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Iron Dome: le nuove frontiere tecnologiche del conflitto Israele-Gaza

22 novembre 2012

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Secondo le Forze di Difesa Israeliane, sono stati lanciati 877 missili nell’ultima settimana: 507 non sono stati intercettati da Iron Dome, lo scudo anti missile, e hanno colpito il suolo israeliano. Iron Dome calcola la traiettoria del razzo, valuta se intercettarlo, per evitare che cada in aree abitate, o se lasciarlo andare (se destinato a colpire zone disabitate). La valutazione considera l’aspetto umano, certo, ma anche economico, dato che un solo missile intercettore Tamir (realizzato dalle aziende israeliane Elta e Rafael, con un contributo finanziario statunitense pari a 275 milioni di dollari) costa circa 30 mila dollari. Per carità, in tempi di crisi bisognerà pure risparmiare.

Tra tutte queste costose ma avanzate tecnologie belliche ce n’è una che salva la vita in caso di attacco missilistico. E lo fa gratuitamente. Si tratta di due semplici app. La prima, Tzeva Adom (che significa Colore Rosso), consente di impostare dove ci si trova e di essere avvisati in caso venga lanciato un Codice Rosso nella propria zona. Il suono può essere personalizzato in modo da riprodurre fedelmente il suono della sirena vera.

La seconda app, Secure Spaces, utilizza il Gps dello smartphone per segnalare quali sono i rifugi antimissile più vicini. La lista dei rifugi è compilata dai cittadini che offrono asilo ai vicini o a chi ne ha bisogno. Il Jerusalem Post ha dedicato una rubrica, Appholic, a queste due novità, considerandole le più interessanti del momento.
Le applicazioni sono gratuite e girano solo su iOS e Android.

 


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