Crea sito

Archive | ottobre, 2016

Rupi Kaur, la giovane poetessa da 700 mila followers

27 ottobre 2016

Commenti disabilitati su Rupi Kaur, la giovane poetessa da 700 mila followers

 

period-instagram-xlarge_trans++qVzuuqpFlyLIwiB6NTmJwfSVWeZ_vEN7c6bHu2jJnT8

Ve la ricordate questa foto? E’ diventata virale nel 2015 dopo che Rupi Kaur, poetessa indiana, l’aveva postata su Instagram. L’immagine faceva parte di un progetto fotografico, Period (il progetto completo lo trovate qui), che affrontava il tema del tabù delle mestruazioni. Ma il contenuto era stato segnalato come “inappropriato” e subito rimosso dal social. Dopo una serie di  proteste, che chiamavano in causa l’enorme quantità di immagini molto più offensive di questa che circolano sui social, Instagram le ha chiesto ufficialmente scusa e ha ripubblicato l’immagine, sostenendo che fosse stata cancellata per sbaglio. Già, per sbaglio.

Molti, da allora, associano il nome di Rupi Kaur solo a questa foto. Ed e’ un peccato. Non le abbiamo dato nemmeno un volto, perché a rimanere impressa è stata tutt’altra parte del suo corpo. Come al solito tendiamo a fermarci sulla linea di superficie di ciò che gira in rete, abituati come siamo a ingurgitare senza masticare nè digerire i testi – spesso vomitati – le notizie o le fotografie “spettacolari”, buttate lì per raccogliere una manciata di like. Ovviamente chi si è sentito “violentato” da un’immagine così provocatoria, ha chiuso subito  la saracinesca.

23513349Nel frattempo, Rupi Kaur è diventata una poetessa da mezzo milione di copie con la sua raccolta di poesie “Milk and Honey”. E’ stata definita dall’Huffington Post “la poetessa che ogni donna dovrebbe leggere”. Io l’ho letto il suo libro e credo che dovrebbero leggerla tutti, maschi compresi.

Ma perché tanto successo? Se provate a sbirciare il suo profilo Instagram troverete testi  in grado di provocare reazioni non banali, spesso accompagnati da disegni altrettanto espressivi. E ne viene fuori un bel quadro, delicato e molto, molto incisivo. Rupi riesce a penetrare dritta nel mondo dei più giovani utilizzando gli strumenti giusti: immagini e parole messe a disposizione dei social. Non è l’unica a farlo, è vero. Ma la sua poesia, che sgomita tra tweet, notizie, post, immagini da paura, frasi celebri più o meno citate, opinioni non richieste, convinzioni senza fondamento, risulta vincente. Non è facile oggi fare o proporre poesia. I lettori sono pigri, gli editori sono disinteressati. Ma come diceva lo stesso Montale  «non c’è morte possibile per la poesia», e che «la grande lirica può morire, rinascere, rimorire, ma resterà sempre una delle vette dell’anima umana».

2bb867ccfe5401931f83cd08b3ba3ca3

Ecco, la poesia di Rupi racconta il nostro tempo e sdogana la “vecchia lirica”, trasportando nell’attualità un genere fin troppo bistrattato, senza però rincorrere il clamore, come fa il rap (definito da tanti “la nuova poesia”), ad esempio, intriso di messaggi omologati e autoreferenziali. I versi di Rupi sono perfetti perché da un lato soddisfano il bisogno di messaggi brevi – siamo tutti un pò affetti da tweet-mania – dall’altro lavorano molto più dentro, portano a galla sentimenti, angosce e paure comuni, senza mai privarci della speranza. Leggere poesie, queste poesie, ci porta a ricavare un momento di riflessione, di silenzio pieno, di ripensamento.

Ridando un ruolo e una funzione alla poesia – snobbata da tanti e ignorata dalla maggior parte dei giovani –  Rupi Kaur compie un piccolo miracolo. Che  non è solo quello dei 700 mila followers su Instagram.  Ora speriamo che la taduzione in italiano non si faccia attendere troppo, perché Milk and Honey sarebbe un bellissimo regalo da mettere sotto l’albero.

Continue reading...

Photoshop e la mano aliena di Belen

12 ottobre 2016

Commenti disabilitati su Photoshop e la mano aliena di Belen

Rido ancora mentre scrivo. E rido perché ho la foto piazzata a tutto schermo nel mio monitor. Questa volta, invece di guardarle le tette o altri attributi più popolari, l’occhio continua a cadere sulla mano.

Belen, Belen, non sai quante volte sono stata lì lì per scrivere un post su di te. Tuttavia mi sono sempre trattenuta dal farlo perché mi sembrava di cadere nella stessa sindrome da gossip da cui è affetta la Lucarelli.

Ma il gossip qui non c’entra, sarebbe una perdita di tempo in generale. Qui c’entra la piaga di Photoshop e tutto ciò che ne consegue quando l’utilizzo va oltre l’umano. Perché fin tanto che lo si usa bene, si riesce a convincere le masse che in foto son tutte perfette, dalla punta dei capelli all’unghietta del mignolo del piede. Poi succede questo:

belen-rodriguez-mano-770x578

Ora, ad un occhio allenato (i maschietti non me ne vogliano se affilo le mie unghiette su cotanta bellezza) alla lettura fotografica, non può non sfuggire la mano aliena di Belen. Che oltre ad essere lunga lunghissima, povera, ha pure sei dita. Sei dita cribbio! Ma che razza di editor è questo? Che già è la donna più scontornata del mondo, serviva aggiungere pure un dito? Non ne ha bisogno di ritocchi, non lei. Essì che tra poco andremo su Marte…

Basta e basta. Qualcuno fermi l’abuso di Photoshop. Che poi non fa nemmeno più tendenza. E il mercato della moda non può andare avanti così, a prenderci per il culo. Se per noi donne normali tutta sta menzogna rappresenta un insulto all’intelligenza, per le ragazzine rappresenta una pressione costante alla ricerca di una perfezione che non esiste.

Pure Peter Lindbergh, fotografo delle super top model degli anni ’90, per il calendario Pirelli 2017 ha scelto la parola “VERITA'” come coordinata estetica. «Voglio liberare le donne dal terrore della giovinezza e della perfezione», dice lui. Alleluia.

Caro Peter, pensaci tu. Pensaci tu a far capire alla gente quanto sia più bella un’immagine vera. Quanto un viso non ritoccato, ma solo ben prodotto, possa inchiodare lo sguardo, comunicando ben altro che un banale “guarda come sono figa”. Che noia. E tu, Belen, leva sta foto da Instagram, ti prego.

Continue reading...

USA: I libri che hanno subito più tentativi di censura nel 2016

7 ottobre 2016

Commenti disabilitati su USA: I libri che hanno subito più tentativi di censura nel 2016

Bando alle ciance marziane e rimaniamo un attimo sul pianeta Terra. Che prima di trasformarci in esseri multiplanetari dovremmo cominciare a togliere dalla maglia della censura un sacco di roba. Da pochi giorni si è conclusa la Banned Book Week, evento annuale che ha luogo in varie città degli Stati Uniti d’America e  promosso dall’American Library Association con lo scopo di celebrare la libertà di lettura e d’espressione, partendo dall’elenco dei libri più “bannati” d’America. Un elenco che l’American Library Association stila ogni anno e che riguarda scuole, biblioteche o altre istituzioni americane che hanno scelto di limitare o addirittura vietarne la vendita e la consultazione.

Normalmente la censura tenta di bloccare i titoli con contenuti sessualmente espliciti, che inneggiano al terrorismo o che utilizzano un linguaggio offensivo. Tuttavia ad essere vietati spesso sono libri che trattano di temi legati all’omossessualità, o che parlano di esperienze del mondo Trasgender, come I am Jazz della transgender Jazz Jennings, che racconta dell’esperienza di disforia di genere dell’autrice, (identificazione con il sesso opposto), uno dei casi più precoci mai diagnosticati.

L’elenco, divulgato la primavera scorsa e confermato dalla Banned Book Week, è questo:

1 – Cercando Alaska – John Green (sessualmente esplicito e dal linguaggio offensivo)
2 – Cinquanta sfumature di grigio – E. L. James  (troppo esplicito, ma avrebbero dovuto censurarlo perché scritto da cani)
3 – I Am Jazz – Jessica Herthel e Jazz Jennings (per aver affrontato il tema dell’identità di genere)
4 – Beyond Magenta: Transgender Teens Speak Out – Susan Kuklin (troppo transgender)
5 – Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon (troppo ateo)
6 – la Bibbia (troppo religioso)
7 – Fun home. Una tragicommedia familiare – Alison Bechdel ( fumetto censurato a causa delle scene “violente” che mostra in forma visiva)
8 – Habibi – Craig Thompson (splendida graphic novel censurata per la rappresentazione esplicita di nudità e ammiccamenti sessuali)

9 – Nasreen’s Secret School: A True Story from Afghanistan – Jeanette Winter (libro per bambini con troppi riferimenti all’Islam e alla guerra);
10 – Two Boys Kissing – David Levithan  (il tiolo parla da sé)

Un disegno del fumetto "Habibi"

Un disegno del fumetto “Habibi”

Noi non siamo messi tanto meglio. Basti pensare al caso del Sindaco di Venezia , Luigi Brugnaro, che nel 2015 aveva bandito dalla laguna tutti i libri che parlano di “gender””. Tra i tanti titoli c’era anche un capolavoro come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, che racconta dell’amicizia di due colori tanto diversi e che si vogliono talmente bene da mescolarsi per creare il verde. Abbiamo fatto una figuraccia mondiale .

Più recente invece l’episodio, questa volta televisivo, che ha coinvolto RAI 2 l’8 Luglio scorso. Nella prima beyond-magenta-covermessa in onda sulla TV pubblica italiana della serie “Le regole del delitto perfetto”, RAI2 ha censurato tutte le scene omosessuali.  Una mossa che ha scatenato parecchie proteste da parte delle comunità e associazioni LGBT, anche a livello internazionale. Dopo la vicenda su Twitter è impazzato un bel #RaiOmofoba, che ha raggiunto la top ten italiana dei trend topic su Twitter. A causa delle proteste, la direttrice di RAI 2 Ilaria Dallatana si è scusata dando la colpa a “un eccesso di pudore”. E cosa fatto allora?Ha rimandando in onda le puntate in versione integrale il giorno 10 luglio del 2016, giorno della finale del campionato europeo di calcio 2016 tra Francia e Portogallo. Vabè.

Insomma, il mondo LGBT è sempre quello più colpito. Poi ci sono casi che fanno quasi ridere, come quello della saga di Harry Potter, che tra il  2000 e il 2009 è stato tra i libri più “ostacolati” negli USA. Il fatto è che non ci si può improvvisare censori. La censura è un affare serio.

Quanto è indefinito il confine tra eccesso di pudore e censura? Tra controllo preventivo e condizionamento? Tra fobie infondate e ragionevolezza? Il rischio di questo disordine, che sfocia in atti di censura al limite del ridicolo, è la diffusa disinformazione. L’omofobia, il sessismo, i pregiudizi di genere sono appresi culturalmente, generati dall’ignoranza. Nessuno nasce omofobo, o bullo, o razzista o violento.

Che poi, concludendo, ho provato a cercare su Google del materiale su Nasreen’s Secret School: A True Story from Afghanistan, al 9° posto della lista nera. La ricerca ha fornito risultati eloquenti circa l’inutilità della censura, perché mostra solamente l’immagine di copertina del fumetto. Nessun altro disegno, nada. Ma se digitate invece “fumetti porno”, beh. Provateci voi stessi.

Continue reading...

Di sicuro su Marte ci andremo. Sì, ma poi?

4 ottobre 2016

Commenti disabilitati su Di sicuro su Marte ci andremo. Sì, ma poi?

elon-musk-ecco-come-portero-100-persone-marte-in-80-giorni-v4-273037-1280x720

Elon Musk ha annunciato pubblicamente il suo piano per colonizzare Marte. Lo sapevate? Immagino di sì, dai. Ne avrete sentito almeno parlare. E  sicuro, vi sarà sembrata una grande cazzata.

Io non ho resistito, perché subisco il fascino dello spazio fin da piccola. E sono andata oltre al titolo, scoprendo che non si tratta di una grande cazzata. Intanto vi dico due cose su Elon Musk; è il chairman e CEO della Tesla, ma anche l’investitore principale e presidente del consiglio di amministrazione di SolarCity (una compagnia specializzata in prodotti e servizi legati al fotovoltaico), cofondatore di PayPal e fondatore della  Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), di cui è amministratore delegato e CTO. Space X progetta e costruisce lanciatori spaziali a razzo parzialmente riutilizzabili (Falcon 1 e Falcon 9) e veicoli spaziali per il trasporto orbitale di persone e merci (i Dragon). Insomma, costui qualcosina nella vita ha fatto.

Spiegarvi per filo e per segno ciò che ha in mente Musk richiederebbe una conoscenza specifica che io non ho e un tempo di lettura da parte vostra impensabile. Dunque riassumo, in modo davvero grossolano (se volete il Post lo ha fatto meglio di me, leggete qui), il progetto Space X: si andrà su Marte a bordo di un potentissimo razzo, alto come un edificio di 40 piani, spinto da 42 motori Raptor, motori talmente potenti che saranno capaci di portare un carico 2 volte più pesante delle missioni Apollo e una navetta di 50 metri per ospitare fino a 200 astronauti. Il viaggio per Marte durerà appena 80 giorni – ma potrà variare a seconda della posizione della Terra e di Marte, arrivando a 150 – e, nello scenario più ottimistico, il costo per passeggero potrebbe essere di 100.000 dollari. La tempistica delle prove di volo batterà sicuramente quella per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina: il nuovo sistema interplanetario potrebbe essere pronto per i primi test a partire dalla fine del 2018 e i voli sperimentali verso Marte potrebbero iniziare già nel 2023, tra meno di sette anni.

Ecco, le cose stanno più o meno così. Non credo si tratti di follia il fatto che alcune delle menti più brillanti si stiano scervellando per riuscire in un’impresa simile. E’ vero che sembrava una follia, molti decenni fa, immaginare una tecnologia come la connessione wireless. Così’ come sembrava una grande follia, per l’uomo rinascimentale, immaginare di volare intorno alla Terra a bordo di un aeroplano. L’uomo ama le sfide e necessita superare di continuo se stesso. Inutile dire che prima o poi ce la si fa a raggiungere Marte.

elon-musk-falcon-9Tuttavia l’aspetto più intrigante di questa faccenda marziana non risiede tanto nel suo aspetto più tecnico, o tecnologico. O economico, che vede, in questo caso, la Nasa – che si sfrega comunque le mani vista la collaborazione che offre a Space X- lasciare il campo a una società privata come appunto la Space X e le loro sfarzose sezioni di ricerca & sviluppo. La sostanza, in fondo, risiede nelle questioni che ci poniamo già a latere: la fine della vita sulla Terra, ad esempio. Come dice lo stesso Musk: “Non ho da rivelarvi una profezia sul giorno del giudizio. Però le cose sono due: possiamo stare per sempre sulla Terra, e prima o poi ci sarà un evento che ci farà estinguere; oppure possiamo diventare una specie multiplanetaria, e spero concordiate che sia la cosa giusta da fare.” Sì, perché prima o poi il problema si porrà. Come ci estingueremo? Dove andremo?

Un aspetto sul quale si discute parecchio negli ultimi giorni riguarda i problemi etici e legali della colonizzazione interplanetaria: molti si chiedono se Musk abbia il diritto di andare su Marte. Perché ad oggi non esiste un quadro giuridico che regoli la colonizzazione marziana, a parte  l’Outer Space Treaty del 1967, secondo cui qualsiasi corpo celeste è patrimonio comune dell’umanità e nessuno può rivendicarne la proprietà. Tuttavia nel trattato, che abbisogna forse di una revisione dei contenuti un tanto pionieristici (l’ho letto, non è lungo e assai interessante),  non si fa riferimento alle possibili risorse che potrebbero essere scoperte su suolo extra terrestre, così come non si parla di estrazione o importazione di materiale utile in caso di necessità. Solo del pericolo di contaminazione che esso potrebbe provocare.

“(…) gli Stati contraenti devono, prendono all’uopo le misure opportune, evitare effetti pregiudizievoli di contaminazione e di modificazioni nocive del mezzo terrestre, dovute all’intro- duzione di sostanze extraterrestri.”

Insomma, qui le domande sarebbero tante. La certezza è che da sempre usiamo l’intelligenza per esplorare, sopravvivere e propagare la specie. Come fanno i batteri, grandi colonizzatori, senza troppe paranoie etiche. Noi, a differenza loro, ci poniamo dilemmi essenziali, mettiamo in discussione ciò che siamo e ciò che saremo, perché no, anche fuori dall’orbita terrestre.

Continue reading...