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L’erotismo e il lento dimenticato

21 maggio 2013

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Una volta, da piccola, feci un viaggio con i miei genitori a Buenos Aires. Avrò avuto sei anni o poco più. Una sera, dopo il ristorante, i miei vollero andare a ballare il tango. E così portarono me e mio fratello a La Boca. Era molto tardi. Mi ricordo le luci e i colori di quel quartiere. Gli odori e i profumi. Il fascino decadente che trasudava dai vicoli. Quando hai sei anni, poi, il mondo ti sembra molto grande. Nel senso più ampio della parola. Quella sera Buenos Aires mi apparve così, senza confini.

Io e mio fratello ci ritrovammo a dormire su due sedie di legno scomode dentro una tangheria. Sarà stata l’una di notte. Io facevo finta di dormire. In realtà sbirciavo con lo sguardo la sala e le coppie che ballavano il tango. Ne ero assolutamente affascinata. La cosa che più mi colpì, quella notte, furono le espressioni degli uomini e delle donne. Parevano rapiti. Ed una energia diversa, che il mio essere ancora bambina non riusciva a decifrare, è penetrata nella mia anima. Ho congelato quelle immagini nella mente. Che sono tornate prepotentemente a galla tre sere fa.

Guardavo un servizio in televisione sui ragazzi di oggi e il loro rapporto con le tecnologie. L’intervistata, una adolescente, si lamentava del fatto che i maschi che “conosce” in un social network di incontri, dal nome altisonante, Badoo, vogliono solamente “trombare” e si rivolgono alle loro coetanee con frasi esplicite e dai toni che vanno oltre la pornografia. I maschi– spiegava la ragazza – “se ne fregano alla grande di quello che abbiamo dentro”.

Cambio canale anche per evitare di pensare all’adolescenza dei miei bambini che sembra sempre più vicina. La scena che mi si presenta davanti agli occhi è quella di un lento. Un uomo e una donna che ballano. Corpo contro corpo. Le mani intrecciate. Lui che respira sul collo di lei. Lei che guarda oltre la sua spalla. Poi lei chiude gl’occhi e si lascia portare. Semplicemente. Ma con una forte carica di sensualità.

Sarà stata la generosa dose di vino che avevo bevuto a cena, o forse la sensazione di semicoscienza che precede il sonno. Non lo so cosa sia accaduto. Sta di fatto che una malinconia si è messa a serpeggiarmi attorno. E allora eccolo, riaffiorare il ricordo di quella notte a La Boca. Così denso e così nostalgico.

Mi rendo conto di due cose. La prima, quella più ovvia, è che appartengo a una generazione di confine. La seconda, triste, riguarda il fatto che i giovani di oggi non ballano il lento. Si è perso. Dimenticato, o meglio, mai conosciuto.

Cosa c’è di più erotico dell’immagine di un uomo e una donna che dentro una sala da ballo si scelgono e decidono di donarsi, anche solo il tempo di una canzone, uno all’altra? Sfiorandosi appena, senza parlare. Rabbrividisco al pensiero che i ragazzi di oggi (senza generalizzare, per carità) non provino emozioni di questo tipo. E che il loro trampolino di lancio nel mondo dell’erotismo, e quindi del sesso, sia una squallida chat dove tutto si dice e nulla si prova.

 


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3 Responses to “L’erotismo e il lento dimenticato”

  1. elmaridao Says:

    Romanticona!
    Sarei felice di scoprire, con la sua guida, se almeno lì a la Boca siano riusciti a preservare quella meravigliosa atmosfera che viene coinvolgentemente descritta. E mi prenoto per un ballo, se c’è ancora posto nel suo carnet…
    olè

  2. elmaridao Says:

    e comunque trattasi di osservazione sociologica ineccepibile. sul tema ‘la rete’ ha effettivamente fatto grossi danni. mi ricordo ancora quando a fine serata nelle discoteche scattava ‘la campanella dell’ultimo giro’ con i lenti (e non sono così decrepito ;-))

  3. elmaridao Says:

    p.s. miticotellone