Crea sito

Archive | luglio, 2014

Cap Ray, il bastimento carico di Sarin che solca il Mediterraneo

30 luglio 2014

2 Comments

porto-di-gioia-tauro

 

Lo scorso 2 luglio la nave statunitense Cap Ray  ha lasciato il porto di Gioia Tauro con un carico di circa 700 tonnellate di sostanze chimiche chiuse in 78 container e contenenti vari tipi di armi chimiche siriane, tra le quali gas come mostarda e nervino. E’ salpata verso le acque internazionali al largo della Grecia e di Malta per svolgere le operazioni di idrolisi, tese a  neutralizzare le sostanze altamente micidiali e tossiche. Il processo di smaltimento si svolgerà all’interno di un reattore chimico di titanio, e permetterà la scissione delle molecole utilizzando l’acqua. Durata stimata delle operazioni: novanta giorni. Dopo il trattamento delle componenti chimiche in alto mare, le scorie saranno trasferite in Texas e in Finlandia per lo smaltimento definitivo come scorie industriali, non più distruttive, ma sempre tossiche e nocive. Un’operazione complessa e molto onerosa costata circa 30 milioni di euro, dei quali l’UE ha finanziato 12 milioni.

chim1235

Gli effeti delle armi chimiche sull’uomo

La tecnica dello smaltimento con idrolisi in mare aperto è stata studiata dalla Defence Threat Reduction Agency (braccio di supporto del Pentagono nel contrasto alle armi di distruzione di massa, in partnership con l’Edgewood Chemical Biological Center Ecbc dell’esercito statunitense) e messa a punto solo nel giugno 2013. Gli interrogativi sulla resa effettiva del processo di smaltimento sono tanti. A cominciare dalla sicurezza. Perché questa recentissima tecnica, capace di distruggere dalle 5 alle 25 tonnellate di composti chimici al giorno, non è stata mai utilizzata in fase operativa, e inoltre non è stata studiata per operare all’interno di una nave, bensì sulla terra ferma.

C’è da dire che fino a quando Cap Ray si aggirava nei mari di casa nostra, se ne faceva un gran parlare. Di lei ci hanno raccontato vita morte e miracoli.  Realizzata nel 1977 in Giappone, nei cantieri della Kawasaki Heavy Industries, è stata successivamente acquistata dalla marina statunitense nel 1994, che la attrezzò per processi di smaltimento come quello in atto. La nave è equipaggiata con due motori diesel a una sola elica. Lunga quasi 198 metri e larga 32, può trasportare oltre 35.000 tonnellate, raggiungendo 16 nodi di velocità.

Con la stessa puntualità ci hanno descritto tutte le operazioni e le manovre di avvicinamento della nave al porto di Gioia Tauro e di come sia stato eseguito il trasbordo delle sostanze da una nave all’altra. Quanti marinai erano coinvolti, quante riunioni si sono tenute nella prefettura di Reggio Calabria e chi fosse presente, con corredo di lunghi elenchi degli esponenti istituzionali partecipi ai tavoli di discussione. Tuttavia, dei veri rischi che comportava questo tipo di operazione non si sono avute spiegazioni precise. Si è assistito a un festival della cattiva informazione, che ha generato timori da parte delle popolazioni delle aree toccate dall’operazione .

sir2

Va detto che se mai si dovesse verificare un incidente durante il processo di idrolisi in mare aperto, le conseguenze potrebbero essere catastrofiche. Perché la fuoriuscita di sostanze altamente tossiche in forma gassosa o liquida porterebbe ad impatti irreversibili sull’ecosistema marino del Mediterraneo, un mare che possiede un volume di acqua limitato, quasi chiuso e dunque rinnovabile molto lentamente. Ma sui fondati timori che potesse accadere il peggio le risposte sono state vaghe, poco trasparenti.

E una volta salpata la nave, è calato il silenzio. Saremmo pure di fronte a segreti “militari”, ma appare inspiegabile come tutta l’eco mediatica nelle fasi di preparazione si sia dissolta, forse anch’essa tramite idrolisi, nel nulla. E se non fosse per articoli di stampa estera, non sapremmo nemmeno se sono andate a buon fine le operazioni di trasformazione chimica dei gas. Infatti l’unico a fornire qualche notizia circa l’andamento delle operazioni è il Pentagono. Perché noi, direttamente interessati dalla vicenda vista la vicinanza della nave ai nostri mari, continuiamo a non fornire notizie, come se la questione non ci riguardasse affatto. La news risale al 18 luglio scorso:

“The Pentagon says 15 percent of the main Syrian chemical weapons on board the U.S. cargo vessel MV Cape Ray have been destroyed. The crew is working first to neutralize the raw material for sarin nerve gas, which makes up 581 metric tons of the chemical material on the ship. Mustard gas accounts for the remaining 19 metric tons of chemical material on the Cape Ray. The Pentagon has said it could take up to 60 days, depending on the weather and sea conditions, to destroy all the chemical toxins loaded on the ship.”

 Per provare a rompere la cortina di nebbia fitta calata attorno alla Cap Ray una trentina di attivisti, tra cui giornalisti e politici greci, hanno deciso di seguire le tracce della Cap Ray e sono partiti qualche settimana fa, sulle navi Thomas 2 e Thomas 3, dal vecchio porto di San Nicola di Paleochora a Creta. Con loro anche due rappresentanti di SOS Mediterraneo Italia. Ma pare che a causa del mal tempo, dopo 36 ore di viaggio, i natanti siano dovuti rientrare in porto. Sembrerebbe che le due barche a vela siano state seguite da una nave costiera e in seguito da un drone e da un elicottero. Della Cap Ray nessuna traccia. E a noi non è dato sapere nulla di più.
Continue reading...

La riforma del calendario scolastico? Rimandata a settembre.

18 luglio 2014

Commenti disabilitati su La riforma del calendario scolastico? Rimandata a settembre.

Prueba1669

L’Italia è il paese con il periodo di vacanze scolastiche più lungo in tutta Europa: quattordici settimane. Quest’anno le scuole hanno chiuso i battenti  l’8 giugno e riapriranno il 15 settembre, con piccole variazioni sul calendario da regione a regione.  Per l’anno accademico 2014/15, poi, le vacanze estive si allungheranno di circa una settimana rispetto agli anni precedenti. E in Lombardia l’ultimo giorno di scuola sarà venerdì 5 giugno 2015. In Toscana, invece,  è stata avanzata la proposta di allungare le vacanze scolastiche, facendo così rientrare i ragazzi il 15 settembre. Questo unicamente per favorire la cosiddetta destagionalizzazione del turismo, ossia l’utilizzo delle strutture turistiche anche oltre i periodi di massimo picco come agosto. Infatti, ritardando il rientro a scuola, tra alberghi, stabilimenti balneari, campeggi e ristoranti, il settore turistico potrebbe recuperare circa 5 mln di euro in più rispetto alle stagioni precedenti. A dimostrazione del fatto che in Italia stiamo andando nella direzione opposta a quella già discussa di modifiche nel calendario scolastico. E negli altri paesi europei cosa avviene?

sabella2_all1

FONTE: Rielaborazione da Eurydice (2013), i dati fanno riferimento all’a.s. 2013-2014

Le vacanze estive sono più brevi nei paesi come Regno Unito, Germania e Danimarca,  dove le pause scolastiche sono ripartite nell’arco dell’anno. Cosicché il numero di giorni di attività resta simile al nostro, ma risulta meglio distribuito. Cosa che peraltro gioverebbe alla bontà nell’apprendimento. Infatti, come suggeriscono alcune ricerche americane, una pausa estiva troppo lunga contribuirebbe a creare un gap conoscitivo negli studenti. Gap che verrebbe poi quasi del tutto colmato durante l’anno scolastico, ma che farebbe perdere mesi scolastici preziosi.

Gli americani la chiamano “Summer Learning Loss”. L’università La Sapienza, prendendo le mosse da questi studi, ha evidenziato quanto  la perdita di apprendimento dopo l’estate possa colpire in particolare gli studenti con una situazione economica e sociale disagiata, oppure chi  vive , durante l’estate, in contesti poveri di stimoli. In sintesi, gli studenti che hanno la possibilità, una volta terminate le lezioni, di usufruire di corsi doposcuola (e ormai ce ne sono di vario tipo, da quelli sportivi a quelli in ambito culturale ed artistico), frequentare campus specifici, o fare viaggi e vacanze studio, ottengono performance migliori non solo dopo l’estate, ma anche durante tutto l’anno scolastico.

sabella2_all2

FONTE: Rielaborazione da Eurydice (2013), i dati fanno riferimento all’a.s. 2013-2014

In tema di calendario scolastico si perdono nel tempo i tanti progetti di riforma pensati dai capi di governo o dai ministri di turno e che non hanno mai visto la luce. Ci provò il governo Monti, che timidamente avanzò la proposta di limitare a un mese le vacanze estive, invitando gli istituti a chiudere completamente solo per trenta giorni. In questo modo, si sarebbe potuta dare la chance, soprattutto a bambini e ragazzi che restano nelle città,  di svolgere attività di approfondimento e di recupero scolastico, di gruppo o individuale, negli altri mesi solitamente dedicati alle vacanze estive. La proposta provocò una insurrezione, in particolare sul fronte sindacale. E la frase «non è quel che serve alla scuola», pronunciata dall’allora segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, rappresenta bene il tipo di accoglienza che fu riservato al progetto.

Oggi Matteo Renzi parla molto di riforma scolastica. Ed elenca quattro punti da cui partire: muri, docenti, programmi e autonomia. Ma la scuola non è fatta solo di persone e di muri. Di programmi e informatica. Di tre lunghissimi mesi di assenza dalle aule compensati da una valanga di sterili compiti. E’ fatta anche di tempo. E il tempo è una categoria fondamentale, come lo spazio. Dare alla scuola il tempo sottratto dal buco estivo aiuterebbe le famiglie che lavorano e quelle che non possono usufruire di corsi o situazione alternative. Gioverebbe soprattuto ai ragazzi, perché avere più pause durante l’anno accademico, e più lunghe, potrebbe essere lo stimolo per un  percorso formativo diverso, più equilibrato ed efficace. Ma non solo, potrebbe riportare nelle comunità la dimensione del tempo scolastico estivo, più comunitario e meno nozionistico. Senza togliere, per questo, il tempo prezioso dell’ozio.

Continue reading...

Luis Sepúlveda – Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico

7 luglio 2014

1 Comment

Recensione di Marzia Di Dino

anteprima-storia-di-un-gatto-e-del-topo-che-d-L-gxYZvN

Da quel giorno tutto rimase al suo posto. Se qualcuno spostava una sedia, poi doveva rimetterla dove l’aveva trovata, e le porte restavano aperte perché Mix potesse muoversi con facilità. I veri amici si prendono sempre cura uno dell’altro.

Ho passato molto tempo della mia vita a cercare risposte per domande semplici.

” Perché in italiano abbiamo una sola parola per dire “amore” quando indubbiamente ne esistono tanti tipi e così diversi tra loro?”

“Perché il cielo è azzurro?”

“Se la pioggia è trasparente perché le maestre si ostinano a far colorare ai bambini le gocce di celeste?”

Crescendo e studiando ci conforta l’idea che prima di noi illustri signori si siano posti le stesse domande. In molti casi la scienza ci viene in aiuto e semplificando e romanzando troviamo la tortuosa via della risposta, altre volte ci soccorre il buon senso e il tempo lento dell’esperienza…altre ancora: puff … la risposta emerge da chissà dove, cristallina.

E quando nella vita adulta il tempo diventa quello di un match e gli eventi si agglutinano come una piccola pallina di gomma che rimbalza veloce: dritto, rovescio, dritto, rovescio, swing… si alza il muro del quotidiano sugli orizzonti delle domande e a volte, anche pareti tutt’intorno. Come nello squash.

Dal campo chiuso ci tirano improvvisamente fuori le voci dei bambini che a bruciapelo ti fanno:

“È bella la vita da grandi?”

Nodo alla gola.

“Come faccio a sapere se Marco è mio amico?”

Sospiro e sguardo che pattina.

Il reale si apre come una scatola dalle pareti di cartone e tu sei nel mezzo come un pupazzo a molla …incapace di rispondere, saltelli con i pensieri qua e là e il sorrisetto ebete. Ho la sensazione che nell’infanzia e nella vecchiaia si abbia il raro potere di cogliere il centro delle cose, andare al nocciolo senza se e senza ma, mentre in gran parte dell’età adulta ci si perda ad esaminare il dettaglio, ci si faccia distrarre dagli arabeschi della vita.

Historia de Mix, de Max, y de Mex di Luis Sepúlveda è una favola che risponde in modo semplice all’ultima domanda, quella sull’amicizia.

Un uomo, un gatto e un topo intrecciano i loro destini in un appartamento di Monaco di Baviera. È una storia di amicizia vissuta al di là del linguaggio, al di là delle barriere di genere. Gli amici sovente hanno solo due cose in comune: un tempo e uno spazio. Identità, età, provenienza, lingua, spesso sono completamente diversi. In quel tempo e in quello spazio sovrappongono le loro vite e creano qualcosa di magico che apparterrà loro per sempre. È una favola per adulti limpida e chiara come un bicchiere d’acqua. Niente toglie la sete più di un bicchiere d’acqua. Geniale nella semplicità della scrittura e disseminata di bolle di ossigeno vitale:

…Un amico si prende sempre cura della libertà dell’altro.

…Un amico capisce i limiti dell’altro e lo aiuta.

…Gli amici si danno man forte, si insegnano tante cose, condividono i successi e gli errori…

…I veri amici condividono i sogni e le speranze…

Considero l’amicizia un tipo di amore e come ogni amore nasce, cresce e poi si cristallizza nel ricordo. Conservo tutte le amicizie della mia vita come pezzetti di ambra preziosa, grazie agli amici il mio passato torna a vivere nel presente con una semplice telefonata, una fotografia, una carta d’imbarco dimenticata in un libro, un invito su facebook…

D’improvviso il tempo diventa una slackline sulla quale camminare: poche certezze…molto equilibrio e dimensioni temporali che convivono oscillando e …la magia si ripete a distanza di anni di silenzio. Anche nei sentimenti più complessi ci sono i punti fermi e da questa favola emergono chiaramente quelli di Sepúlveda che sottoscrivo pienamente. Per questo, la prossima volta che vi chiederanno o …chiederete a voi stessi:

“Come faccio a sapere se Marco è mio amico?”…

…le bandierine già le avete messe…

ora si tratta solo di abbassare gli occhiali da sci e a velocità folle, godervi lo slalom fin giù a valle.

Buona Lettura.

mdd

STORIA DI UN GATTO E DEL TOPO CHE DIVENTO’ SUO AMICO

Casa Editrice Guanda

Autore: Luis Sepúlveda

Pagg. 96

Continue reading...

Dengue, un quotidiano per combattere l’epidemia

6 luglio 2014

2 Comments


zanzare2

La dengue, meglio nota come febbre emorragica e definita in modo assai calzante “febbre spacca ossa”, è una malattia di origine virale. È causata da quattro virus molto simili (Den-1, Den-2, Den-3 e Den-4) e trasmessa agli uomini dalle punture di zanzare che hanno, a loro volta, punto una persona infetta. Il virus rimane latente per 2-7 giorni, durante i quali la zanzara può prelevarlo e trasmetterlo ad altre persone.

Secondo i dati dell’OMS, la dengue causa circa 50 milioni di casi ogni anno in tutto il mondo, la maggior parte dei quali si verificano nei continenti del Sud del pianeta. Circa 2,5 miliardi di persone – 2/5 della popolazione mondiale – sono a rischio di febbre dengue. La febbre emorragica, la forma più violenta del virus, è spesso letale. E non esiste un vaccino nè una profilassi farmacologica e, al contrario della malaria – della quale peraltro si parla e si scrive molto di più –  è facile essere contagiati nei centri urbani, specie nelle ore diurne. Dunque la prevenzione ed il controllo della dengue risiederebbero “nell’attuazione di tutte quelle misure volte ad eliminare o ridurre l’infestazione da zanzare“.

Lo Sri Lanka è un paese devastato dalla dengue. Si pensi che solo nel 2013 la 123616-sri-lanka-health-denguemalattia ha colpito 30 mila persone ed è stata la principale causa di morte tra i bambini. Per cercare dunque di limitare la diffusione della zanzara che causa il virus, il quotidiano più popolare del paese, il Mawbima, assieme all’agenzia pubblicitaria Leo Burnet Sri Lanka, hanno realizzato un progetto davvero originale: un quotidiano stampato con un inchiostro contenete citronella, un repellente naturale della zanzara che causa la febbre emorragica. Il progetto è stato lanciato lo scorso aprile in occasione della National Mosquito Control Week e della Giornata mondiale della salute, dedicata appunto alle “malattie trasmesse da vettori”.

Chissà se il giorno che circolavano migliaia di copie del quotidiano nazionale le zanzare sono state alla larga almeno dai lettori del Mawbima. Si tratta di vera innovazione o semplice marketing? Quello che è certo è stata l’impennata di vendite del Mawbima “repellente”, aumentate addirittura del 30%.

Pensate se i nostri quotidiani, i quai godono di un pessimo stato di salute con sempre meno copie e spazi pubblicitari venduti, stampassero le copie a inchiostro anti zanzara tigre. Forse, almeno durante i mesi estivi, riuscirebbero a contenere la copiosa emorragia di lettori.

Continue reading...

Perché con Pelé il calcio era diverso?

1 luglio 2014

2 Comments

article-2291860-189354B9000005DC-312_964x937

Quando Pelé era il re indiscusso del calcio mondiale, con più di 1200 gol segnati, non era poi tanto difficile riuscire ad intervistarlo. Bastava attendere fuori dallo stadio ed eccolo scendere dalla sua auto, senza scorta, senza troppa ressa intorno, senza fronzoli. Parcheggiava la sua mercedes vicino all’entrata laterale dello stadio Vila Belmiro a Santos, come una persona qualunque, per poi raggiungere a piedi il campo di gioco dove si allenava

Ai giornalisti che lo attendevano fuori dallo stadio, lui diceva pacatamente: “Tutto ok, ci vediamo dopo nello spogliatoio”. E così, finito l’allenamento, Pelé rilasciava le interviste mentre si asciugava, oppure mentre si allacciava una scarpa.

Oggi tutto questo sarebbe impensabile, perché i calciatori vivono come delle celebrità inarrivabili. Figuriamoci poi durante le partite dei mondiali. In questi giorni le star del pallone rilasciano poche interviste collettive, molte foto per gli sponsor e rarissime dichiarazioni alla stampa. Per lo più alle televisioni. E finite le partite passano dal campo allo spogliatoio, dallo spogliatoio ai pullman. Facendosi largo tra sciami di giornalisti che pendono dalle loro labbra serratissime in attesa di una battuta o anche di una semplice parola.

Oggi peraltro la maggior parte dei giocatori ha a disposizione almeno un addetto stampa, e in molti casi, data l’attenzione al look, stento a credere che non abbiano anche il consulente d’immagine. E che, visti i risultati, fa anche un pessimo lavoro. Tra i giornalisti brasiliani gira la voce che per il solo Neymar lavorino una trentina di persone che si occupano, tra le varie cose, dei rapporti con i media. Lui, la star del momento, a soli 22 anni è il sesto giocatore più ricco del mondo e vive in una casa di mille metri quadrati a Barcellona.

Pelé, il re dei re, tornato dalla Svezia campione del mondo a soli 17 anni ha continuato a vivere    nella pensione a Vila Belmiro. Garrincha, altro fenomeno, non aveva nemmeno la macchina all’apice della sua carriera calcistica. E pensate che fino al 1974 la seleçao faceva i ritiri per i Mondiali in un hotel molto spartano di Rio. Pare che quell’hotel avesse un solo telefono in cucina e i giocatori dovessero fare a turno per chiamare. Ma mettersi d’accordo non era un problema. Perché i giocatori si conoscevano bene, militando nello stesso campionato, ed in non pochi casi nelle stesse squadre. Invece, dei 23 giocatori convocati da Scolari per i mondiali 2014, ben 19 giocano all’estero. Cosa condividono questi giocatori? Quale può essere il livello di complicità tra questi giocatori?

Inutile negare che i giocatori sono sempre più lontani, oltre che dalla gente, tra loro stessi.  E tentano di colmare questo vuoto twittando e postando foto dalle loro lussuose camere d’albergo. Ognuno per conto proprio. Come stelle solitarie. L’immagine di Balotelli con le auricolari infilate nelle orecchie ed isolato dal resto della squadra ne è forse l’emblema.

Oggi i giocatori non possono provare nostalgia per i tempi di re Pelé, perché non hanno vissuto quella magia. E questa non è certo una colpa, proiettati come sono in un mondo dove ancora il fattore determinante del successo di una squadra è la coesione tra gli uomini, prima di tutto.

Continue reading...