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Arrivano le “Case dell’acqua”. Ma non bastavano le vedovelle?

11 settembre 2013

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Il Comune di Milano il 1 marzo scorso ha inaugurato le prime “Case dell’acqua”, ovvero, distributori di acqua pubblica. Per ora sono cinque gli impianti installati. Erogano la stessa acqua che sgorga dai rubinetti delle nostre case, ma con la possibilità di scegliere tra liscia e gassata. Il servizio si attiva mediante la Carta regionale dei Servizi della Lombardia, ed è consentita l’erogazione di sei litri di acqua al giorno per persona.

acqua4533Nel sito del Comune di  Milano si legge: “Ogni distributore ha un piano d’appoggio per le bottiglie con una vaschetta raccogligocce collegata direttamente allo scarico, per evitare la fuoriuscita d’acqua che, d’inverno, potrebbe ghiacciare. Una lampada UV battericida sul beccuccio di erogazione garantisce la protezione da retro contaminazioni. Ogni macchina, inoltre, è a norma di legge per le persone con disabilità ed è dotata di un impianto di illuminazione notturna a LED con basso consumo elettrico. Ci sono quattro telecamere per la sicurezza, ma anche per la registrazione di atti vandalici.” 

Sul tema Stefano Cetti, direttore generale di Metropolitana Milanese Spa –   società  che gestisce il servizio idrico integrato della città dal giugno 2003 e che ha progettato e realizzato  gli impianti – ha evidenziato come si tratti di “un ulteriore servizio che diamo ai cittadini in totale continuità con la nostra missione, continuando a garantire la qualità dell’acqua di Milano che dallo scorso dicembre, prima in Italia, ha il marchio Milano Blu”.  Ed è proprio MilanoBlu, portale nato come spin off del sito istituzionale di Metropolitana Milanese, che ha certificato la qualità dell’acqua del sindaco Pisapia come buona, sicura, gratuita e a km zero.

Ma allora viene da chiedersi: se l’acqua che sgorga dai distributori è la stessa dell’acquedotto, perché non utilizzare quella che abbiamo a casa, o quantomeno quella che sgorga dalle varie vedovelle sparse per la città? Peraltro basterebbe aprire il proprio rubinetto di casa per fare risparmiare una famiglia media fino a 500 euro all’anno. E poi, dato che le case dell’acqua rappresentano, a detta del Comune, “un gesto di sensibilità verso i temi ambientali”, non sarebbe meglio mettere in atto un piano di azione teso ad evitare sprechi di acqua lungo le condutture degli acquedotti, piuttosto che usare i soldi pubblici per costruire ed impiantare erogatori “patinati”? Per la cui realizzazione la Regione Lombardia ha stanziato 800mila, visto che ogni distributore può arrivare a costare fino a 40 mila euro.

Forse con questi soldi si sarebbero potute arginare le perdite sicuramente presenti nelle condutture dell’acquedotto milanese. A tale proposito, si pensi che gli acquedotti italiani perdono in media tra il 30 e 40% dell’acqua che trasportano. Il che equivale a circa 2,6 miliardi di metri cubi di quella immersa in rete. Uno spreco che, ogni anno, produce un danno economico collettivo pari a circa 226 milioni di euro.

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Il distributore d’acqua pubblica di Via Morgagni a Milano installato affianco alla vedovella

Incuriosita, sono andata in via Morgagni, a Milano, dove è stato installato uno dei cinque distributori di acqua. Innanzitutto sono rimasta molto sorpresa nel vedere il distributore messo affianco ad una fontanella pubblica. Ma ancor di più mi hanno fatto riflettere le seguenti istruzioni riportate dietro il distributore: “Per ragioni igieniche si consiglia di consumare l’acqua entro 48 ore dal prelevamento. L’acqua prelevata non deve essere conservata in luoghi esposti alla luce e al caldo”. Ho chiesto poi ai pensionati presenti perché non prendessero l’acqua dalla fontanella pubblica, quella affianco al distributore. Mi hanno risposto che “questa esce refrigerata, e poi l’acqua è trattata ed è più buona“. Ma come, dico io, c’è scritto che è uguale! “E dov’è scritto?” mi chiede un pensionato. Proprio qui dietro, sul retro del distributore, rispondo io. Si crea quindi il capannello attorno alle istruzioni e, con un filo di imbarazzo, mi viene detto: “Eh sciura, ma questa esce refrigerata…”

C’è da dire che la distribuzione di acqua potabile tramite le «case dell’acqua» è una modalità di offerta nuova. Che ha lo scopo di stimolare le persone all’uso dell’acqua che scorre negli acquedotti e di diminuire l’uso della plastica e del trasporto su ruote delle bottiglie. Certo, tutte finalità condivisibili e nobili. Ma resta il fatto che i cittadini godono già della possibilità di bere l’acqua pulita che scorre negli acquedotti, per la quale pagano regolarmente una bolletta. A cui però sarà aggiunto il costo delle risorse pubbliche riversate dalla Regione sul progetto-case dell’acqua, senza che la gran parte dei cittadini stessi ne benefici o ne abbia fatto richiesta.

Credo anche sia ambiguo il modo con cui viene presentata l’acqua in questi distributori, visto che non viene rimarcata la differenza tra le proprietà dell’acqua alla spina rispetto a quelle minerali. Con il risultato che molti pensionati come quelli che ho incontrato credono che quella erogata dalla macchina sia “più buona” rispetto a quella della fontanella. A me pare che l’iniziativa nasconda un tentativo di commercializzare anche l’acqua pubblica, seppur facendola in prospettiva  pagare anche pochi centesimi. Come stanno facendo alcuni comuni dove le casette esistono già da anni e come vorrebbe fare ad esempio il sindaco di Pioltello, quando afferma che “molti usano il distributore per lavarsi le mani o come un lavatoio, nonostante i divieti siano ben segnalati. Per controllare l’acqua stiamo pensando a diverse soluzioni. Dalla tessera sanitaria con limiti settimanali oppure, invece di distribuirla gratis, di farla pagare pochi centesimi”. In ciò dunque tradendo l’obiettivo originario di questo servizio: valorizzare l’importanza dell’acqua come bene comune.

Intanto nelle prossime settimane Metropolitana milanese pubblicherà un bando per la fornitura e l’installazione degli erogatori. Staremo a vedere chi si aggiudicherà questo ghiotto boccone, considerando che in vista dell’Expo 2015  Metropolitana milanese, Cap Holding Amiacque hanno sottoscritto un protocollo di intesa che prevede la realizzazione sull’area dell’Expo di una serie di Case dell’Acqua, finalizzate a dissetare  (gratuitamente?) i visitatori con l’acqua di rete del territorio lombardo.


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