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Pirati digitali e i pirati della spazzatura digitale

11 novembre 2013

ARTICOLI


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Scaricare Dvd o Cd  facendo uso di pirateria informatica è illegale.  Radio, tv e cinema accusano i consumatori che fanno uso di questa pratica illegale di sostenere traffici illeciti, di essere concausa di disimpiego, mancato fatturato, e chi più ne ha più ne metta. Le principali etichette discografiche premono con le loro lobby sui governi per avere leggi sempre più restrittive, e lamentano ogni anno un calo delle vendite rispetto a quello precedente a causa della pirateria. Le case produttrici tendono a equiparare ogni download illegale con una vendita in meno anche se, stando ad uno studio condotto dall’UE, che capovolge la visione con cui si affronta la questione del rapporto tra la pirateria e le vendite di musica, «la pirateria musicale digitale non rimpiazza gli acquisti di musica legale in formato digitale».

Fare uso di pirateria sarà anche illegale, ma se penso che un cd costa in media 20 euro, e i giochi per consolle superano anche i 70 euro, allora mi viene da pensare che qualcosa non va. E che forse sarebbe il caso di abolire tutti i divieti sul download gratuiti, rendendoli depenalizzati. Anni fa la pirateria era esercitata soprattutto a scopo di lucro. Oggi non è più così e il fatto di riuscire a scaricare in pochi minuti interi film ha dato vita ad un nuovo genere di pirateria.

Questo importante cambiamento non è mai stato accompagnato da un aggiornamento normativo, come ad esempio l’abolizione delle sanzioni penali a coloro che non violano il diritto d’autore per scopi di lucro. Inoltre i provvedimenti contro chi scarica contenuti illegalmente servono solamente a complicare la vita agli utenti senza apportare alcun beneficio, dato che la pirateria riesce sempre a scavalcare l’ostacolo.

motivi-spegnere-la-televisione-effetti-negativiMa la questione di fondo è un’altra per me: acquistare da chi schiavizza, deforesta  e uccide per estrarre la materia prima necessaria a costruire i componeti software, non è altrettanto illegale? E, una volta che tutti questi dispositivi sono diventati obsoleti (e il ricambio oggi è estremamente veloce), non è un crimine utilizzare paesi poveri come  grande pattumiera di sostanze tossiche e scarti elettronici? Decontaminare e disporre dei residui tossici costa oltre mille dollari alla tonnellata. Sarà per questo che il 47% delle scorie europee  viene spedito ai Paesi in via di sviluppo a bordo di navi-pirata. Secondo le stime dell’Unep ci sono 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno (più del 5% di tutti i rifiuti solidi urbani generati nel mondo). C’è anche chi utilizza l’escamotage delle donazioni, regalando ai “bisognosi” dispositivi che, una volta arrivati a destinazione, si rivelano per il 70% inutilizzabili.

Perché le leggi fatte per proteggere la proprietà e il guadagno sono sempre più restrittive e severe di quelle fatte per difendere la dignità umana e la vita? Finchè l’industria non sarà in grado di garantire che il proprio processo di produzione rispetta i principi basilari come il non sfruttamento delle risorse umane e il rispetto per quelle ambientali, non potrà pretendere comportamenti “responsabili” da parte degli utenti. Un’industria che per assicurarsi la produzione distrugge e inquina, e lo fa anche nelle fasi di smaltimento, deve assumersi responsabilità ben maggiori. Forse sarebbe il caso che ci mettessimo a dialogare per trovare un modo di cambiare rotta e andare verso altri tipi di bisogni, che non generano dipendenza. Come i gadgets tecnologici considerati ormai oggetti di culto usa e getta.


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