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Come (non) si comunica con gli Emoticons

20 marzo 2013

ARTICOLI


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Qualche giorno fa sono salita in cabinovia con due teenagers, due ragazze, per l’appunto che, appena sistemati gli sci, tolti i guanti ed aggiustati i capelli, tirano fuori i loro iPhone e cominciano a smanettare. Illuse forse del fatto che io fossi straniera (e sfido chiunque a confondermi con una svizzera) cominciano a commentare i messaggini ricevuti sui loro smartphone. Ovviamente parlavano di ragazzi, e tra un ridolino ed un altro sento la seguente frase:

“Ma Ginni, seconde te, la faccina con linguetta…”

“Eh, che c’ha?”

“Eh, scusa, che vorrà dire secondo te? Che è arrapato o altro, tipo, magari mi prende in giro?”

“E che ne so io”

STOP: fermo il nastro della conversazione.

Arrapato oppure prende in giro? Senza voler fare a tutti i costi “quella che la sa lunga perché più grande”, no, ma un pensiero mi è venuto in mente e, ovviamente, tornata a casa…mi è venuta voglia di prendermela un pò con le EMOTICONS.

Su Wikipedia trovo la seguente definizione:

Le emoticon (o smiley, o smile, in italiano faccina) sono riproduzioni stilizzate di quelle principali espressioni facciali umane che esprimono un’emozione (sorriso, broncio, ghigno, ecc.). Vengono utilizzate prevalentemente su Internet, nei programmi di messaggistica chat, e negli SMS, per aggiungere componenti extra-verbali alla comunicazione scritta. Il nome nasce dall’accostamento delle parole “emotional” e “icon” e sta ad indicare proprio un’icona che esprime emozioni.

In realtà, la storia degli emoticon, o emoji, è davvero interessante. Niente a che fare con un semplice scambio di messaggi dal doppio senso come quello tra Ginni e Giangi.

Secondo una ricerca, la prima emoticon è stata utilizzata nel 1982 in un messaggio apparso in un BBS del Carnegie Mellon University, dall’informatico americano Scott E. Fahlman, per sottolineare l’ironia in una sua frase. Questo è il testo originale recuperato:

19-Sep-82 11:44 Scott E Fahlman :- )
From: Scott E Fahlman <Fahlman at Cmu-20c>

I propose that the following character sequence for joke markers:

:- )

Read it sideways. Actually, it is probably more economical to mark
things that are NOT jokes, given current trends. For this, use

:- (
E’ interessante, no? Sa un pò di preistoria,  ma è utile ritornare ogni tanto al big bang delle cose e vedere se nel tempo hanno mantenuto il loro senso originale. Secondo alcuni, il difetto dell’email consisteva nell’impossibilità di comunicare emozioni e toni di voce nelle poche parole richieste dalla netiquette.
In Giappone, luogo per eccellenza dove le emozioni trovano poco spazio per via delle molte regole di etichetta nelle conversazioni orali, la comunicazione per SMS o email rende più facile la costruzione di relazioni sociali informali. Da qui, allora, la necessità di creare gli emoji (pittogrammi), e, andando oltre, anche i kao-moji (“caratteri faccia”), che invece di essere ruotati come le emoticon di 90° (per esempio, 🙂 che sta per “felice”), sono distesi orizzontalmente, come per esmpio, (>_<), arrabbiato, oppure   (^ _ ^ ) / che significa “evviva!”, dove lo slash indica il braccio alzato. Per quest’ultimo mi viene da pensare che, personalmente, farei prima a scrivere la parola evviva…
 
A questo punto i vari dibattiti nascono e si concentrano sulla creazione di un set standard di emoticon valido in tutto il mondo. Per ora pare non sia possibile, perché la percezione del significato di ogni “faccina” può variare anche di molto nel caso di culture diverse dalla nostra, come nel caso di quella giapponese: ad esempio, l’emoticon (_ _) m per un giapponese rappresenta il dogeza, l’atto di inginocchiarsi chinando la testa verso terra per esprimere le proprie scuse o per fare una richiesta educata. Per noi occidentali l’emoticon potrebbe essere interpretata in qualsiasi altro modo, creando anche grandi equivoci.
Io però vorrei fare un’altra riflessione. Siccome in tutte le cose ci sono  gli eccessi, e la pigrizia umana non ha limiti, e, stabilito che comporre faccine con le lettere e i caratteri di una tastiera  è faticoso, abbiamo creato le faccine come questa: images-2
che altro non è che questa ;- ), che sarebbe una frase complessa o compromettente da scrivere. Da un lato concludere un messaggio di testo con una faccetta che strizza l’occhio può voler dire molte cose, anche nulla, ma il pensiero che mi viene è un altro. Se cresci comunicando in questo modo, che valore dai alle parole che scrivi, o meglio, che digiti? Il significato di ogni singola parola si perderà nel tempo? Che differenza provate a leggere questo:
Ciaoimages-4
oppure questo: Ciao, sono pazza di te…
Perché una gran bella differenza c’è, o no?? Non sarà una scusa per nascondere quello che proviamo, piuttosto che un modo per velocizzare la comunicazione?
Il primo a pensarci, in ogni caso, pare sia stato Pirandello in “Uno, nessuno e centomila”

Le mie sopracciglia parevano sugli occhi due accenti circonflessi, ^ ^, le mie orecchie erano attaccate male, una più sporgente dell’altra; e altri difetti…”

Concludo con un giochetto, non voglio sparare a zero sulla modernità dei modi di comunicare, nè tantomeno demonizzare gli emoticons.  Vi faccio solamente leggere un testo: con una mano coprite la colonna di destra, che altro non è che la traduzione (oppure versione colloquiale) dello scambio di battute tra  due adolescenti.

 

 

sun                                                     A: buongiorno!

 

sun                                                     B: buongiorno a te!!

 

com’è?                                                        A: come stai?

 

images-5                                                        B: mah…così così, ancora mal di gola

 

images-1       ?                                          A: e la festa ieri? come è andata poi?

 

 

images-2                                                 B: alla grande direi, soprattutto il dopo…

 

 

images-4                                                A: ahhhh.. finalmente!  come è stato?

 

 

images                                                B: beh..ti dirò, inizialmente bene,

quando si è sdraiata meno..

 

??                                                             A: e perché?

 

G^^G                                                     B: aveva le orecchie a sventola…

 

???!!                                                    A: e che te frega? in quei momenti lì…passa in

secondo piano, noo?

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                                                        B: sì, infatti, ho escogitato un modo…

 

???                                                           A: e quale sarebbe??

 

DownloadedFile-6                                                      B: ho cambiato posizione.

 

Ascolta, non ci ho capito                 A:      DownloadedFile-1   

un cazzo, mi racconti 

quando ci vediamo, ok?

 

 

 

 


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