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Archive | aprile, 2016

Classifiche, avete rotto i maroni

20 aprile 2016

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Ciao, bentornati. Sarò breve: basta con le TOP TEN. Vi prego. Sono diventate la vera piaga dei quotidiani on line e dei social. Provate anche a voi ad aprire un sito di informazione a caso, e vi troverete, prima di leggere i 10 (i dieci, appunto) fatti più salienti del giorno, faccia a faccia con una top ten del tipo:

10 cose da fare a casa con un partner sadomaso quando fuori piove

10 luoghi che dovete vedere prima di morire agonizzanti

10 segnali che ti fanno capire se: lei ti tradisce, lei ti ama, lei ti usa, lei non gode, lei si farà il botox prima o poi

10 motivi per votare sì, 10 per votare no, 10 per espatriare

10 esercizi per rassodare i glutei in soli 15 giorni con la forza del pensiero

10 indigenti meno pagati del paese

10 regole d’oro per diventare creativi usando il Das

10 modi per torturare un  hipster

10 domande intelligenti da fare al primo appuntamento

10 modi per costruire una bomba batteriologica utilizzando i calzini sporchi

Eddai… basta.

Basta con ste idiozie. Siamo ormai ostaggi di classifiche e guide. Di ogni genere, per ogni scopo. Cari web writers o chi per voi, ecco una lista di 1 buon motivo per cui dovete smetterla:

  1. avete rotto, pardon,  il cazzo.

 

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Sono stata al Salone Fuori. E ho scovato alcuni “must have”

15 aprile 2016

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Quest’anno va così: al Fuori Salone non ci vado. Nulla di personale, e’ una figata tutto ciò. Ma io ho le mie cose da fare e tutta sta gente mi da un pò noia. Troppe scarpette nere e basse col calzino ino-ino, fiumi di giapponesine con bluse a campana e pantaloni romboidali, hipster e ancora hipster disseminati ovunque, che portano a spasso le loro barbette, oriundi che escono dai borghesi panni e si travestono da creativi, nordici in canotta, napoletani sempre tali, tutti o la maggior parte col cellulare in mano e la fotocamera appesa al collo per fotografare qualsiasi cosa e stronzi, tanti stronzi in doppia fila. Il caos. Poi ci sono quelli come me, un filo fobici, un tantino out, che zigzagheano tra la folla sperando di uscirne vivi. Ho provato anche con la bicicletta, ma mi sono esaurita uguale, se non di più. Gli eventi son troppi e non riuscirei comunque a selezionarli.

Quindi me ne sto qui a casa, nel limite del possibile, a mangiare mirtilli con il miele e a bere vino buono. Ma nel frattempo, tra una serie tv e due robe da leggere e scrivere – e per non sentirmi da meno – ho selezionato alcuni contro-oggetti di design sopraffino nel mio “Salone Fuori”, che penso non troverete in giro nelle locations  milanesi.

Partiamo da Raidoree. Così, chi ha già capito di cosa stiamo parlando, ha la possibilità di cambiare sito e aprire, chessò, quello di Interni.

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Si tratta di un anatomico divaricatore per chiappe (in previsone della bella stagione) che permette ai raggi solari di penetrare in modo omogeneo nell’intermezzo del sedere. E’ vero che il popolo del design, che veste prevalentemente di nero, non ama l’abbronzatura. Son tutti pallidi. Ma fa niente, gli usi possono essere svariati, data l’appunto, variegata tipologia di fruizione.

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Ma passiamo a un oggetto meno volgare e più in tema, và: Digitouch, perfetto per coloro che amano coniugare tradizione e modernità. ‘Na cacata pazzesca che fa molto figo.

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Anche le casalinghe se ne vanno in giro per eventi. A voglia. Allora perché non trasformarle da disperate a nerd? Ci pensa la Consolle Swiffer. Controlli il tuo scopino con il joystick a prova di scemo: avanti, indietro, destra e sinistra. Tasto START e STOP. Punto.

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Ecco, questo è uno dei miei preferiti. Quando l’ho visto al Salone Fuori, ho pensato di correre ad acquistare un cane. E chi mi conosce sa che il mio ipotetico cane correrebbe davvero questo rischio…

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Evvai, che due paia di cosce risolvono sempre qualsiasi problema. Soffrite d’insonnia? Avete pensieri brutti e cattivi per la testa? Dai, sù! Provate ad accoccolarvi su uno di questi cuscini e vedrete che vi passa tutto.

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Le nuove tendenze strizzano sempre di più l’occhietto agli Hipster, che seppur dalla lunga barba, han le orecchie nude…e il pisello corto. Così pare.

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Parliamo di moda. Siamo a Milano, santi polipi! Ecco, non so voi, ma io una scarpa così, non la comprerei. Più che altro perché c’è quel tentacolino lì, in primo piano, che si conficca nella carne. Argh…

Chiudo perché potrei andare avanti per ore, selezionando oggetti che farebbero sfigurare gli altri in giro per Milano. E lo faccio con un rimando allo Splatter, genere che amo, da sempre:

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L’ha disegnata il cugino di Tarantino, e si chiama “Sbudellami tu, che ti sbudello anche io”.

Ora non mi resta che aspettare lunedì, quando tutto sarà finito. Allora uscirò  a bermi un drink.

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La sostanza delle cose: un libro pieno di sostanza. Da leggere, perché no, questo we

1 aprile 2016

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Ecco il primo libro fuori pila del 2016. Fuori pila perché l’ho acquistato d’impulso, mandandolo per direttissima tra le mie mani e saltando la pila di libri sul comodino. Un colpo di fulmine. Ci siamo scambiati un paio di sguardi, e bang!

Mi chiamava dalla vetrina della libreria Utopia, dettaglio non da poco; poi, confesso, ho un debole per le copertine color bianco latte; infine, ho letto il titolo e mi sono del tutto convinta a farlo passare davanti al caso editoriale dell’anno, “Città in fiamme” di Hallberg, primo della pila. Poi guardate la faccia dell’autore (e la camicia), che è tutto un programma:

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Un attimo però. Vi faccio la solita premessa: non sono una recensista. Scrivo di libri che ho letto, e che mi sono paciuti. Oppure che non mi sono piaciuti affatto. Poco importa. Il fatto è che leggo tante recensioni. E il 99% sono di una noia mortale. Per questo cerco di metterci un po’ di pepe, capite? Detto ciò, il libro è fighissimo. E ora vi dico anche perché.

Intanto, La sostanza delle cose è stato scritto da un ingegnere dei materiali. Mark Miodownik, si chiama. Uno di quelli che bada, appunto, alla sostanza delle cose. A cavallo tra un’autobiografia e un romanzo, il libro trascina i più pigri e sfama gli appetiti dei più curiosi. Parla dei materiali di cui è fatto il mondo, o parte di esso. Lo sapete, io sono una curiosa. Del resto, come si fa a non essere curiosi delle cose che ci circondano? In fondo, tutti noi abitiamo in case costruite con del cemento, acciaio e vetro, impugniamo le matite di grafite  con le quali scriviamo su fogli di carta, mangiamo in piatti di ceramica, beviamo in bicchieri di vetro, poggiamo le chiappe su sedie di plastica.  Potrà sembrare un’impresa tosta descrivere e spiegare, narrando, come sono fatti tutti questi materiali. Come si dilatano o restringono, in quali condizioni e perché. Eppure l’autore riesce a farlo in modo del tutto naturale. E semplice. Per farci capire,ad esempio, come una struttura può reggere il peso di ventimila persone; o come si trasferiscono gli atomi di una matita alla carta durante il processo di scrittura.

Ogni capitolo racconta un materiale diverso, partendo da aneddoti della vita dell’autore, che forniscono già di per sé informazioni stracuriose; poi c’è tutta una sfilza di riferimenti storici avvincenti e altre slurpaggini tipo questa:

L’uso della carta igienica presenta parecchi inconvenienti. Tanto per cominciare, stando al “National Geographic”, lo strofinamento planetario delle natiche comporta l’abbattimento e la lavorazione di ventisettesima alberi al giorno. Il fatto che la carta sia usata una sola volta e poi scenda per il tubo di scarico preannuncia una fine davvero tremenda per tutti  quegli alberi.

L’ingegnere prosegue, poi, con la descrizione di un episodio di intasamento del water a casa di amici. Insomma, un libro che strizza l’occhio anche a chi non se ne frega un tubo dei materiali ma ha voglia di una lettura soft.  Qualche formula chimica c’è, ma di facile comprensione anche per noi ignurant. Roba del genere:

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L’ingengere romanziere è pure dotato di una certa creatività. Nel capitolo dedicato alla plastica, si inventa una sceneggiatura western per dirimere una controversia riguardante il rapporto tra le confezioni di plastica e il film Butch Cassidy. Molto divertente. Dai, ve lo svelo: il materiale che mi ha più incantata è stato il cemento, in particolare la storia del calcestruzzo autoriparante, che contiene dei batteri al suo interno capaci di riparare le crepe. Non vi dico come, poi. Roba da fare impallidire Asimov.

Orbene, prima che il libro vada nella scaffalatura del mio salotto, ve lo faccio vedere. Copertina bianco latte e 240 pagine piene di sostanza.

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