Crea sito

Archive | ottobre, 2015

Fabrizio Cosi, l’uomo che correva per gli altri

26 ottobre 2015

Commenti disabilitati su Fabrizio Cosi, l’uomo che correva per gli altri

L’uomo che correva per gli altri è morto pochi giorni fa, all’improvviso. Troppo giovane, troppo presto, troppo ingiustamente. E ha lasciato un buco enorme, tanto quanto lo era il suo animo. Si chiamava Fabrizio Cosi, ed era il fondatore e l’anima dei ‘Podisti da Marte’, un’associazione no profit che realizza progetti sociali per generare attivismo civico e solidale attraverso la corsa. Fabrizio era un appassionato di corsa all’aria aperta, ed era riuscito a coinvolgere, nella sua passione, centinaia di milanesi. Una associazione che non propone eventi di raccolta fondi, ma destina, ad ogni “missione marziana”,  una donazione di almeno 1000 euro alla no profit cui è dedicata la missione.

magazine-mcm-2012

Gli appuntamenti si svolgono una volta al mese, con partecipazione aperta a tutti: i Podisti da Marte si ritrovano  per correre e camminare assieme, adottando di volta in volta  un dress code  diverso per attirare l’attenzione dei passanti. Non è una gara, perciò ognuno asseconda il proprio ritmo, senza correre il rischio di restare soli perché  il gruppo si ferma spesso per aspettare l’ultimo e poi ripartire.

E così Fabrizio, conosciuto come “il Capitano”, è riuscito a portare la corsa ovunque. Attraverso una idea semplice, ha coinvolto sempre più persone, trascinando tutti con la sua passione, la sua allegria, la sua generosità.

Sei anni fa, mentre mi avviavo alla partenza della Stramilano, mi avvicinò uno strano figuro con le orecchie a sventola, per parlarmi di marziani che volevano cambiare il rapporto tra la fredda Milano ed i podisti, che correvano sorridendo ed offrendo fiori ai passanti. Lo stavo mandando a cagare ma lui era uno che di lavoro vendeva ghiaccioli agli eschimese ed alla fine, per mia fortuna, lo ascoltai.
Fu una delle scelte migliori della mia vita, perché lui era Fabrizio Cosi; il suo entusiasmo, il suo grande cuore, la sua carica, le idee che gli frullavano in testa a migliaia, la sua carica naturale di simpatia “terrona” hanno trasformato la mia vita. Sono entrato nel mondo dei Podisti da Marte, colorato, allegro, caciarone, generoso. Il Capitano “mi ha imparato” che correre per gli altri e con gli altri è più meglio !!!” 

Ora i suoi amici, che sono tantissimi, hanno lanciato una raccolta fondi per restituire a Fabrizio un poco di quanto ha dato a tutti. Hanno creato l’Associazione Amici di Fabrizio Cosi con l’unico scopo, per ora, di riuscire ad ottenere quanto necessario per garantire all’amatissimo figlio di Fabrizio, Vito – che non ha ancora due anni – il percorso di crescita che lui avrebbero voluto. Chiunque può donare e chiunque può partecipare. Alla prossima missione!Unknown

Grazie Capitano

Schermata-2013-10-14-alle-16.40.29-704x318

Continue reading...

Problemi con le equazioni nell’era dei selfie? C’è Photomath! Punti, scatti e risolvi.

16 ottobre 2015

Commenti disabilitati su Problemi con le equazioni nell’era dei selfie? C’è Photomath! Punti, scatti e risolvi.

intelligenza_mutipla3

Durante gli anni di scuola elementare ho avuto alcuni momenti  di scoramento didattico. Il peggiore forse è stato il difficile rapporto con la matematica. Indomabile fino al liceo, mi pareva solo uno scoglio inutile da sormontare, una medicina cattiva da prendere tappandomi il naso, una pratica da archiviare velocemente e senza causare troppi danni alla pagella e alla paghetta. Erano gli anni in cui frequentavo ancora la scuola brasiliana, che si ispirava ad un insegnamento “filoamericano” nelle discipline scientifiche. Che prescindeva dalla comprensione profonda dei concetti o delle relazioni matematiche, con la finalità di  inculcare negli alunni una visione puramente operativa della materia, gravitante attorno al calcolatore.

Poi il cambio di scuola, il liceo italiano e lui, il professore di matematica e fisica nuovo. Un illuminato che mi ha, a sua volta, illuminata. Uno che si presentava la mattina con la camicia piena di patacche di sugo e gli occhiali sporchi, la canottiera di lana grezza anche se lì ai tropici c’erano 40 gradi all’ombra. Uno “strano”, che parlava da solo e sorrideva tanto. Uno che riusciva a scovare gli errori nei libri ed era fissato con l’astrofisica. Che mi ha spiegato il concetto di limite di una funzione paragonandolo ad un tramonto. Un uomo senza un bricciolo di “cattiveria”, incapace di riversare sugli studenti le proprie frustrazioni. Lui rifuggiva la logica del sapere fine a se stesso, evitando di “travasare” meccanicamente dalla sua all’altrui testa. Il sapere lui lo donava. Non lo possedeva come un padrone geloso.
E dunque grazie a quel prof la matematica mi si è rivelata con tutta la magia di cui è capace. Me lo ricordo bene l’ultimo giorno di lezione. Mentre esponevo la mia tesina di fisica sul «Modello del Big Bang» e la conseguente fuga delle galassie, lui mi guardava con un sorriso divertito, lanciando le orbite oculari una di quà e una di là; andavano ognuna per conto proprio. Poi, sfregandosi le mani  ha spiatellato una domanda che è rimasta stampata a ferro nella mia memoria: “Carissima, e se questo Universo illimitato ma finito, in continua espansione, stesse invece correndo verso un punto? Un punto di implosione?”. Uhmamma.
Questa ipotesi un po’ catastrofica mi ha ribaltato il mondo. Non perché mi avesse aperto gli occhi su un’imminente implosione dellla Terra e dell’Universo intero (non ho voluto indagare oltre), ma perché ho capito subito che lui stava semplicemente provocando. Quel prof era in grado di storicizzare la matematica e la fisica, senza ridurle a  saperi che producono solo fatti, numeri, risultati. E portandole alla stregua di materie come la storia o l’italiano. Facendo cadere così il falso mito che vede il sapere umanistico storico-letterario come culla della cultura vera. Il ricordo di quel maestro mi ha accompagnata fino agli anni dell’università, dove gli esami scientifici erano fondamentali.
Infine cresci, ti scordi le equazioni, fai dei figli e arriva il momento anche per loro dell’incontro con la bestia nera della matematica. Cerchi di spiegare loro che la matematica è importante, che serve, che alla fine non è poi così difficile come sembra, basta stare attenti e blà blà blà…tanto non ti credono. Ora sputo il rospo: avevo cominciato a scrivere questo post per parlarvi di un’altra cosa, in verità. Di nuova App. Poi mi sono fatta prendere la mano, colpa forse della nuova veste “intimista” di Contronotizia, e vi ho tediato per ben quattro paragrafi con i fatti miei.
Recuperiamo velocemente, dovete solo resistere per qualche altro paragrafo, meno intimista, così vi racconto di Photomath. E’ una app sviluppata da MicroBLINK, una start-up che si occupa di tecnologie mobili per il riconoscimento visivo – e permette, attraverso una scansione tramite la fotocamera dello smartphone, di riconoscere le equazioni matematiche e di fornire il risultato sullo schermo. Ecco qui:
PhotoMath_Screenshot
Photomath è anche in grado di illustrare passo per passo l’intero procedimento. La funzione di Photomath viene paragonata a quella di un tutor virtuale, e pertanto, parandosi il culo (ops pardon),  gli ideatori dicono che possa essere “utile a chi ha difficoltà nella comprensione della matematica, disciplina spesso presentata in modo troppo ostico sui libri di testo, con definizioni astruse che ne complicano non poco l’apprendimento”. A me sembrerebbe più una scorciatoia, perché basta puntare l’obiettivo su espressioni aritmetiche, frazioni e decimali, photomath-675potenze, radici e semplici equazioni lineari (anche se per ora funziona solo se dattiloscritte), inquadrare l’esercizio et voilà, problema risolto. Semplice come scattare un selfie. Sono rimasta di stucco quando l’ho provata, perché funziona davvero. All’improvviso ho ricordato tutta la fatica fatta e ho pensato ai brandelli di cervello che ho perso dietro i calcoli durante gli anni di scuola.
Sono fotunati i nativi digitali? Per certi versi, sì. Per altri, scusatemi se scivolo nel banale, fortunato è chi trova per la sua strada un prof illuminato, con le orbite oculari girevoli e le patacche di sugo sulla camicia.
Continue reading...

Peeple, la App più agghiacciante della storia.

2 ottobre 2015

1 Comment

Sì, agghiacciante. E’ l’unica definizione che mi è venuta in mente per Peeple. Comincio subito con i convenevoli spiegandovi cos’è. Cercherò di condensare tutto in un paragrafo facendo un semplice, spoetizzante ma efficace copia-incolla da qualcuno che si è preso la briga di studiarsela per bene (a parte i miei personalissimi commenti in corsivo che non vanno presi come oro colato). Lo potete trovare qui, se volete, l’articolo autorevole ed esaustivo. Ora leggiamo tutti insieme il testo incollato:

Peeple è (o sarà, ma speriam di no) una App per recensire le persone che permetterà agli utenti di assegnare una votazione e un commento ai conoscenti. Il sistema di punteggio si basa sulle celebri cinque stelline, mentre le categorie prese in considerazione sono quella lavorativa, personale e romantica. Il sistema prevede che un utente iscritto al servizio possa inviare la recensione di qualsiasi persona (quindi anche non iscritta e a cui non frega nulla esserlo) sulla faccia della terra, ma secondo alcune regole precise. Innanzitutto per scrivere una valutazione bisogna essere maggiorenni (ahbè, allora...), avere un profilo Facebook (ahbè, allora II..) e pubblicare ogni commento con il nome reale. Inoltre, nel caso in cui la persona che si va a giudicare non sia già presente nel sito, per aggiungerla bisogna dichiarare di conoscerla inserendo il suo numero di cellulare (alè, un’altro fubbbo escamotage per rimpolpare Big Data). Le recensioni positive vengono postate immediatamente; quelle negative invece vengono tenute da parte per 48 ore in caso ci siano dispute a riguardo (dispute??). I profili delle persone che non sono registrate al servizio, e quindi non possono contestare eventuali recensioni negative, mostrano solo le recensioni positive. Inoltre Peeple ha vietato una serie di cattivi comportamenti, inclusi volgarità, sessismo e le discussioni che riguardano malattie e in generale condizioni di salute (certo che se leggi cose del tipo “carina ma soffre di aerofagia, beh…).

Ok, ora provo a condensare in un  unico paragrafo due o tre considerazioni non banali, oltre a quelle scritte tra le parentesi. Il panorama apocalittico che si spalanca nel nostro futuro prossimo potrebbe essere il seguente. Prima di: uscirci a cena, concludere un affare, andarci a letto, andarci insieme al cinema, bere-il-caffè-la-mattina-alle-otto-fuori-da-scuola-quando-fuori-piove, condividere un gruppo, l’ennesimo, whatsapp, chiedere di prenderti il figlio perché sei incasinata e non arriverai in tempo, prestare due euro per il parcheggio, consigliare un libro, consigliare il parrucchiere di fiducia…insomma, prima di farci qualunque cosa con una persona, cercheremo conforto e certezze, come facciamo ora con TripAdvisor per gli hotel e quant’altro, consultando Peeple. E cioè, controlleremo il numero di stelline e di commenti più influenti sulla persona con cui ci dovremo relazionare. Seconda considerazione, meno scontata e non battuta dai pedagocisti e neuropsichiatri infantili (che già prevedono suicidi di massa per crollo autostima) è la faccia delle due fondatrici, Julia Cordray e Nicole McCollough. Non so quale sia Julia nè quale sia Nicole, ma tanto fa lo stesso perché l’ordine dei fattori, ahimè, non cambia il risultato. Eccole:

4cjFRZmi

“Siamo due imprenditrici empatiche che lavorano nel mondo della tecnologia: vogliamo diffondere amore e positività e operare con tatto”. E queste due, pensate,  con questa grandissima boiata,  hanno raccolto, per ora, investimenti per 7,6 milioni di dollari. C’è qualcos’altro da aggiungere? Direi di no.

Continue reading...