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Ogm e ibridi, tra falsi miti e problemi reali

10 giugno 2013

ARTICOLI, INTERVISTE


GMO-tomato

 

Attorno al mondo degli Ogm c’è molta confusione e disinformazione. Il rischio che si corre  è quello di riportare le notizie. Spesso false, peraltro. Dichiarazioni, dati, statistiche e accuse rimbalzano in poco tempo tra siti web, blog e giornali on line.

La maggior parte di quelli che scrivono di Ogm non si occupa di scienza. Spesso usa gli argomenti come slogan politici. Non ha nulla a che fare con il mondo della ricerca e non ne capisce un tubo. Come me, del resto. Uno dei falsi miti nei quali mi sono imbattuta è quello della sterilità dei semi Ogm, ossia la loro presunta incapacità di riprodursi. Essi in verità non sono sterili. A conferma di ciò basta pensare al forte sviluppo della soia RR in Argentina, in Brasile, ed in altri paesi americani. Questi paesi non riconoscono il brevetto sulle sementi. Pertanto, tutti gli anni, gli agricoltori trattengono una parte del raccolto dell’annata di soia RR per riseminarlo nell’annata successiva. E la soia, pur essendo OGM, germina di nuovo regolarmente (vedi recente sentenza USA, MONSANTO contro l’agricoltore Vernon Bowman)

Zonkey -incrocio tra una zebra ed un mulo

Raggiungo al telefono Marco Nardi, direttore di Assosementi, che mi aiuta a fare un pò di chiarezza:

Distinguiamo innanzittutto tra Ogm e IbridiIn termini molto semplicistici, le piante ibride derivano dalla fecondazione incrociata all’interno di una stessa specie di una varietà maschile e di una varietà femminile. Gli ibridi hanno un grande vantaggio. Producono molto di più dei due genitori che li hanno generati ma perdono tale caratteristica nella seconda generazione .L’agricoltore è costretto ad acquistare tutti gli anni la semente ibrida per mantenere la produttività. Gli OGM sono piante il cui corredo genomico è stato modificato in laboratorio usando tecniche di ingegneria genetica molto sofisticate. Con queste tecniche si possono introdurre in una specie geni estranei, provenienti ad esempio da una specie non compatibile .  Le piante prodotte con queste tecniche vengono di norma brevettate, cioè possono essere prodotte e commercializzate solo da chi ne detiene il brevetto. In pratica è vietato riutilizzare i semi, se non autorizzato, devo comprarli sempre dal produttore originario”. 

Gli ibridi dunque si ottengono incrociando in modo naturale due specie affini (un po’ come accoppiare un pastore tedesco e un bassotto). L’Ogm si ottiene andando invece a manipolare direttamente il DNA delle cellule, cioè un carattere.

In rete gira però una notizia che, è proprio il caso di dirlo, semina terrore. Esistono infatti alcuni brevetti non ancora in commercio per il cosiddetto gene Terminator. Quest’ultimo è stato sviluppato negli Stati Uniti negli anni Novanta dalla Delta and Pine Land Co. –  una azienda specializzata nella produzione di semi di cotone – in collaborazione con il Department of Agriculture statunitense. La tecnologia del Terminator prevede l’uso di alcuni geni che attivano un meccanismo di funzionamento piuttosto complesso per far sì  che i semi prodotti dalla nuova pianta non siano fertili.

La prospettiva che le sementi diventino sterili, incapaci di riprodursi, mutilati della loro funzione primaria, quella di generarela vita, ha provocato una fortissima indignazione da parte della società civile, con relativa eco in particolare in rete.
Va però detto che la tecnologia Terminator non è ancora stata posta sul mercato. E dunque non contribuirà, almeno per il momento, ad incrementare la penetrazione commerciale dellaMonsanto, il principale produttore mondiale di Organismi Geneticamente Modificati e una delle aziende più controverse della storia industriale. Che peraltro ha congegnato tipologie contrattuali tali da assicurare una forte “fidelizzazione” dell’agricoltore. Basti pensare ad una clausola che impone a coloro i quali acquistano semi geneticamente
modificati a non salvare una parte dei semi da piantare l’anno successivo ed a riacquistarli ogni anno.

Nello specifico, all’articolo 4, si dice che il “grower“ accetta di:

· non piantare i semi Roundup Ready (semi di soia) per la produzione di germogli o semi;

· usare i semi per un singolo raccolto commerciale;

· non conservare semi del raccolto per la risemina o per rifornire altri;

· usare pesticidi Monsanto (se se ne usano altri, la multinazionale non si assume nessuna responsabilità);

L’art. 8 stabilisce poi che, in caso di mancato rispetto dell’art. 4, il contratto verrà rescisso e certamente si apriranno le porte del tribunale. Lo scorso 13 maggio, infatti,la Corte Suprema degli Stati Uniti ha condannato un agricoltore dell’Indiana al pagamento di una multa, per aver utilizzato come semente parte del raccolto ottenuto seminando una varietà di soia Roundup-ready, regolarmente acquistata da un distributore Monsanto della sua zona. L’agricoltore aveva invano invocato la dottrina del “patent exhaustion” (l’esaurimento dei diritti del titolare di un brevetto di una particolare merce cessano quando essa viene venduta all’utilizzatore, che può appunto utilizzarla come meglio crede) che non si applicherebbe ai casi in cui il prodotto è in grado – come la semente – di autoreplicarsi.

Va detto che le sementi che escono da un processo industriale biotecnologico sono prodotti brevettati, che vengono geneticamente modificati con lo scopo di incrementare la resa della raccolta o contenere i costi di produzione. Questo è uno dei nobili obiettivi usato come slogan nel sito della Monsanto. Peccato che le biotecnologie stesse vengano usate anche per tentare di rimediare ai problemi causati dalle pre-esistenti tecnologie agrochimiche, come la resistenza ai pesticidi, l’inquinamento, la degradazione del suolo. E che tali tentativi siano promossi dalle stesse compagnie che ora sono a capo della bio-rivoluzione.

Allo stato attuale nessuno è in grado di dire con ragionevole certezza se gli Ogm facciano male. In tal senso dovrebbe essere responsabilità di chi governa fornire adeguate garanzie, fondate su analisi serie e non campate in aria. Per creare quella consapevolezza che eviti di essere in balia di chi utilizza il tema del timore come strumento di propaganda politica, come nel caso del fantascientifico pomodoro antigelo di Grillo.

Il paradosso è che la produzione di cibo aumenta anche grazie all’intervento tecnologico sulle sementi. Come aumenta il numero di obesi nel mondo, peraltro. Intanto la gente continua a morire di fame. E forse  il modo migliore per alleviare la fame nel mondo non sono gli Ogm, come ci è stato raccontato, bensì perseguire l’obiettivo di garantire acqua e un grado di istruzione adeguato alle popolazioni povere. Per metterle in condizione di coltivare la propria terra e preservare la biodiversità.

 


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