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Joaquim Pessoa – Ano Comum

7 giugno 2013

ARTICOLI, CONTRORECENSIONI


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Ano Comum – Joaquim Pessoa  

di Marzia Di Dino

A chi ama accumulare i libri sul comodino spolverandoli di settimana in settimana, consiglio “Ano Comum” di Joaquim Pessoa in lingua portoghese (Litexta Editora Lda 2011). È un libro da aprire a caso, un po’ come l’I Ching e da leggere in quella mezz’ora in cui, doppio cuscino dietro la schiena e coperta a mezzo busto, esitiamo a chiudere la giornata spegnendo l’abatjour.  E proprio come l’I Ching, riesce sempre a darci uno spunto di riflessione adatto alla situazione del momento, allo spirito del giorno. La poesia di certe frasi si aggiusta al nostro corpo come il vecchio pigiama sformato che teniamo sotto il cuscino e non ci decidiamo a buttare…sa troppo di noi, della nostra pelle. Quando mi sono imbattuta in riflessioni che non sentivo mie ho capito, più tardi, che avevo semplicemente sbagliato pagina, molte sere dopo, quelle stesse parole mi calzavano a pennello.

Ma vi rassicuro, non è il noiosissimo libro di poesia che lette due o tre pagine, per pura soddisfazione intellettuale o emotiva, lasciamo andare alla deriva fino ad arenarsi nella libreria del salotto a far tappezzeria. No, non è un libro di poesia. È una narrazione poetica con un Eu (Io) molto forte. È un libro che si ancora al comodino per parecchio tempo e ci fa compagnia come quelle vecchie fotografie che oramai non ci ritraggono più fedelmente ma che fatichiamo a riporre e sostituire. Del resto, leggere d’un fiato Ano Comun come un romanzo, risulterebbe come divorare una stucchevole sugar cake, un’abbuffata di concetti, sensazioni, riflessioni che farebbe venire la nausea della lettura.

Va invece spizzicato, sciolto in bocca come farebbe un chocolate taster esperto, va assaporato lentamente rifugiandosi nella rotondità del gusto di certe parole, condividendo le note acide e astringenti di certe affermazioni perentorie e taglienti … insomma va sbocconcellato nell’arco di un “anno comune” o giù di lì. Dall’elogio al gomito, supporto dei nostri pensieri (Giorno 12: “O cotovelo é uma jóia. Nele me apoio para olhar dentro de mim. È como um pé das ideias, não sendo braço, nem antebraço. Mais importante do que um livro ou de um beijo.”), alla sensualità di certe descrizioni (Giorno 306: “O verde perde-se de amor pelo azul”), al ritratto inclemente dei nostri tempi e di un Paese, il Portogallo, per tanti versi simile al nostro, marcato dalla sonorità martellante  delle “p” (Giorno 295: No meu país de pachecos safam-se os parentes, os papalvos, os palermas. Perfilam-se os padres, perde-se o pudor, prefere-se o penacho, pede-se paciência, pinta-se o pior, publica-se o pastel, pertence-se à pandilha, perfilha-se o partido, promove-se o pelintra.”) ad affermazioni secche della propria personalità o … di quella del lettore (Giorno 333: “Subscrevo a chuva e as bibliotecas. Adoro o cheiro da terra e dos livros”).

Questo diario composto da 365 giorni  e scritto in forma di dialogo, ci cattura con una scritta pittorica che sconfina nel materico e che rivela il percorso creativo dell’autore, trasversale alla poesia, le arti plastiche, la pubblicità e il marketing, la passione e lo studio per l’arte preistorica. L’autore ci dice di sé: “Sou apena um escritor. Um cultivador. Um jardineiro. Um florista. A minha felicidade flutua entre o estrume que deponho na raiz das palvras e o aroma que me exita quando acabo de as colher”.

È una sera come tante altre, mi attardo davanti alla tastiera, apro a caso:

Giorno 326 – “Passo os meus tempos livres a ocupá-los.”

Niente di più azzeccato per me oggi, metto un punto a queste brevi righe.

Buonanotte e buona lettura.

[email protected]

 


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2 Responses to “Joaquim Pessoa – Ano Comum”

  1. luca Says:

    Non avrebbe potuto esserci esordio migliore per l’apertura a contributi esterni della ‘creatura’ di Consuelo. Complimenti Marzia!
    L’idea l’ho sempre trovata carina, è rimasta lì latente per un po’ fino a quando le hai dato corpo … e che corpo. L’unica punta di ‘frustrazione’ per uno come me, che sopravvive a malapena col proprio portoghese maccheronico (unicamente a livello orale) deriva dal non capire meglio (quasi un cazzo per la verità 😉 )le citazioni in lingua originale.
    Spero di avere presto occasione di conoscerti di persona. Un abbraccio. Luca

    • marzia di dino Says:

      Caro Luca,
      spero al più presto di poter pubblicare, all’ombra del benevolo sorriso dell’autore, i passi citati nella recensione. Per ora, può consolarti forse, l’idea di sapere che quella punta di frustrazione la conosco bene. Ti spiego. È una vera sfida per chi traduce trasporre tutte le proprietà organolettiche di una parola travasandole da una lingua all’altra, certe sfumature cambiano, certe sonorità si trasformano. Il bello però, è proprio lì. Ti senti un po’ alchimista in una ricerca che potrebbe non aver mai fine.
      Un “desencontro”, è diverso da “un mancato incontro” come un “entardecer” dal “farsi sera”. Manca, al primo, l’idea che un vuoto languido avrebbe potuto essere un pieno…chissà. Al secondo, la prospettiva di strette strade in discesa verso l’acqua dove la luminosità forte del giorno muore coraggiosamente mille volte prima dell’arrivo della sera. Ma questa è un’opinione molto, molto personale. E ti ho parlato di un tempo e di un luogo molto molto precisi. mdd