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Il primato di Falafel

2 giugno 2013

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Ci sono molti modi di stare al mondo, e altrettanti modi di guadagnarsi la “pagnotta”. Vi voglio raccontare la storia di Falafel. Non una pietanza araba ma un personaggio davvero insolito. Il suo nome di battesimo è Matvey Natanzon, ha 42 anni e un primato: è il più grande giocatore di backgammon al mondo.

Sorpresi? Certo, l’apparenza potrà sembrare fuorviante. Un omone che va in giro con un cappello da baseball indossato alla rovescia, t-shirt larghissime, calzoni corti e scarpe da tennis. E l’espressione perenne da tonto che, all’occorrenza, gli è tornata utile per ingannare gli avversari. Non ha una casa né un telefonino né una patente di guida, e da diversi anni vive negli alberghi in giro per l’America e l’Europa.

Falafel vive di scommesse. E’ capace di vincere 10 mila dollari con una partita a backgammon e di perderli subito dopo. Una volta sfidò un suo amico, appassionato anche lui di scommesse, dicendogli che non aveva il coraggio di farsi impiantare delle protesi mammarie. L’amico non perse l’opportunità di una cospicua vincita e se le fece impiantare davvero. C’è gente che vive in questo modo. In funzione del gioco. Gente fuori di testa che vince e perde soldi scommettendo su qualsiasi cosa.

 mqdefaultFalafel è nato in Russia ma ha vissuto con la madre in Israele fino ai quattordici anni. La madre sposò un ebreo americano, e così si trasferirono a Buffalo, nello stato di New York. Falafel è sempre stato un appassionato di scacchi. Prese a fatica il diploma al college e nel 1994 lasciò casa e se ne andò a Washington Square Park (Manhattan) senza un piano e senza soldi, a fare quello che gli riusciva meglio e che lo appassionava: giocare a scacchi e provare a rimediarci qualche soldo. A Square Park ci sono aree attrezzate dove le persone si ritrovano ogni giorno per sfidarsi a scacchi per soldi. Lì Falafel imparò a giocare anche a backgammon. Passava le giornate intere a giocare oppure ad osservare le partite degli altri giocatori. Tornò per un periodo in Israele dove giocava a backgammon online anche 15 ore al giorno, per esercitarsi per i tornei.

Perché il soprannome Falafel? Matvey divenne amico di Russian Paul, giocatore molto conosciuto che da lezioni per 45 dollari all’ora. Si presero in simpatia e così Falafel ogni giorno gli teneva occupato il tavolo da gioco preferito. Per due dollari al giorno. I soldi sufficienti ad acquistare un falafel, appunto, il pasto quotidiano di Matvey.

In un’intervista rilasciata al New Yorker, Falafel racconta che un giorno, seduto a un tavolo da poker, disse a uno dei suoi avversari: «sai, io sono Falafel, il più forte giocatore di backgammon del mondo, e lì nessuno di voi potrebbe battermi». E quello – continuando a giocare – prese il suo smartphone e iniziò a cercare questo “Falafel” su Google, trovando solo ristoranti etnici.

 Falafel imparò a giocare anche a backgammon, perché capì che poteva essere più remunerativo rispetto agli scacchi. Il fatto di usare dei dadi fa credere a molte persone inesperte che la fortuna sia più importante dell’esperienza – e del talento – nel determinare l’esito delle partite. Nel backgammon, inoltre, la possibilità di prevedere l’andamento delle partite è fuorviato dal fatto che l’uso dei dadi offre molteplici possibilità diverse di gioco.

Il titolo di miglior giocatore di backgammon del mondo gli fu assegnato nel 2007 e di nuovo nel 2011 dalla Giants of Backgammon, il gruppo dei più grandi giocatori al mondo, che ogni due anni elegge il migliore.

Di Falafel si dice che non abbia una memoria prodigiosa (che a backgammon aiuta) ma «vede le soluzioni quando serve». Che dire, vedremo se anche per il 2013 Falafel si confermerà il miglior giocatore al mondo di backgammon. Se per caso avete in programma di andare a Washington Square Park, fateci caso, e magari lo troverete lì. Con in una mano i dadi e nell’altra un falafel.

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One Response to “Il primato di Falafel”

  1. elmaridao Says:

    Anche io sono ghiotto di ‘polpette orientali’ e per di più sono un discreto giocatore di backgammon … bello sapere che con solo questi due elementi ci si può anche ‘campare’ discretamente. ‘Contro stili di vita’, just in case 😉