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Blog del Narco, esce allo scoperto Lucy. Che rischia la vita.

11 giugno 2013

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L’autore  del blog più seguito in Messico ha rivelato la sua identità: El Blog del Narco che senza mediazioni né censure, da tre anni denuncia gli scempi e la terribile la violenza della guerra messicana contro le drogheDietro il successo di El Blog del Narco, che realizza 25 milioni di visite al mese, c’è una ragazza che si fa chiamare con lo pseudonimo Lucy. La blogger ha rivelato da poco al Guardian di essere una ragazza. Lucy è una giornalista e lavora affiancata da un ragazzo di 27 anni che le dà una mano nella parte tecnica. Il 5 maggio scorso il suo collega l’ha chiamata al telefono e l’unica cosa che ha detto è stato “corri”. Dopodichè ha riagganciato. Lucy spiega che questo termine doveva essere usato tra loro solo in caso di estremo pericolo. Lei ha perso ogni contatto con lui ed è fuggita in Spagna. Racconta via skype al Guardian di vivere nel terrore. Teme ora di vedere pubblicate le foto del suo collega torturato e ucciso sul suo stesso blog. 

El blog del Narco copre il vuoto gigantesco lasciato dalla stampa, ormai messa con le spalle al muro e paralizzata dalle continue minacce. Il materiale pubblicato sul sito è altamente scabroso. Corpi mutilati, fatti a pezzi, interiora buttate in pasto ai cani oltreché alle telecamere. Teste rinvenute nelle redazioni dei giornali, corpi scuoiati e appesi ai cavalcavia. Ogni giorno, il sito pubblica testimonianze, foto scattate con i telefonini, articoli e video nell’anonimato più assoluto. Visitare il blog è come fare un viaggio nell’orrore. Sono cresciuta in Sudamerica, e mi rendo conto che solo entrando nel vivo di quelle terribili immagini si può intuire la violenza della guerra tra i narcos. E’ un mondo lontano dalla realtà che viviamo noi in Europa.

cddca4464e2dca5d5ba07eacf18d5ec7 Viste le continue minacce di morte che riceveva, Lucy si spostava ogni mese insieme al web master del sito per sfuggire ai trafficanti. La sua paura era quella di venire identificata e catturata dai narcos o dalla polizia, che spesso è collusa coi delinquenti soprattutto a livello locale e regionale. Nel settembre 2011 due informatori del blog vennero identificati, torturati e appesi a un cavalcavia. Sui loro corpi mutilati, un messaggio: “Questo è quello che succede a chi posta cose divertenti su internet. E’ meglio se fate attenzione. Sto per venirvi a prendere”. La firma, una Z, quella dei Los Zetas, uno dei più micidiali cartelli del narcotraffico messicano.Ora Lucy

 Il Messico è in testa alla classifica dei paesi più pericolosi per i mezzi di informazione,  insieme a Iraq, la Siria, la Libia, il Pakistan e la Somalia. Il narcotraffico condiziona il lavoro dei giornalisti non solo attraverso le minacce e la violenza, ma anche attraverso il denaro e la corruzione, utilizzando le leve “giuste” sugli imprenditori che possiedono giornali e televisioni.Il giornalismo è bloccato dal terrore e dalle minacce. El Blog del Narco, come detto, pubblica immagini e video sulla guerra tra i narcos e le sue vittime, informa sulle attività dei cartelli e spesso lo fa prima di altri mezzi di comunicazione.

Inizialmente si pensava che questo blog potesse essere uno strumento dei narcos per diffondere le loro azioni e terrorizzare la popolazione. In realtà il materiale raccolto dal blog proviene da tutte le parti in causa: dagli stessi narcotrafficanti, dalla polizia, dall’esercito messicano, oltre che da comuni cittadini. Gli aggiornamenti sono quotidiani e la costante narrazione delle tante vite strappate danno idea di quanto la guerra tra narcos sia disumana.

 Si calcola che dal 2006 ad oggi ci siano stati ottantamila morti e quasi trentamila desaparecidos in conseguenza degli scontri trablogdelnarco-massacre i cartelli della droga. Tra i desaparecidos ci sono casalinghe, studenti, uomini d’affari, avvocati e oltre 1200 bambini al di sotto degli 11 anni.

Una situazione di cui non si parla mai abbastanza. Le promesse dell’ex presidente messicano Felipe Calderon (al potere dal 2006 al 2012), che aveva lanciato una forte offensiva militare contro la guerra del narcotraffico, di contenere l’escalation di criminalità e violenza, sono rimaste vane. E proprio negli anni di presidenza Calderon il numero delle vittime è aumentato in maniera esponenziale.

Il successore di Calderon, Enrique Pena Nieto, è riuscito a vincere nonostante il suo (discutibile) passato. Nel maggio del 2006, quando era governatore dello Stato del México, si rese protagonista di una brutale repressione di una manifestazione popolare a San Salvador de Atenco: 2 persone vennero uccise, decine di donne vennero violentate e centinaia di manifestanti arrestati.

La vittoria di Enrique Peña Nieto riporta al potere lo storico Partido Revolucionario Institucional, da molti considerato sinonimo di clientelismo e corruzione, che aveva governato ininterrottamente il paese tra il 1929 e il 2000.  Questo ritorno, tra l’altro pare non abbia giovato a calmare, seppur parzialmente, le acque, della guerra dei narcos. Basti pensare che nei primi quattro mesi del nuovo governo, i morti legati sono stati circa 5300. Un dato, quest’ultimo, da prendere però con beneficio di inventario, poiché parrebbe che con il cambio di governo sia stato deciso di adottare nuovi criteri di “calcolo”.

61j2cAE1PaL-1._BO2204203200_PIsitb-sticker-arrow-clickTopRight35-76_AA300_SH20_OU01_-150x150Lucy, nonostante sia considerata un morto che cammina, non ha intenzione di fermarsi nella sua sfida. E recentemente ha pubblicato un libro che raccoglie le storie del blog: Morire per la verità: Infiltrati nella violenta guerra contro le droghe in Messico”.

“L’ho fatto per mostrare quanto succede”, ha detto e “quando l’ho finito, ho potuto respirare perché avevo paura che m’ammazzassero prima, ma il libro è qui su carta, come testamento di ciò che soffriamo in Messico”.

Chi lotta per un’informazione libera trova oggi nel Web un ottimo alleato.  Sono sempre di più i giornalisti professionisti, blogger, cyber-dissidenti, o anche gente comune che denuncia violazioni e abusi, con l‘obiettivo di aggirare la censura e raggiungere un pubblico più vasto. Per raccontare i fatti, alla ricerca della verità. Anche quella più cruda e scomoda, a costo di rischiare la vita. Come Lucy, che ha coraggio da vendere. 

“Antes, mucho tiempo viví sin poder respirar, ahora respiro, aunque no me acostumbro. Y es que siento que el aire entra a mis pulmones,  así de forma ligera…Es difícil estar sola en un país que no conoces, sin nadie y sin nada, más que tu vida”.
(7 giugno 2013 da Reflexionando, Blog de Lucy)

 

 

 

 


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