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KEN gira il mondo sulle tracce di un supereroe

4 maggio 2013

ARTICOLI, INTERVISTE


 

Sono stata a Napoli per il ponte del 25 aprile. Durante la mia permanenza là, ho cercato alcuni spunti per un articolo o un’intervista. Qualcosa che non facesse troppa notizia ma che fosse un argomento denso di napoletanità. Di argomenti ce ne sarebbero stati da approfondire. Dalla Coppa America o dai i problemi legati al traffico. Passando per la Città della Scienza, le cui cenerei erano ancora fumanti, o per il palazzo crollato in pieno centro e le 400 famiglie che aspettano di poter tornare nelle loro case. Per non parlare della criminalità.Avrei potuto prendere le mosse dai preparativi per la Grande Partenza della 96° edizione del Giro d’Italia. E poi a Napoli c’è tanto, sempre, a prescindere dagli eventi.

La mia attenzione, invece, è stata catturata da una storia. Quella di Ken. Sentita raccontare all’ennesimo bicchiere durante una festa di matrimonio. A rendere affascinante l’argomento non era stato l’alcool che mi ero  ingurgitata in discrete dosi. E neppure il fatto che le descrizioni di Ken andassero da  “fuori di testa” a “drogato di coca cola”.

ken

Ken

 

Ken è ospite da un ragazzo napoletano in un appartamento a Mergellina. La veduta è su una baia creata “con la mano di Dio” come dice il tassista che mi ha accompagnata fino lì (facendosi “offrire” anche un caffè con il resto. Anzi, in verità i caffè erano tre).

Ken ha sempre con sè la Coca Cola. Ne beve tanta, circa dodici lattine al giorno. E’ un ingegnere elettronico e fa il programmatore a Tokyo. Anzi, faceva. Perché qualche mese fa ha deciso di lasciare il lavoro. Gli chiedo il perché di questa scelta. Non è tipico della sua cultura un atto di “ribellione” simile. Lui annuisce con un hai! e mi dice che il suo gesto costituiva l’unico modo per vedere il mondo. Prima o poi si sposerà, racconta, dopodichè  dovrà mantenere sua moglie. Non potrà permettersi di non lavorare. Questo era il momento giusto per farlo. E poi il suo lavoro non gli piaceva, poiché era noioso. Girare il mondo può dargli la possibilità di pensare a ciò che gli piace davvero fare.

E se scopri che non ti piace lavorare? Come farai quando rientrerai a Tokyo e magari conoscerai una tizia di cui ti innamorerai e che vorrai sposare?” chiedo io in modo provocatorio. Ken mi guarda stranito, come se fossi una mezza matta. “Nevermind Ken”, glisso io.

E così vengo al dunque. Da buon giapponese, Ken legge i fumetti Manga. Di cui non sto a farvi un trattato. In particolare, Ken legge  Le bizzarre avventure di JoJo del mitico Hirohiko Araki. La storia è articolata intorno alle peripezie della famiglia Joestar e ciascuna delle otto serie si sofferma sulle avventure dei suoi componenti. Ognuna si svolge in un preciso momento storico. La quinta serie, nello specifico, è completamente ambientata in Italia. Guarda caso.

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Ken è qui per ripercorrere la trama di “Le bizzarre avventure di JoJo”, ambientato, per l’appunto, in Italia. Figlio di Dio Brando e di una donna giapponese, il vero nome di JoJo è Haruno Shiobana. Sua madre, però, lascerà Dio per mettersi con un uomo italiano e si stabilirà con lui in Italia. Ovviamente il nome di JoJo nel bel paese viene modificato dai suoi coetanei in “Giorno Giovanna”. Potete comprendere l’infanzia difficile di questo ragazzo. Ma, come da giustizia divina,  dopo che egli aiuta un gangster ferito, la gente inizia a trattarlo bene, e da allora Giorno decide che sarebbe diventato una gangStar (mix tra gangster e star) in modo da ottenere rispetto e punire le ingiustizie alla fonte.

Ma Ken cosa ci fa a Napoli? Nella serie italiana, teatri delle vicende di JoJo sono Venezia, Roma, e pure Napoli. Dove il protagonista va a cercare il boss dei boss. Per ucciderlo, diventare il capoclan e sconfiggere la mafia dal suo interno.

Ken ripercorre le gesta di JoJo e si fa fotografare nei luoghi esatti che questo tocca nel corso delle sue avventure. A volte, in assenza di anima viva, Ken fa degli autoscatti. Cerca di assumere la posa esatta di JoJo in determinate scene. Tipo questa a Venezia:

 

 

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Ma voi ve lo immaginate Ken? A piazza San Marco, che poggia la sua Nikon sul muretto e corre a mettersi nella posizione esatta del suo supereroe? Oppure, ancora meglio, che chiede al passante di turno in un inglese nipponico se “please take a picture?” E fin qui tutto bene. Ma il bello viene quando Ken assume una amletica posizione, tipo questa:

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Tornata a Milano, ricevo una sua mail di saluti. Con foto, immagini, il link alla sua pagina facebook e la mappa relativa all’itinerario che lui deve compiere prima di tornare al Sol Levante.Ora Ken si trova in Croazia. Mi chiedo cosa stia facendo.

mail

Spinta dalla curiosità e per sintonizzarmi meglio con il mondo dei fumetti giapponesi, sono andata a visitare il Milano Manga Festival. Ero sicura di trovare i disegni di JoJo. Ho cercato ovunque, tra tutte le tavole meravigliose del mondo manga. Alcune risalenti ai primi dell’Ottocento.Ma nulla. Niente JoJo. Ho trovato, però, una vera chicca per gli amanti del genere:

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MAZINGER Z – 1972

Torno a casa un pò delusa, senza la foto di JoJo. Non per altro. Mi sarebbe piaciuto mandarla a Ken. So che lui avrebbe gradito molto. Il suo eroe, famoso in tutto il mondo. Un eroe che lui porta nel cuore e che lo aiuterà, forse, a trovare la sua strada.


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