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Co.Bu. Le persiane verdi per città bucoliche

16 luglio 2012

INTERVISTE


 

Il progetto di Laura Martini e Alessandra Gruppillo per un nuovo tipo di giardino verticale

 

Questo progetto, presentato in occasione di “GreenUrbanity” a Milano è stato pensato per tutte le abitazioni cittadine senza balconi o giardini e, perché no, anche per le più green.

Si tratta di una persiana in alluminio ad ante girevoli che diventa la base per un vero e proprio giardino verticale a impatto zero. Dotate di tasche di fibra di cocco, che di per sé è ecologica, riciclabile, mantiene il ph stabile, è leggera e ben aerata, le persiane diventano vasi dove piantare i semi delle più svariate specie di piante, fiori o anche verdure.

Co.Bu. Si propone come un progetto semplice ma capace di far cambiare l’aspetto delle facciate e di creare una sorta di dialogo verde tra interno ed esterno. Qui nasce l’incontro tra il privato e il pubblico, tra spazio chiuso e progetto di recupero del verde in città, per una qualità della vita migliore per noi ma anche per la comunità.

Co.Bu. è un progetto pensato per essere sempre verde, i pannelli che ospitano l’elemento bucolico ruotano sull’asse dell’anta e si fermano con l’utilizzo di fermi. In questo modo si possono tenere le ante chiuse o aperte lasciando sempre all’esterno l’orto.

 

Co. Bu. Sta per condominio bucolico, come è nata l’idea?

L’idea nasce dall’esigenza di creare nuovi spazi verdi soprattutto per quelle persone che non possiedono terrazzi o balconi nelle proprie abitazioni. Prendersi cura di un proprio spazio verde per il benessere del proprio spirito.

Come vedete la fattibilità del vostro progetto in ambito privato e pubblico? Come pensate di proporlo? Lo possiamo già trovare a Milano?

Abbiamo sempre pensato a un ambito privato, perché mantenere le persiane “verdi” , come per qualsiasi pianta, richiede tempo e impegno.

Dietro all’attenzione quotidiana di un fiore c’è una pratica fatta di ritmi naturali, di ascolto, di osservazione, di quiete, di bellezza e di gioia. Nell’accudire una pianta si fanno esperienze che hanno un effetto terapeutico su di noi e che spesso ci aiutano nei rapporti sociali.

Stiamo iniziando proprio in questi giorni ad avviare la ricerca di un produttore in grado di soddisfare, oltre ai requisiti tecnici, anche requisiti etici ed ecosostenibili fondamentali per un  progetto di questo tipo.

Queste persiane non sono adattabili a quelle già esistenti, secondo voi, è un freno all’espansione del vostro progetto? A chi lo state proponendo?

No, Co.bu. non può adattarsi alle persiane già esistenti. Non crediamo sia un limite.

E’ semplicemente una nuova tipologia di persiana intesa in un’ottica di sostenibilità ambientale. Potrebbe diventare il nuovo modello da adottare per le nuove costruzioni in classe energetica A e B.

Il vostro interesse “verde” era già cosi presente durante gli studi? Vi siete laureate entrambe in Disegno Industriale, qual’é è stata la vostra tesi di laurea?

Il tema “verde” è sempre stato un argomento che ci ha affascinato e ci ha coinvolto in numerosi concorsi. Co.bu nasce proprio da un’ idee per la partecipazione a un concorso durante la settimana del design.

Entrambe siamo laureate in Disegno Industriale, ecco i titoli delle nostre tesi:

Alessandra Gruppillo: “Sinestesie, un luogo per il gioco.” Progettazione di uno spazio polisensoriale per bambini.

Laura Martini: “Un okkio sulla città” Un sistema comunicativo dove l’interazione della gente crea comunicazione.

Quale sarà il vostro prossimo progetto?

Sono molti i progetti in cantiere ma per il momento non ne abbiamo uno in uscita imminente. Il problema è trovare il tempo per riuscire a svilupparli e realizzarli. Entrambe lavoriamo…è il tempo che ci manca, non le idee.

Come “sbarcate il lunario”?

Entrambe ci occupiamo di graphic design per 2 aziende differenti.

Il percorso formativo dei designer oggi, secondo voi, è in grado di fornire gli strumenti per affrontare il mondo del lavoro?

Si, sicuramente.Quando abbiamo frequentato noi il Corso era ancora in sperimentazione, sicuramente sono cambiate molte cose.

Per la nostra esperienza possiamo dirci soddisfatte; una buona preparazione culturale e molte possibilità di confrontarsi in ambito progettuale. Una cosa la rimpiangiamo entrambe… non aver fatto un’esperienze all’estero.

Tre nomi famosi di designer a scelta: chi tenete, chi riciclate e chi buttate

A.G.: Bruno Munari, da tenere e portare sempre con sé per la sua genialità e per la sua maniera di sperimentare con le arti visive. Achille Castiglioni per il suo stile inconfondibile, un gusto così unico che tutti dovremmo cercare di reinventare in chiave contemporanea.

L. M.: terrei sicuramente Ingo Maurer, il seduttore della luce. Il suo interesse per i materiali semplici e la capacità di mixarli per creare oggetti ironici e provocatori mi emoziona sempre. Riciclerei all’infinito l’approccio sperimentale di Gaetano Pesce che, attraverso un uso sapiente di materiali, trasmette sentimenti positivi, di gioia, ironia e ottimismo.

(entrambe) E chi butto??? Nessuno!

io: …così non vale….

Consuelo Canducci

 

 

 


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