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Viaggio in taxi

6 novembre 2013

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Qualche giorno fa mi è capitato di prendere un taxi a Roma. Ero in ritardo, rischiavo di perdere il treno e sono entrata in auto con i soliti gesti meccanici che compiamo tutti noi, senza rivolgere particolare attenzione al conducente. Come se anche lui fosse una macchina. Quando ho alzato lo sguardo verso lo specchietto retrovisore mi sono resa conto che al posto di guida c’era una donna. Lei ha ricambiato il mio sorriso. Lo ha fatto anche con gli occhi dato che vedevo solo loro nello specchietto retrovisore.

La tassista  mi ha chiesto come era stato il soggiorno, se l’hotel era di mio gradimento, e mi ha chiesto anche se preferivo  il finestrino chiuso “perché magari c’è troppa aria“. No, va benissimo così, ho risposto io. Quello scambio tramite sguardi mi ha riportato in mente la protesta  contro il divieto di guida per le donne arabe che, guarda caso, si svolgeva proprio in quei giorni.

Mentre la tassita guidava, si aggiustava e capelli e rispondeva alla telefonata della figlia (presumo adolescente), l’abitacolo lentamente si era trasformato nella metafora di un mondo guidato dalle donne. E quel mondo, durato il tempo di una corsa, mi è sembrato decisamente più accogliente. Ho cominciato a notare tutta una serie di piccoli dettagli che rivelavano una presenza femminile. Quel nuovo mondo-taxi mi ha fatto pensare che a parità di condizioni, la donna ha capacità empatiche nettamente superiori a quelle di un uomo.

La delicatezza è femmina, e noi, che viviamo in una società così indelicata, non ci siamo abituati. E allora mi sono chiesta come sarebbe oggi il mondo se le donne occupassero un maggior numero di posizioni strategiche. Capi di governi, dirigenti di banca, guida di multinazionali? No, nulla di troppo impegnativo. Basterebbe che guidassero i taxi, sarebbe un ottimo inizio.

Ho chiesto alla tassita cosa ne pensasse e lei, rivolgendomi uno sguardo complice, ha detto che le donne hanno paura di fare il suo mestiere, perché il problema è sempre lo stesso: gli uomini. “Poche donne sono disposte a girare tutta la notte, caricare sconosciuti e rischiare la propria pelle”. E aggiunge: “ha sentito la storia del tassista a Milano che ha violentato una ragazza? Una bellissima ragazza caricata fuori da un locale? Arrivati a destinazione lui ha accostato la vettura al ciglio della strada, ha fermato il motore, chiuso l’auto e l’ha violentata. Sa cosa ha detto quella specie di subumano alla polizia? Che la ragazza, dopo aver pagato la corsa, gli ha sorriso e ringraziato e lui, per quello, si è sentito incoraggiato. Mi scusi, ma sei noi donne avessimo la forza fisica che hanno gli uomini, e metta caso che mi  capiti un giorno di caricare un manzo pazzesco, secondo lei, potrei fare una cosa simile?” No che non lo avrebbe fatto. Nel mondo-taxi le cose vanno diversamente, e i sorrisi sono ricambiati. Non fraintesi.


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