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Marcovaldo ovvero le stagioni in città

23 ottobre 2012

CONTRORECENSIONI


Ho letto questo libro per il mio piccolo Marcovaldo di cinque anni. L’ho trovato di una delicatezza infinita, un uomo capace di scovare “pezzettini” di natura nei piccoli angoli della città dove vive, città un pò ostile, piena di cemento, traffico e grattacieli. Malinconia e comicità si mischiano e caratterizzano un personaggio sensibile e interessato. Un libro per ragazzi ma non solo.

Questi racconti furono scritti da Italo Calvino fra il 1952 e il 1962, quando nell’Italia del dopoguerra si era diffuso il benessere e  i nuovi ricchi provavano la gioia di spendere e spandere dopo tante privazioni. Il libro è composto da venti novelle, alcune già apparse negli anni Cinquanta sull’Unità, che si succedono seguendo l’alternarsi delle stagioni. Il personaggio di Marcovaldo affronta vari problemi che sono propri della civiltà industriale in cui si trova a vivere. Marcovaldo fa il manovale, è uomo di fatica alla ditta Sbav, che non si sa bene cosa produca, ma che rappresenta il prototipo dell’azienda contemporanea, ha una moglie e sei figli.

Soltanto i fenomeni naturali, dei funghi che crescono ai piedi degli alberi, una pianta da appartamento da curare, un corso d’acqua, una colonia di gatti, il cielo stellato, sembrano destare il suo interesse.

“… una foglia che ingiallisce su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso di un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza”.

 


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