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Nessuno accendeva le lampade – Felisberto Hernández

27 marzo 2013

ARTICOLI, CONTRORECENSIONI


felisberto

Ci sono delle letture capaci di risvegliare immagini nella nostra mente, nel nostro cuore e nei sensi, tutti. Pura seduzione. E leggerle diventa assolutamente indispensabile, per placare il bisogno del bello nelle cose, perché senza quel senso di pienezza, qualsiasi altra proposta perde di significato. La genialità, poi, sta nel conciliare senso dell’umor, ironia, finzione e realtà, drammaticità.

Mi è capitato – come spesso capitano le cose più belle – per caso, tra le mani: Nessuno accendeva le lampade, unico libro apparso in Italia di Felisberto Hernandez, scrittore uruguaiano, adorato e incensato da alcuni tra i grandissimi. Fu pubblicato per la prima volta nel 1972 con un saggio accompagnatorio di Italo Calvino.

“Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un “irregolare” che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile.”

Hernandez è un mago delle parole, capace di umanizzare gli oggetti, di tenere uno stile e un ritmo unico, in una sorta di gioco di prestigio subliminale che non si percepisce immediatamente. Sono racconti che crescono con la lettura, e una volta percepita la magia si gode sempre di più. Ottima la regia delle scene, l’attenzione si sposta, spesso diventa frenetica ma mai caotica. Sempre essenziale.

In altri momenti le immagini sono talmente vive che ne senti anche i suoni, come in questo passaggio, tratto dal racconto che dà il titolo al libro:

Poco tempo dopo cominciai a correre un po’ meno su e giù per il teatro e ad ammalarmi di silenzio. Sprofondavo in me stesso come in un pantano. I colleghi mi inciampavano addosso, stavo diventando un ostacolo ambulante. L’unica cosa che facevo bene era lucidare i bottoni del frac. Una volta un collega mi disse: «Sbrigati, ippopotamo!» Quella parola cadde nel mio pantano, mi rimase appiccicata e cominciò ad affondare.

Sulla biografia di Hernandez ci sarebbe molto da dire. Non lo faccio. E’ più bello leggere l’opera prima di conoscere  la vita del suo creatore. Si parte dall’essenza. E si arriva infine al punto. Da leggere più volte. A distanza ravvicinata.

 

la Nuovafrontiera  pp 136


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