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Momenti di trascurabile felicità – Libri

14 ottobre 2013

CONTRORECENSIONI


Momenti di trascurabile felicità – Francesco Piccolo    

                                                                                                                                                        recensione di Marzia Di Dino

 

Se vi chiedessi a bruciapelo: <<Ma tu, sei felice?>>.

Tutti, tranne chi si è appena svegliato con un sorriso da orecchia a orecchia, accanto al meraviglioso partner conosciuto ieri sera, rimarrebbero esitanti, perplessi e comincerebbero a raccogliere i pensieri in ordine sparso. Come quando si raccolgono i calzini e gli abiti appoggiati qua e là in casa, all’arrivo di un ospite inatteso. E la risposta, ad ospite andato via, non sarebbe poi forse molto dissimile dall’immagine che abbiamo riaprendo il primo cassetto, quello in cui abbiamo ficcato tutto alla rinfusa, per fare ordine velocemente: calzini appallottolati, magliette ciancicate, jeans con cintura e mutande ancora infilate. Un gran guazzabuglio insensato di emozioni e pensieri. Eh sì, la domandona sulla felicità presuppone anche che si sappia con chiarezza di cosa stiamo parlando.

Quando penso alla felicità, mi viene subito in mente l’immagine della strip dei fumetti dove, in una vignetta, c’è il protagonista che corre e, nella seguente, solo dei trattini orizzontali e l’inseguitore del protagonista. Quando pensiamo alla felicità lei è già scappata da un bel po’ e a noi, per descriverla, non restano che quegli insulsi trattini orizzontali e …la sua assenza.

Francesco Piccolo, in queste pagine edite da Einaudi, stila un elenco esilarante di felicità squisitamente trascurabili. E ci porta, attraverso il suo personalissimo obiettivo puntato sulla quotidianità, a dare un volto a questo stato d’animo. Ci porta anche a non fornire a noi stessi risposte preconfezionate sulla felicità, che spesso ci confondono, lasciandoci la sensazione che questa sia un’emozione rara da trovare nella nostra vita. Ma non lo è. A guardare bene non è rara…è solo sfuggente.

Spazzato via il concetto che un momento felice possa essere, che so: “il giorno in cui è nato mio figlio”…ma dai, figurati…durante il travaglio ti senti come se avessero arato le tue budella, sei la trasfigurazione del dolore…semmai la felicità arriva dopoo prima… Oppure un’altra risposta che salta fuori dal cassetto è: “il giorno del mio matrimonio”…che? Incravattato e imbustato nel vestito (…che hai pure dovuto perdere qualche chilo per infilartelo) a mettere in palco la tua intimità sotto gli occhi vigili dei presenti che commentano:<<guarda, le prende la mano…ora la bacia…che carini, si vede proprio che si vogliono bene…>> … e ti credo che le vuole bene, guarda cosa è disposto a fare…

Anche qui direi, allora, che la felicità arriva “dopo”, nella vignetta seguente, a festa finita.O no? Dunque, spazzate le risposte “ready to use” sulla felicità, possiamo cercare nella nostra vita tutte quelle che sono “trascurabili” secondo la definizione di Piccolo. Ma che sono reali, nostre, personalissime. Piccolo ci racconta le sue in questo libro che, in un certo senso, è azzardato. Proprio perché “personalissimo” e in molte di queste felicità il lettore non si identificherà affatto.

Tuttavia, quello che ritengo effettivamente geniale, è lo spunto che il libro offre: l’idea di fare un elenco di piccoli, impalpabili, spesso ridicoli ma irresistibili momenti di felicità. Quelli che ci strappano un sorriso interiore di momentaneo, genuino, piacere. Tipo: “Arrancare nell’esatto momento in cui scatta il verde al semaforo, fregando in velocità, tutti quelli dietro in coda che già hanno la mano pronta sul clacson” (Goduria idiota la mia, lo so, ma reale). “Mancare ad una cena dove il nostro compagno è invece andato e poi, la mattina dopo, ricevere una pioggerellina di messaggi dalle amiche con scritto: <<Ieri sera ti ha nominato almeno cento volte>> (Yesssss, quando hai conosciuto il tuo partner, non la sera prima ma da un po’ di anni, è un vero piacere, ammettiamolo). “Quando arrivi in ritardo, trafelata, con la matita ancora in mezzo ai capelli che li regge a chignon e tuo figlio è da solo sulle scale davanti la scuola, con la maestra che ti squadra con quell’espressione da Miss Rottermeier e lui ti dice con un sorriso ampio e benevolo, fissandoti con occhi vispi:<<Mamma, sei la solita…>>. (E ti senti tu il bambino e lui l’adulto e questo … ti scioglie letteralmente il cuore di felicità).

O come i momenti raccontati da Piccolo che sottoscrivo pienamente:

Scoprire che un’opera di bene è deducibile.”

Quelli che ti danno un passaggio, e non ti lasciano da qualche parte: all’angolo; vicino alla metro; alla fermata del taxi. Ma ti accompagnano fino a casa.

Continuare le discussioni, a lungo, riprendendole anche il giorno dopo: <<e comunque, volevo dire…>>.

Le grandi librerie, perché puoi girare, toccare, sfogliare, senza che nessuno ti voglia dare un consiglio.”

Lo scaffale dei biscotti Bahlsen.”

E anche quando mi sveglio in un posto che non è casa mia, quell’attimo in cui non capisco ancora dove sono. E anche quando poi lo capisco.”

Se, dopo aver letto il libro, proverete a fare la vostra lista, scoprirete col tempo anche il piacere sottile di non dover necessariamente raccattare da terra i vestiti buttati in giro la sera prima. Perché sono i trattini di una felicità appena scappata via. Vi faranno sorridere, più che sentire a disagio.

 

Piccolo

Momenti di trascurabile felicità – Francesco Piccolo –  2010  L’Arcipelago Einaudi,  pp. 136 

 

 

 

 


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