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Spegnere le luci per inquinare meno e vivere meglio. In Francia lo hanno fatto. E noi?

4 luglio 2013

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Dal primo luglio in Francia è entrata in vigore la legge che obbliga a spegnere, durante le ore notturne, le luci non indispensabili delle città. Tagliando l’illuminazione di tutte le costruzioni non residenziali, siano essi monumenti, palazzi di uffici, negozi o insegne pubblicitarie, dall’1 alle 7 del mattino (le facciate dei monumenti pubblici dovranno essere illuminate solo dal tramonto fino all’una). Lo scopo dell’iniziativa è evidentemente quello di risparmiare sui costi dell’energia elettrica, di limitare i danni all’ecosistema e di ridurre la quantità di anidride carbonica liberata nell’atmosfera dalla combustione del petrolio, uno dei modi per produrre energia elettrica. Lo spegnimento di sei ore non riguarda le abitazioni private e nemmeno l’illuminazione delle strade, delle stazioni e dei luoghi di pubblica utilità.

La legge è stata varata dall’ormai ex ministro francese dell’Ambiente Delphine Batho, licenziata in tronco negli scorsi giorni per aver criticato apertamente il bilancio 2014 con i suoi forti tagli alle politiche ecologiche ed in particolare per aver definito la manovra un “brutto” documento. Il provvedimento dell’ex Ministro permetterà di risparmiare ogni anno energia elettrica pari al consumo di 750.000 abitazioni, alleggerirà le bollette di 200 milioni di euro ed eviterà l’immissione nell’atmosfera di 250.000 tonnellate di anidride carbonica. “L’illuminazione, quando non è indispensabile diventa inquinamento – aveva detto la Batho al momento dell’approvazione della legge.

 

In Italia invece l’illuminazione pare sia sempre indispensabile. Perché abbiamo paura del buio, come ha peraltro evidenziato una ricerca ISTAT: oltre il 27% degli italiani ritiene di abitare in una zona insufficientemente illuminata mentre il 29% circa non si sente abbastanza sicuro quando esce da solo ed è buio. Siamo convinti, insomma, che se illuminassimo a giorno le nostre città, le aggressioni, i furti, gli scippi e gli omicidi diminuirebbero. Peccato che non sia così. Quello che avremmo è una percezione di sicurezza maggiore, che però non è corrispondente alla consistenza reale di sicurezza urbana. La quale dipende invece dall’uniformità dell’illuminazione. Pensate ad una piazza illuminata a giorno: le zone circostanti finiscono col sembrare buie e dunque sono percepite come luoghi insicuri, quando in realtà sono illuminate anch’esse, ma non a giorno. 

 

RISPARMIO-ENERGETICO-PORTOGALLO-640x448Qualcosa di simile ai provvedimenti francesi era stato pensato anche in Italia, inserendo la norma “Cieli Bui”  nel testo della Legge di Stabilità del Governo Monti. Prevedeva la razionalizzazione e l’ammodernamento delle fonti di illuminazione in ambienti pubblici, con l’obiettivo di un risparmio fino a 1 miliardo di euro per gli enti locali. Come taluni ricorderanno, tale norma è però saltata come una lampadina vecchia, cancellata nel corso dell’esame del ddl alla Camera.  La sua bocciatura è figlia del timore italico per il buio, ma anche, in realtà, della paura per le conseguenze elettorali che avrebbe potuto sortire l’applicazione delle disposizioni previste. Cosicché, alla fine, la mediazione del Governo è risultata molto vaga, il tema è stato rimesso al libero arbitrio degli enti locali, che sono così rimasti liberi di optare per una riduzione dell’illuminazione pubblica tesa a tagliare i costi della bolletta. In tutto ciò, peraltro, è mancato ogni sforzo di spiegare la differenza tra percezione di sicurezza e sicurezza reale. E come spesso accade da noi, anche questa delicata materia, è rimasta ostaggio della demagogia. Con la conseguenza che la mancata approvazione della norma “Cieli Bui” è stata l’ennesima occasione mancata per il nostro paese.

 

L’operazione “Cieli Bui” era nata dalle indicazioni formulate al governo da due associazioni nazionali, Cielobuio Light-is, formate da tecnici, astronomi, scienziati e appassionati di astronomia, che studiano da tempo l’inquinamento luminoso ed i modi per porvi rimedio, facendo leva su due semplici criteri: illuminare meglio e solo dove serve (con lo spegnimento dell’illuminazione ovvero suo affievolimento, anche automatico, attraverso appositi dispositivi, durante tutte o parte delle ore notturne) ed individuare le modalità di ammodernamento degli impianti o dispositivi di illuminazione.  L’Associazione Cielo Buio aveva anche denunciato le cifre folli della spesa annua dei comuni italiani per l’illuminazione pubblica: oltre 1 miliardo di euro, costi delle manutenzioni esclusi. 

 

Ed in effetti il provvedimento “Cieli Bui” avanzava proposte reali e di buon senso, che avrebbe potuto portare ad una consistente riduzione di sprechi e dunque di costi per la collettività, nonché ad aumentare il benessere e la stessa sicurezza dei cittadini. Ora il governo Letta, con il «decreto del fare», ha previsto  un taglio di 550 milioni sulla bolletta elettrica che, tradotto su base annuale, equivale ad appena 5 euro di risparmio a famiglia. Una cifra, questa, assolutamente ininfluente sulle tasche dei cittadini. Ma, al di là dell’esiguo risparmio generato per i consumatori, nel decreto del fare non ci sono i presupposti per reimpostare strutturalmente, con coraggio la politica energetica del nostro Paese nella sua complessità. 

 

Va poi detto che gioca a favore dello scarso coraggio della nostra classe politica il fatto che l’inquinamento luminoso non si tocca con mano. Eppure sarebbe sufficiente osservare gli alberi in città e notare che sui rami più vicini ai lampioni le foglie tardano a ingiallire d’autunno, o ascoltare i piccioni tubare nottetempo, confusi dalla luce delle strade, per capire che l’inquinamento luminoso è sì silenzioso, inodore e rischia così di passare inosservato. Ma sta contribuendo ad alterare definitivamente, tanto quanto l’inquinamento dei gas di scarico, il ciclo vitale di piante e di animali.

 


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