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Tanto pesi, tanto ti costa volare

9 aprile 2013

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Samoa Airlines è la prima compagnia che fa pagare i biglietti aerei in base al proprio peso e a quello del bagaglio. La tariffa è di 1 dollaro a kg (peso passeggero più peso bagaglio) per le tratte corte, fino a 4,16 dollari per kg, per i voli più lunghi, tra le diverse isole dell’Oceania. In futuro potrebbe comprendere anche quelli con gli Usa.  I passeggeri saranno pesati su delle bilance in aeroporto, compresi i loro bagagli: se dichiarate alla prenotazione un peso non corretto, dovrete poi pagare un saldo al check-in.

Vado a fare una verifica sul loro sito. Se una come me, 57 kg, dovesse volare da Faleolo a Pago Pago, spenderebbe $ 120.84 . Nel caso invece pesassi 90 kg ne spenderei $ 190.8. Sulla homepage della Samoa Airlines si legge:

 

Samoa Air, Introducing a world first:

‘Pay only for what you weigh’!

We at Samoa Air are keeping airfares fair, by charging our passengers only for what they weigh. You are the master of your Air’fair’, you decide how much (or little) your ticket will cost. No more exorbitant excess baggage fees, or being charged for baggage you may not carry. Your weight plus your baggage items, is what you pay for. Simple.

The Sky’s the Limit!

Inolte, secondo la compagnia aerea, questa nuova politica di prezzi ha una sua valenza sociale. Contribuirebbe a sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi legati all’obesità e quindi anche a migliorare la salute nazionale. Apperò! Secondo la WHO (World Health Organization) le isole Samoa possiedono quasi il 60% della popolazione obesa del mondo.

Mi viene da pensare che volando con aerei tipo Britten-Norman BN2A e Cessna 172, come quelli di Samoa Air, il peso possa influire sulle prestazioni di volo. Infatti, il Ceo di Samoa Air, Chris Langton, ha detto alla radio australiana Abc che è «la maniera più equa di viaggiare» e che rende i voli più sicuri. Specie in piccoli aerei: «il carico di un aereo non dipende dal numero di posti ma dal peso. Più piccolo è l’aereo, meno variazioni si possono accettare in termini di differenze di peso fra passeggeri», ha detto Langton. «Chi viaggia spesso sente di aver pagato anche per metà del passeggero seduto accanto».

David Vaefe, direttore generale dell’American Samoa Visitors Bureau, ha sottolineato i vantaggi per i ragazzi: «Chi ha 12 o 13 anni, pesa poco e non è già troppo alto, non dovrà pagare il prezzo intero da adulto, come invece capita altrove».

Come potete immaginare sono scattate le polemiche. Chi dice che è un tariffario discriminante. Chi pensa già a mettersi a dieta. Chi ci vede dietro un mascherato guadagno. Chi si sente più sicuro e tutelato. Ce n’è di ogni. E ce ne saranno altre, di polemiche. Soprattutto se questa modalità venisse adottata dalle big del cielo. Ma ragionamo un attimo. Pensiamo allo spazio vitale che c’è nei nostri aerei.

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La comodità dei sedili si calcola con l’unità di misura del seat pitch, ovvero il “passo”, la distanza tra un punto del sedile di una fila rispetto allo stesso punto della fila precedente. Si va dalla tortura di 73 centimetri su certi voli interni americani, al livello medio-buono di Alitalia (81), arrivando al lusso delle business classiche (114-127 cm), per non dire della categoria “letto” (da 140 a 203 cm). Il boom dei low-cost, poi, ha inculcato nel viaggiatore l’idea che la comodità è un optional cui si può rinunciare.  E sono proprio le compagnie low cost che potrebbero adottare il tariffario a peso di Samoa Air.

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Sarà anche un’arma per combattere il problema dell’obesità. Sarà pure un modo per viaggiare più sicuri. Magari in futuro tutte le compagnie aeree lo adotteranno e noi ci abitueremo . E forse saremo più magri. Ma, se allargassero i sedili, magari staremmo anche più comodi. Perché anche noi magri, quando si tratta di incastrare le chiappe per dieci ore in un sedile della economy, abbiamo qualche problema, oltreché le ginocchia in bocca.


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