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L’uomo che cadde sulla terra – Walter Tevis

28 gennaio 2013

CONTRORECENSIONI


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“Era un essere umano, insomma, ma non esattamente un uomo. Come gli uomini poteva essere sconvolto dall’amore, dalla paura, dal dolore fisico e dall’auto compassione”.

Coincidenze di un periodo: David Bowie che torna con il nuovo album – e dimostra di essere il mito che è sempre stato – , gli UFO che impazzano sul web, e il libro di Walter Tevis tra le mani. Una piacevole coincidenza. Anche se il romanzo non mi ha lasciata senza fiato. Meglio Bowie.

Thomas Jerome Newton un metro e novanta per quarantacinque chili, capelli albini, tratti delicati, quasi femminei, quattro dita per piede ma niente denti del giudizio, nato sul pianeta Anthea, la cui popolazione è stata ridotta a poche centinaia di unità dalle armi nucleari utilizzate in numerose guerre, arriva sulla Terra. Ha uno scopo: salvare le vite dei suoi simili e degli uomini.

Non ci sono grandi colpi di scena, non c’è una scrittura sperimentale, né un ritmo serrato. Eppure va letto, perché rimane comunque. Thomas Jerome Newton, un essere umano, ma non esattamente un uomo, ha dentro di sé una grande umanità e delicatezza nel provare le emozioni. Incontrerà nel suo cammino terrestre Betty Jo, una giovane donna che si prenderà cura di lui dopo un incidente. Lei lo guiderà nella scoperta di molti aspetti della natura umana che lui non conosceva e dell’alcool, aspetto costantemente presente nel libro. Il gin sembra essere l’unica via per manifestare i sentimenti inibiti alla sua specie, per schiudere, cioè, la corazza di solitudine emotiva in cui si è rinchiuso. Nel 1976 il romanzo diventa un film, diretto dal regista Nicolas Roeg e con David Bowie nei panni (perfetti) dell’alieno.

Due parole le voglio spendere su Walter Tevis. Nato nel 1928, americano, all’età di dieci anni una malattia reumatica al cuore lo costringe a rimanere in ospedale un anno intero.Infanzia e adolescenza difficili, Walter è timido, gracile, impacciato, buffo (deve portare un apparecchio per i denti) e trova un precoce rifugio nei libri. Dopo il liceo si arruola in marina e presta servizio alla base di Okinawa, in Giappone, negli ultimi due anni della seconda guerra mondiale. Una volta congedato riesce finalmente a diplomarsi, s’iscrive all’università e trova lavoro in una sala da biliardo. Il gioco lo appassiona, anche se fatica a praticarlo, a causa delle malattie infantili che gli hanno lasciato danni permanenti di coordinazione motoria. Grazie al suo migliore amico Toby Kavanaugh, giocatore professionista, riesce a imparare le tecniche e i trucchi dei grandi hustler.

Esordisce come scrittore pubblicando Lo Spaccone nel 1959, che divenne subito un successo (da cui l’omonimo film The Hustler con Robert Redford). Durante la stesura de L’uomo che cadde sulla terra, Tevis cade prigioniero dell’alcolismo. Non solo l’alieno, ma altri personaggi di altri romanzi portano la traccia della dipendenza. Nel 1976 si trasferì a New York e tra il 1979 e il 1983 pubblicò altri quattro libri. Morì per un cancro ai polmoni nel 1984.

Uno scrittore poco prolifico ma che ha creato personaggi che sono rimasti impressi nell’immaginario collettivo. Tevis definisce le sue opere non come science-fiction perché descrivendo mondi futuribili sposta l’attenzione sul piano psicologico anziché su quello delle innovazioni tecnologiche. Malinconia, tanta.

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