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Regalereste un’arma a vostro figlio?

30 maggio 2013

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I bought this as a first rifle for my 9 year old daughter who’s name is Dakota. She is thrilled and so am I as I never thought one of my daughters would take an interest in shooting which is one of my favorite hobbies. I will get to spend a lot more time with her now becuase of it. Thanks

Oggi me la voglio prendere con gli americani. E con la loro visione distorta su taluni aspetti. In particolare con la loro religione del fucile che non entra nelle chiese.

Me la voglio prendere con quelli come i genitori di Dakota. La loro bambina di nove anni ha ricevuto in regalo il suo primo fucile. Che carino, tutto rosa! Come questo:

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«Il mio primo fucile», infatti, è lo slogan della Keystone Sporting Arm, l’azienda che costruisce e vende armi per bambini. E che produce addirittura attorno ai 60.000 pezzi all’anno. Questo può darci un’idea di quanto sia radicata la cultura delle armi nella popolazione americana. Kristian Sparks, 5 anni, aveva ricevuto anche lui un’arma in regalo. Un bel fucile acquistato dai genitori sul sito della Keystone Sporting Arm. Che ha utilizzato per sparare alla sorella minore Caroline, di due anni, uccidendola.

 

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Questa è l’immagine che la Keystone Sporting Arm utilizza sulla propria homepage. Per dare un tocco di focolare domestico è stato pure utilizzato il labrador. Sul sito c’è anche una sezione dedicata al corretto utilizzo delle armi da fuoco ed alla responsabilità dei genitori. Che si limita solamente ad indicare il modo “sicuro” di custodire la propria arma da fuoco dentro le mura domestiche, ponendo l’accento sul fatto che questa abbia sempre la sicura e sia posizionata in un luogo non accessibile a nessuno. Soprattutto nei confronti di “curious young people”, come viene specificato nella sezione dal rassicurante titolo “Safety and Education”. Il cui incipit, a carattere cubitali, recita: “Accidents involving firearms in the home have decreased significantly over the last 20 years, according to the National Safety Council.”

A leggere tutte le testimonianze presenti all’interno del sito, si evince che la maggioranza dei genitori pratica questo “sport”. E regala i fucili ai loro bambini sperando di tramandare questa passione. Perché non vede l’ora che i figli crescano per andare a sparare con loro al poligono. Ciò a conferma del fatto che quella delle armi è una scelta di vita per molti americani.

Alcuni dei bimbi a cui la legge americana permette di omaggiare armi hanno poco più di quattro anni. E allora sarebbe bene tapparsi la bocca piuttosto che pronunciare frasi come questa di John Phelps, governatore della contea di Cumberland, dove è avvenuta la tragedia (l’ennesima) dei due fratellini: «è stato uno shock, un evento totalmente inaspettato».

Ma poi lo sapete che lo stato del Kentucky non attribuisce responsabilità all’adulto sulle conseguenze di un minore che si impossessi di un’arma da fuoco? Non so voi ma io lo sbatterei in galera. I dati ufficiali dicono che nel 2009 ben 2811 minorenni statunitensi sono stati uccisi da pistole e fucili. Di questi 800 hanno commesso suicidio e 114 sono morti in modo accidentale. Qui non si tratta di casi isolati ma di un forte radicamento culturale: i ragazzi familiarizzano con le armi da fuoco in ambito familiare.

Mia figlia compie oggi nove anni. Mi chiedo cosa le avrei regalato se avessi la passione per lo “shooting”. Un fucile rosa? Un giubbottino porta cartucce in tinta? Un’esperienza di tiro a segno? Credo proprio di no. Perché il carattere dei bambini si modella in base alle identificazioni con i genitori  e attraverso di esse accetta e assimila i loro valori, credenze e modelli di comportamento. E per il semplice, ma sostanziale motivo che riterrei fuorviante proiettare mia figlia in un mondo così poco formativo. In particolare per chi come “armi” per crescere deve usare il gioco, i libri, gli amici. E l’esempio di genitori, armati di buon senso.

 

 

 


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