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Invisible Children: chi è il vero nemico?

8 marzo 2013

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Ne avrete sicuramente sentito parlare del video più virale del 2012, Invisible Children, che ha raggiunto oltre cento milioni di visualizzazioni tra YouTube e Vimeo, e una fama che ha portato l’ideatore della campagna,  Jason Russell, film-maker statunitense, a vivere quella che i medici hanno definito “psicosi reattiva” al successo del video, mandando in crisi il suo sistema nervoso.

 

Questa è la campagna messa in piedi da Invisible Children: catturare Joseph Kony, il signore della guerra ugandese, leader dell’Esercito di liberazione del signore, un gruppo ribelle accusato di aver ucciso, stuprato e rapito bambini nel corso di 27 anni di guerra contro l’esercito governativo. Pensate che due giorni dopo la pubblicazione del primo video, i tweet sul tema erano 2.468.227 di questi, 868.209 erano positivi e 694.881 negativi. I tweet negativi erano legati principalmente alle critiche emerse dopo la pubblicazione del video.

Le accuse sono tante, dalla superficialità nel trattare un argomento complesso e delicato come la guerra in Uganda, “hanno semplificato la realtà ugandese“, all’allocazione delle risorse da parte dell’organizzazione (che non sarebbero destinate, a quanto pare, soprattutto alle azioni sul campo, fino alle accuse di presunti legami tra la campagna umanitaria e la politica estera di Obama. “Dietro alla campagna Stop Kony – è stato scritto – ci sono lobby americane che vogliono influenzare la politica estera di Obama in Africa“. Per farvi un’idea di come viene criticata l’azione di Invisible Children seguite Visible Children, il blog di Grant Oyston, e fatevi la vostra idea.

Polemiche a parte, ora ci si domanda a che punto è la ricerca di Kony (ma sarà davvero ancora vivo?), e ora, dopo un anno dal primo video, Invisible Children pubblica un nuovo video per tracciare il bilancio della campagna:

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What happened to KONY 2012? from INVISIBLE CHILDREN on Vimeo.

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Ma qual’è oggi la situazione?  Invisible Children si ritiene soddisfatta degli obiettivi raggiunti. Oltre ad aver sensibilizzato milioni di persone in tutto il mondo, il 15 gennaio 2013 è riuscita ad ottenere e far firmare dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama una legge che stabilisce una taglia in denaro per la cattura del ribelle ugandese. Inoltre, secondo l’Washington Post, nel suo primo mandato, il presidente Barack Obama aveva orientato la sua strategia e le sue forze verso l’Asia, ora il dispiegamento di forze si concentra sull’Africa. Si è reso necessario non solo per contrastare i fenomeni di guerriglia come quello legato a Joseph Kony, ma anche per combattere la diffusione di al Qaida e dei gruppi affiliati (in Africa si sta costruendo l’Africom, la più grande base militare Usa al mondo, e la quarta base per droni). Il Pentagono sta pian piano dispiegando nuove forze in diverse zone africane, in particolare a Gibuti, nella Repubblica Centrafricana e nel Niger.

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Ultima considerazione, ma non meno importante: La Cina ha avviato programmi di cooperazione paritaria (non egemonica) in molti campi e sta guadagnando un prestigio crescente presso i popoli africani. Nel 2006 si è tenuto un importante forum di cooperazione Cina-Africa. Nel 2007 la Cina ha stipulato accordi con la Somalia per ricerca e sfruttamento di ingenti risorse petrolifere (5-10 ML di barili di petrolio stimati). Nel 2012 la Cina è stato il primo investitore nel Sudan meridionale, il secondo in Uganda (dopo UK).

Chi è il vero nemico, Joseph Kony oppure la Cina?

 

 

 


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