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“Mamelodi for a Month”. Ovvero vivere come i poveri.

11 ottobre 2013

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Una ricca famiglia sudafricana si é trasferita per un mese a Mamelodi, il quartiere più povero di Pretoria, città nella parte settentrionale della provincia di Gauteng. Ena, suo marito Julian ed i propri figli hanno voluto fare questo “esperimento” per ampliare gli orizzonti cercando di comprendere come vive l’altra metà della popolazione di quella zona. Abbandonati quindi agi e spogliatisi di ogni bene, inclusi i giochi delle bambine ( Julia di 4 anni e Jessica di 2), sono andati ad abitare in una delle tante case container. Come vicina, la loro domestica Leah Nkambule, che si è detta onorata e commossa dal gesto della famiglia.

I quattro hanno vissuto durante tutto il mese di agosto di quest’anno in condizioni di estrema povertà, senza acqua potabile nè luce. L’esperienza è narrata nel blog di famiglia, Mamelodi for a Month, dove i coniugi Hewitts hanno espresso la convinzione che questa esperienza abbia cambiato molto il loro approccio alla vita e che i momenti belli abbiano prevalso su quelli difficili.

mamelodi_630L'”esperienza di vita” non ha mancato di suscitare polemiche e vere e proprie stroncature. Ena e Julian sono stati infatti anche accusati di mancato rispetto per chi vive in simili condizioni, nonché di ostentamento plateale della povertà. Tuttavia le critiche maggiori hanno preso le mosse dagli effetti che questa parentesi potrebbe avere sulle bambine: “E’ evidente che i genitori hanno preso questa decisione a fin di bene, illusi di poter dare dei valori diversi alle figlie, ma non credo che bambini di 2 e 4 anni possano trarre dei benefici da una esperienza simile”, ha affermato la psicologa del Child Mind Institute Jamie Howard. Che ha argomentato le proprie perplessità sostenendo che i bambini piccoli necessitano di una routine prevedibile, e che l’interruzione della quotidianità possa causare disorientamento e rabbia, nonché paure, come la perdita improvvisa della propria casa.

In tal senso è emblematica la routine del dormire tutti insieme, che a Mamelodi diventa una necessità a causa dello spazio ridotto e dell’assenza di riscaldamento dei container. Gli psicologi sono dell’avviso che anche la condivisione del letto può sembrare un momento di grande affetto. Ma può risultare deviante, se prolungata nel tempo, perché toglie l’intimità alla coppia e non contribuisce alla sana crescita dei bambini.

Anche Sendhil Mullainathan – professore di economia ad Harvard e coautore del libro“Scarcity: While Having Too Little Means So Much” – , pur dichiarando come sia difficile attaccare qualcuno che porta alla luce le differenze sociali in questo modo, ha individuato un punto debole nell’esperienza vissuta dalla famiglia Hewitts: il fatto che l’esperienza stessa non possa essere considerata totalmente reale, a causa del breve lasso di tempo in cui è stata vissuta. Perché non è la stessa cosa – e non sono uguali gli effetti anche psicologici che ne derivano – rinunciare per un mese invece che per un anno a beni di prima necessità, alla proprie sicurezze e vivere in una condizione di paura a causa, ad esempio, del rischio di essere derubati tipico dell’area dove si è svolto l”esperimento”.

In tutto ciò mi torna alla memoria un proverbio africano assai calzante e condivisibile, che recita più o meno così: “per capire 676x380un uomo devi prima camminare con le sue scarpe”. Immergersi in una condizione di estrema povertà materiale può certo contribuire a capire il senso della vita, facendo emergere le vere ricchezze immateriali e mettendo in luce taluni meccanismi distorti della nostra condizione di benessere. Ma forse ciò non è sufficiente per rendersi conto di cosa conta davvero nella vita, se prima non ci si spoglia del proprio soggettivismo, così da compiere una ricerca di povertà più esistenziale. Condizione necessaria per modificare il nostro modo di porci e di rapportarci con ciò che ci circonda.

Forse se ci scambiassimo più spesso i ruoli, provando a vivere vite diverse dalle nostre, in contesti che non ci appartengono per cultura, educazione e provenienza, potremmo renderci conto di chi abbiamo veramente di fronte. San Francesco d’Assisi  denunciò il pericolo di una ideologizzazione della povertà, richiamando i frati a non criticare “coloro che vivono in morbide vesti”. Perché prendersi cura dell’altro significa avere uno sguardo sulla persona, povero o ricco che sia.


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