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Sapete cos’è una Cubomedusa?

30 aprile 2013

ARTICOLI


Capita spesso, quando scrivo, che i miei bambini mi ronzino attorno. Sanno che la mia concentrazione non lascia molto spazio ad altro. Allora, timidamente, mi domandano “ma cosa fai?”, “di cosa scrivi?”. Oppure “mamma, scrivi qualcosa su di me?”. Ed io, ogni volta, rispondo: “è meglio scrivere di qualcosa che interessi a molta gente, oltre che a te”.

Ieri, il mio piccolo Darwin di sei anni, finito di vedere un documentario su Discovery, mi ha detto: “Mamma, lo so di cosa puoi scrivere!!! Devi avvertire tutti di non fare il bagno nel mare dell’Australia perchè là ci sono le Cubomeduse! Lo devono sapere tutti, ma proprio tutti, che la Cubomedusa è mortale!” Bene, eccomi qui. Ho promesso ai miei bambini che ogni tanto, tema permettendo, avrei scritto qualcosa che interessa molto a loro. E molto all’umanità. Questo post è stato scritto a quattro mani, due delle quali molto piccole.

La cubomedusa è la medusa più pericolosa per l’uomo. La specie più letale  è la Chironex fleckeri. In australia la cubomedusa fa più vittime dello squalo bianco: più di 70 morti l’annoChironex fleckeri fa parte del gruppo delle “box jellyfish” (appunto, cubomeduse), non è quindi una vera medusa. Come le altre “boxfish” è caratterizzata da una campana  squadrata, con quattro facce ben distinte.
La campana è azzurrina diafana, praticamente invisibile nell’acqua in una giornata soleggiata. Ha leggeri segni e motivi che da certe angolazioni ricordano un teschio umano. 

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Queste meduse sono considerate tra gli esseri viventi più velenosi al mondo dopo il Cobra Reale.
Il suo veleno è 80 volte più potente di quello di un mamba nero. La “strisciata” è dolorosissima e causa il collasso nel giro di un minuto o due. L’unica sostanza riconosciuta come in grado di inattivare progressivamente le sostanze tossiche contenute nelle nematocisti è l’aceto (o acido acetico al 5% minimo). Va tenuto a contatto con la parte colpita e più volte rinnovato. «Quando vedi una vittima che ha toccato una vespa di mare con tanti tentacoli, di solito si trova già nella camera mortuaria», dice Jamie Seymour, zoologo che da vent’anni studia le meduse alla università James Cook del Queensland (e narratore del documentario). E’ praticamente invisibile e può raggiungere la velocità di 7 km/h. Nuotatrice veloce, dunque. Ed anche per questo si distingue dalle altre specie di meduse, che si fanno trasportare dalle correnti.

Conosciuta anche come Vespa di Mare, si aggira nei mari settentrionali dell’Australia e nella zona tropicale della Nuova Guinea, Brunei, Indonesia, Filippine, Vietnam. Sempre nelle aree costiere.

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Si riproduce negli  estuari dei fiumi (i piccoli – detti polipi – sono stati avvistati in acqua dolce) o vicino a paludi di mangrovie. La cosa curiosa, o meglio, preoccupante, è che queste meduse pare stiano varcando la soglia australiana, e si fanno, sempre più frequentemente, il bagno nel mediterraneo. Per fortuna le meduse avvistate il mare italiano non sono specie mortali, ma solamente molto urticanti.

Mentre scrivevo questo post, leggevo ad alta voce per il mio piccolo Darwin. Lui non sembrava affatto colpito. Tutte cose che già sapeva. “Le ha dette il signore del documentario”. Caspita, però, ‘sta medusa, ho pensato. Ora capisco. Tante volte il mio piccolo Darwin, quando è immerso nella natura, si aggira con fare circospetto. Quasi intimorito. Chissà quante cose, fantasie, quanti animali feroci e bestie velenose, animali strani e senza un nome, si aggirano nella sua mente. Questo, almeno, ora lo sapete:

“Mamma, se andiamo in Australia e ci facciamo il bagno, dobbiamo ricordarci di mettere nella borsa del mare anche una bottiglietta di aceto”.

 


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