i sentimenti come l’amore e l’apprezzamento, sono associati con una superficie liscia e ordinata, creando un modello coerente di attività ritmica del cuore”

Tutti noi siamo portati a considerare il cuore come una pompa che lavora in maniera meccanica. Questo pulzalomagnes-terapia-elvestraordinario organo invece, è capace di agire, attraverso questo campo, come un segnale sincronizzatore tra il cuore stesso, il sistema nervoso ed il cervello, in maniera analoga all’informazione portata dalle onde radio. E in questo modo comunica costantemente con il resto del corpo attraverso il sistema nervoso, campi elettromagnetici, ormoni ed altre reazioni chimiche ed onde di pressione sanguigna. Ma non solo. I vari campi, quello dell’uomo, delle piante, degli animali, della Terra, comunicano tra loro. 

Consideriamo ad esempio la veggenza, intesa come capacità di premonire o predire il futuro. Se è vero che i campi magnetici sono in comunicazione tra loro scambiandosi continue informazioni è dunque possibile che il cuore, così come il nostro corpo, capti tutta una serie di messaggi che provengono dal mondo esterno. Si pensi che uno studio  ha messo in evidenza la capacità dell’uomo di riuscire ad avvertire o intuire con alcuni secondi di anticipo acuni eventi emozionali.

A questa ricerca hanno partecipato 26 adulti, uomini e donne e ad ognuno di loro venivano fatte vedere 45 fotografie su uno schermo, di cui solo 15 provocavano uno stimolo emozionale (immagini forti di animali aggressivi o calamità e aggressioni). La curva di decelerazione del battito cardiaco, in risposta al prestimolo emozionale, cominciava a divergere 4,8 sec.  prima dell’evento, confrontato al prestimolo neutro. Il segnale ricavato dall’encefalogramma  in risposta al prestimolo emozionale mostrava un aumento circa 3,5 secondi prima del verificarsi dello stimolo: questo significa che il cervello conosce la natura del futuro stimolo e che  la differenza tra i due eventi ci dice il cuore riceve l’informazione circa 1,3 secondi prima del cervello. Risulta chiaro, allora, che una significativa decelerazione del battito cardiaco si ha in risposta a un prestimolo emozionale. Le conclusioni di questo studio dicono che il nostro apparato percettivo continuamente fa lo scanner del futuro.

Tutto ciò ci porta a riflettere su quanto ci sia ancora da conoscere sul nostro cuore e il nostro corpo. Se è vero che il campo del cuore agisce come un’onda portante di informazioni nel corpo e fuori di esso, allora è vero che siamo tutti connessi l’un l’altro, e molto più intimamente di quanto siamo abituati a ritenere. Si pensi che i satelliti ambientali operativi geostazionari (GOES) che orbitano intorno alla Terra hanno captato un aumento del magnetismo terrestre durante eventi di focalizzazione globale, come la morte della principessa Diana, o l’attacco alle Torri Gemelle: quel giorno, quindici minuti dopo il primo attacco, i satelliti evidenziarono un forte picco di intensità del campo geomagnetico della Terra, che superò di quasi cinquanta unità (nanotesla) qualunque altro rilevamento precedente.

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I ricercatori  di HeartMath e molti altri autorevoli scienziati credono che esista un rapporto fra il cuore umano e il campo magnetico terrestre, e sostengono che «una intensa emozione collettiva possa esercitare un impatto misurabile sul campo geomagnetico della Terra». Siamo insomma tutti interconnessi, come in una grande sinfonia di frequenze.

Sarebbe interessante  provare a sintonizzare nello stesso momento una grandissima parte della popolazione del nostro pianeta su un’emozione positiva e misurare l’impatto sul campo energetico della Terra. Oggi, la tecnologia è in grado di misurare tutto ciò. Che forse potrebbe essere utile a farci acquisire la consapevolezza dei limiti che ancora abbiamo e che  fenomeni come la telepatia, la guarigione a distanza, la veggenza e tutto ciò che va al di là del tempo e dello spazio, non sono frutto di poteri paranormali solo di alcuni eletti o di sciamani e sensitivi, ma un potenziale ancora sconosciuto dentro ognuno di noi.

 

*Fonte: Applications of Bioelectromagnetic Medicine (Applicazioni cliniche di Medicina Elettromagnetica), PJ. Rosch e M.S. Markov,New York 200-t – Istitute of HeartMath®  – www.heartmath.org

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Diamantificazione: trasformazione delle ceneri umane in diamanti artificiali. Perchè un diamante, si sa, è per sempre.

22 novembre 2013

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La nostra società tende, sempre più, a dissociare la vita dalla morte. La morte è tenuta lontana, confinata, ufficialmente per “questioni igieniche” in cimiteri sempre più periferici, estranei al tessuto urbano delle città. L’uscita di scena dell’uomo è furtiva. Che si tratti di vecchi negli ospizi o di malati negli ospedali.

La vita invece viene celebrata legandone in maniera sempre più ossessiva i destini a condizioni di benessere, salute e giovinezza, pure ostentata. E la morte, “oscena e imbarazzante” (Lo scambio simbolico e la morte, Baudrillard) oscura questo tipo di visione. Per questo merita solo  silenzio e pudica discrezione. Tant’è che il nero del lutto non s’indossa più, i funerali si sono trasformati in eventi freddamente burocratizzati e gli stessi cortei funebri sono spariti dalle nostre strade.

 In tutto ciò la perdita di un proprio caro deve essere vissuta con discrezione ed il relativo lutto va elaborato rapidamente per non lasciare spazio a emozioni, come un pianto che perdura, giudicate non normali e bisognose di medicalizzazione. E inoltre nelle  conversazioni, che siano dialoghi tra amici o tra famigliari seduti attorno alla tavola del pranzo domenicale, si rifugge il tema della morte. Perché parlarne porta sfiga! Oggi il vero tabù, sdoganato quello del sesso, è la morte.

Ma pensiamo per un momento di poter disporre del nostro corpo materiale. Potremmo immaginare tanti modi diversi di sepoltura. Pensate che alcuni popoli delle Filippine sono soliti vestire i morti con i loro abiti migliori, per poi metterli seduti su una sedia con una sigaretta in bocca. Altri, invece, seppelliscono i corpi all’interno di un albero parzialmente scavato. Per non parlare di tanti rituali funebri in giro per il mondo che contemplano danze, musica e profumi, come una festa celebrativa della vita stessa. Le forme di sepoltura insomma sono molteplici.

Ma ce n’è una, tanto sconosciuta quanto curiosa, che prevede la trasformazione delle ceneri ottenute attraverso la cremazione umana in diamanti artificiali. ll procedimento, che trasforma il carbonio presente nelle ceneri, fa sì che l’intero contenuto di un’urna possa essere utilizzato, in modo da far assumere al diamante un vero e proprio significato di sepoltura.

imagesC’è una società che realizza questa trasformazione. Si chiama Algordanza (che significa ricordo in romancio), ed è nata nel 2004 a Coira, in Svizzera. Ogni diamante è ottenuto attraverso uno specifico processo industriale e non vi è alcuna inclusione di additivi. Per ottenere i diamanti sintetici, le ceneri umane vengono dapprima purificate, poi riscaldate e pressate. Tutto il processo(che dura alcuni mesi), fino al taglio e la pulitura, è eseguito con rigorosi controlli di qualità. Si ottengono diamanti da 0,3 a 1, 0 carati mentre il colore assume tonalità diverse e uniche a seconda della composizione delle ceneri.

Mi sono chiesta chi potessero essere i “clienti” tipo di questa società, se in Italia una sepoltura così inusuale fosse conosciuta e praticata  e come potesse inserirsi in un contesto culturale come quello italiano che considera la morte, come detto, un vero e proprio tabù.  Ho fatto alcune domande a Christina Sponza, co-fondatrice di Algordanza Italia srl.

Chi è, se così si può definire, il vostro cliente tipo?

I nostri clienti, a differenza di come si possa immaginare, sono persone assolutamente normali, e per normali intendo che non appartengono a nessun credo specifico, non seguono tendenze new age e non ricercano a tutti i costi manifestazioni o rituali bizzarri. Non sono persone particolarmente ricche, dato che i costi sono allineati con quelli di una tumulazione. L’unico scopo, per chi utilizza il nostro servizio, è quello di mantenere il più viva possibile la vicinanza di una persona defunta.

Anche la cremazione ci offre la possibilità di tenere vicino a sé un proprio caro. Perché scegliere la “diamantificazione”, allora?

Credo che il motivo principale sia il fatto che il diamante rappresenta una sorta di riscatto della morte, nel senso che ridà dignità a un corpo che altrimenti sarebbe dimenticato o relegato in cimiteri lontani. Il diamante lo puoi mostrare e condividere, non per ostentazione, ma come una vera celebrazione della trasformazione della vita. Pensaimo alle urne cinerarie: sono sigillate e anche se si potessero aprire, non sarebbe piacevole toccare le ceneri. Una pietra può soddisfare questo bisogno tattile, perché no?

La Chiesa si è mai espressa o ha preso posizione in merito a questa forma di sepoltura?

La Chiesa non ha mai preso una posizione ufficiale. Noi abbiamo inviato tempo fa una lettera a un vescovo per cercare di aprire un dibattito, senza ricevere però alcuna risposta. La chiesa, da sempre, ha dimostrato forte chiusura nei confronti delle sepolture “alternative”. Nel tempo, però, ha mutato il proprio orientamento, al punto che oggi, a parte qualche caso confinato a preti particolarmente rigidi, la cremazione è una forma di sepoltura comunemente accettata e dunque molto utilizzata

Non sarà che la Chiesa ha paura di perdere terreno? Accettare forme di sepoltura come quella che proponete voi apre ad interrogativi molto più ampi, che non riguardano solo tematiche  normative o legate al sovraffollamento dei cimiteri.

La chiesa ha paura, infondata, che le sepolture alternative diventino un modo per dimenticarsi della morte, o per accantonarla. Inizialmente, si voleva far credere che la cremazione, o altre forme di sepoltura che non fossero l’inumazione, negassero la promessa del ricongiungimento del corpo all’anima dopo il Giudizio Universale, cioè, la Ressurezione. Prima della fondazione di Algordanza, nel 2004, i soci si erano posti il problema della reazione della Chiesa.

E come vi siete mossi?

Ci siamo confrontati con un alto prelato tedesco, in maniera del tutto informale, per capire quali avrebbero potuto essere le reazioni  da parte della Chiesa. Ci ha detto che la cosa fondamentale ed imprescindibile è la presenza di un sentimento di pietà nei confronti della sepoltura.

C’è chi crede che tutte queste forme alternative di sepoltura siano illegali. Questo forse è un ulteriore freno ad abbracciare questa pratica?

Può darsi. Nel nostro paese ognuno è libero di esprimere la propria volontà, che al massimo sarà difficile da attuare. Ad oggi, infatti, l’alternativa alla sepoltura è possibile solo laddove sia disciplinata dalla legge, come nel caso della cremazione. E la diamantificazione non è normata. Il problema della legittimità in ogni caso non si pone, dato che la “trasformazione” avviene in Svizzera. E’ sufficiente che l’urna sia trasferita ai nostri laboratori. In Svizzera infatti il Diamante della Memoria è considerato una forma di sepoltura. Quindi l’unico atto burocratico richiesto ai cittadini italiani è il rilascio, da parte del comune di residenza, del passaporto mortuario, che consente appunto di trasferire l’urna all’estero ai fini della sepoltura.

Lei ritiene che la società italiana sia pronta per forme di sepoltura come la diamantificazione?

La popolazione è pronta, come è lo è per temi decisamente più hard come l’eutanasia, i matrimoni gay e le donne prelati . Le resistenze provengono da chi vuole strumentalizzare il tema a fini ideologici e politici.

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E’ proprio vero che abbiamo perso il culto della morte.Il grande paradosso è che oggi, come non mai, la morte è rappresentata ovunque: sui giornali, in televisione, nelle conte a seguito di sciagure naturali e  non solo. Ma questa visione, creata dalla subcultura dei media, non ci aiuta nè a esorcizzare le paure, nè tantomeno a ritrovare quella “corrispondenza d’amorosi sensi” fra i morti e i vivi.

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La crisi e l’arte della manutenzione delle cose

15 novembre 2013

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Tutti noi utilizziamo oggetti dall’obsolescenza programmata. E l’idea che si guastino non ci tange più di tanto, perché siamo ormai abituati a disfarcene senza prima verificarne la possibile riparazione. Si rompe un piccolo ingranaggio? Fa niente, buttiamo l’intero dispositivo e ne compriamo un altro. Calzino bucato? Via, nessuno più sa neanche rammendare!

Vi ricordate quando ascoltavamo la musica con i mangianastri? Poteva capitare ogni tanto che le bobine girassero al rallentatore oppure che il suono uscisse sporco. Allora si puliva la “testina” per farlo funzionare meglio. Era una goduria vedere quel cotton fioc tutto nero.

Il concetto di manutenzione, purtroppo, l’abbiamo progressivamente accantonato. Nella nostra testa si è fatta largo la convinzione per cui il prodotto, nel suo percorso di vita, attraversi sostanzialmente tre fasi: la produzione, l’utilizzo, la dismissione. E quando va bene si aggiunge il riciclo. Ma in tanti casi, prima di buttare al macero il prodotto guasto,  potrebbe esistere uno stadio, quello della manutenzione appunto. Che ci viene negato, o quantomeno nascosto. Certo sappiamo tutti che, una volta acquistato un prodotto, scatta il conto alla rovescia per la sua autodistruzione: dal forno auto pulente, alle automobili con spie incorporate (che poi non si accendono quasi mai e si passa così  direttamente all’irreparabile), ai giochi. Tutto viene buttato via con una facilità disarmante.

Pensate banalmente anche alle scarpe. Scovare un calzolaio nellerrotto3 nostre città è come andare alla ricerca del Santo Graal. Pensare di trovare un aggiustatutto, neanche a parlarne. E quando lo trovi, ti rendi conto che è pieno zeppo di lavoro. Perché la gente, senza più soldi, ha più a cuore il salvataggio degli oggetti. Che così, invece di essere condannati senza appello alla morte, vengono restituiti alla vita.

Ridare vita, in fondo, è come fare una magia. Peraltro aggiustare le cose porta con sé, oltre al beneficio economico, la conoscenza: aggiustando una cosa, imparo a conoscerla. Scopro come è fatta nei suoi dettagli, come si assembla e come ci viene proposta. Tutto questo può contribuire a renderci, almeno in parte, liberi da gioghi consumistici ed a farci uscire da una crisi esistenziale, prima ancora che economica. Lo sanno bene i makers, che con la cultura del “fare e costruire” stanno generando un impulso nuovo nella società. Perché a rendere felici le persone è la “possibilità di avere il controllo su un progetto, quando fai un’attività dall’inizio alla fine mettendo le tue idee in pratica, per poi esserne fiero e condividerlo”.

Senza arrivare a tanto, prendere in mano un oggetto per capire come è fatto e dargli una nuova vita senza aspettare una sostituzione scontata è una strada che tutti noi dovremmo provare a percorrere. A cominciare dalle scarpe, perché no.

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Pirati digitali e i pirati della spazzatura digitale

11 novembre 2013

Commenti disabilitati su Pirati digitali e i pirati della spazzatura digitale

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Scaricare Dvd o Cd  facendo uso di pirateria informatica è illegale.  Radio, tv e cinema accusano i consumatori che fanno uso di questa pratica illegale di sostenere traffici illeciti, di essere concausa di disimpiego, mancato fatturato, e chi più ne ha più ne metta. Le principali etichette discografiche premono con le loro lobby sui governi per avere leggi sempre più restrittive, e lamentano ogni anno un calo delle vendite rispetto a quello precedente a causa della pirateria. Le case produttrici tendono a equiparare ogni download illegale con una vendita in meno anche se, stando ad uno studio condotto dall’UE, che capovolge la visione con cui si affronta la questione del rapporto tra la pirateria e le vendite di musica, «la pirateria musicale digitale non rimpiazza gli acquisti di musica legale in formato digitale».

Fare uso di pirateria sarà anche illegale, ma se penso che un cd costa in media 20 euro, e i giochi per consolle superano anche i 70 euro, allora mi viene da pensare che qualcosa non va. E che forse sarebbe il caso di abolire tutti i divieti sul download gratuiti, rendendoli depenalizzati. Anni fa la pirateria era esercitata soprattutto a scopo di lucro. Oggi non è più così e il fatto di riuscire a scaricare in pochi minuti interi film ha dato vita ad un nuovo genere di pirateria.

Questo importante cambiamento non è mai stato accompagnato da un aggiornamento normativo, come ad esempio l’abolizione delle sanzioni penali a coloro che non violano il diritto d’autore per scopi di lucro. Inoltre i provvedimenti contro chi scarica contenuti illegalmente servono solamente a complicare la vita agli utenti senza apportare alcun beneficio, dato che la pirateria riesce sempre a scavalcare l’ostacolo.

motivi-spegnere-la-televisione-effetti-negativiMa la questione di fondo è un’altra per me: acquistare da chi schiavizza, deforesta  e uccide per estrarre la materia prima necessaria a costruire i componeti software, non è altrettanto illegale? E, una volta che tutti questi dispositivi sono diventati obsoleti (e il ricambio oggi è estremamente veloce), non è un crimine utilizzare paesi poveri come  grande pattumiera di sostanze tossiche e scarti elettronici? Decontaminare e disporre dei residui tossici costa oltre mille dollari alla tonnellata. Sarà per questo che il 47% delle scorie europee  viene spedito ai Paesi in via di sviluppo a bordo di navi-pirata. Secondo le stime dell’Unep ci sono 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno (più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani generati nel mondo). C’è anche chi utilizza l’escamotage delle donazioni, regalando ai “bisognosi” dispositivi che, una volta arrivati a destinazione, si rivelano per il 70% inutilizzabili.

Perché le leggi fatte per proteggere la proprietà e il guadagno sono sempre più restrittive e severe di quelle fatte per difendere la dignità umana e la vita? Finchè l’industria non sarà in grado di garantire che il proprio processo di produzione rispetta i principi basilari come il non sfruttamento delle risorse umane e il rispetto per quelle ambientali, non potrà pretendere comportamenti “responsabili” da parte degli utenti. Un’industria che per assicurarsi la produzione distrugge e inquina, e lo fa anche nelle fasi di smaltimento, deve assumersi responsabilità ben maggiori. Forse sarebbe il caso che ci mettessimo a dialogare per trovare un modo di cambiare rotta e andare verso altri tipi di bisogni, che non generano dipendenza. Come i gadgets tecnologici considerati ormai oggetti di culto usa e getta.

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