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Quando il design intelligente ti illumina la vita

5 luglio 2012

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L’Africa si sa, è un paese povero. Lì, l’energia elettrica non è un bene comune e sono 1,3 miliardi le persone che non hanno accesso alla rete elettrica. Chi riesce ad avere sistemi di illuminazione a cherosene paga un caro prezzo.Non solo economico. Tuttavia la caduta dei costi di illuminazione a Led, delle batterie e dei pannelli solari, assieme a business plan innovativi, stanno permettendo a milioni di famiglie in Africa e in altri paesi in via di sviluppo di passare dalle lampade a petrolio a forme più pulite e sicure di illuminazione elettrica. Per molti questo passo avanti offre anche un mezzo nuovo per ricaricare i telefoni cellulari, che stanno diventando onnipresenti in Africa, invece di dover noleggiare un generatore di energia.

Centinaia di aziende si sono buttate in picchiata su questo mercato che promette grandi numeri. “Questo settore è esploso”, dice Richenda Van Leeuwen, senior director del “Energy and Climate Team” all’United Nations Foundation. “C’è stato un cambiamento epocale negli ultimi cinque anni”. L’improvviso interesse, spiega, è stato fomentato dall’avvento dei LED a basso costo. Non molto tempo fa, alimentare una lampadina richiedeva un pannello solare in grado di generare dai 20 ai 30 watts, dal momento che solo le lampadine ad incandescenza erano convenienti. I LED invece sono molto più efficienti.

Questi miglioramenti tecnologici possono non essere sufficienti per aprire il mercato. Sistemi a Led di alta qualità, con un paio di lampade e batterie sufficienti per lo stoccaggio di diverse ore di illuminazione, costano meno di 50 dollari. Si possono pagare da soli in meno di due anni, ma il costo iniziale è ancora troppo alto per molte persone.

Eight19, una società con sede a Cambridge, Regno Unito, è una delle diverse società che offrono un piano di pagamento accessibile. I clienti pagano dieci dollari per il sistema di illuminazione solare, che include un pannello solare da 2,5 watt, due lampade led luminose e una batteria al litio-ferro fosfato. Poi si paga un piccolo canone settimanale per la potenza che viene generata. Ogni settimana, gli utenti possono acquistare una scheda per circa un dollaro da un fornitore locale. Sulla scheda si scopre “grattando” un numero che va inviato via sms a Eight19 per la verifica. La società risponde con un codice che va inserito in una tastiera sulla batteria. Il codice sblocca il dispositivo elettronico per una settimana, permettendo alla batteria di alimentazione del Led o del caricatore del telefono mobile.

Molte altre aziende, comprese le grandi di telecomunicazioni, stanno cercando varianti su questo approccio “pay-as-you-go’”. Una cosa che qualifica Eight19 è che, dopo che un cliente ha coperto il costo del dispositivo, in genere in circa 18 mesi, lui o lei possono sostituirlo con un pannello solare più grande, una batteria più grande, più luci, e la capacità di alimentare una radio o un televisore. “In questo modo, usando solo i soldi che avrebbero speso per il cherosene o per l’affitto di caricatori del telefono, possono gradualmente arrivare avere abbastanza potere di acquisto per un frigorifero o una macchina da cucire che serva a fare un lavoro che rende” dice Simon Bransfield-Garth, ceo di Eight19.

Eight19 ha testato il sistema con diverse centinaia di clienti, e sta avviando un progetto per vendere 4mila impianti in collaborazione con la ong Solar Aid , che contribuirà alla distribuzione. Ma Eight19 è relativamente piccolo per ora ora. Le aziende più consolidate come D.light hanno venduto oltre un milione di sistemi di illuminazione solare. Bransfield-Garth vede un grande margine di spazio per la crescita. «I più poveri stanno pagando i prezzi troppo alti per le loro esigenze», dice. «L’energia solare funziona bene in questa situazione».

fonte: tecnologyreview

correlati: Eight19, D.light

Consuelo Canducci


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