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Le scelte coraggiose dell’Uruguay

11 dicembre 2013

ARTICOLI, QUESTIONI SUDAMERICANE


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L’Uruguay sarà, dal 2014, il primo paese al mondo dove la produzione, la distribuzione e il consumo di cannabis saranno controllate dallo Stato. Il senato di Motevideo ha infatti approvato la legge, con 16 voti a favore e 13 contrari, su un totale di 30 seggi  – voluta dal Presidente José Mujica e già passata alla Camera lo scorso 31 luglio – che disciplina produzione e commercializzazione della marijuana. Ora manca solo la firma dello stesso capo dello Stato perché le norme entrino in vigore.

“Pensiamo di trattare questo vizio come si tratta una dipendenza – spiega José Mujica – Vogliamo sfidare il narcotraffico nel mercato, in modo da rendere poco conveniente il traffico illegale perché lo Stato venderà la marijuana a un prezzo più basso e controllato. Invece di combattere il fenomeno con la repressione, lo combattiamo con le regole del mercato”.

La marijuana sarà venduta nelle farmacie ad un prezzo equivalente a 75 centesimi di euro al grammo, solo agli adulti,  e i consumatori potranno acquistare fino a 40 grammi al mese, ma solo dopo essersi iscritti in un registro nazionale (che non sarà reso pubblico). Sarà consentita l’autoproduzione, non più di sei piante a persona, e la costituzione di gruppi per coltivare massimo 45 persone e non più di 99 piante. In entrambi i casi le piante dovranno crescere all’interno di circoli istituiti dalla stessa legge.In questo modo lo Stato potrà controllare la coltivazione e la vendita a scopi psicotropi e ricreativi, peraltro incassando circa 25 milioni di euro all’anno.

Non è  la prima volta che questo piccolo paese con 3,2 milioni di abitanti dimostra di essere all’avanguardia sui temi sociali. Basti pensare che l’Uruguay, prima di altri paesi dell’America Latina, ha legalizzato, nel 2007, le unioni civili delle coppie omosessuali e l’adozione per le coppie dello stesso sesso, nel 2009.

casa_mujicaSotto l’impulso della coalizione di sinistra “Frente Amplio”, al potere dal 2005, e dell’attuale presidente Josè Mujica, l’Uruguay si distingue dunque per le scelte coraggiose in campo sociale, su temi spinosi e delicati. Sui quali normalmente è difficile avere l’approvazione da parte della maggioranza della popolazione, prima ancora che dei parlamenti. Si pensi che ad oggi il 61% della popolazione in Uruguay contesta il progetto di legge sulla cannabis. Ciò nonostante, la presidenza ha deciso di andare avanti, dimostrando di non soffrire di quell’ansia di compiere scelte solo laddove raccolgano un ampio consenso, tipica dei nostri politici. Ed il risultato, evidente, è che nessuna evoluzione degna di nota, in campo non solo sociale, ha visto la luce negli ultimi 20 anni.

L’Uruguay, invece, si muove nel solco di una tradizione riformatrice che ha visto nell’ex presidente José Batlle Ordonez (19031915) un interprete di grande valore. Ordonez fu il primo in tutto il continente a legalizzare il divorzio con la sola decisione della moglie (1913), ad abolire la pena di morte (1907) ed autorizzare il voto alle donne (1927). Decisioni prese in un tempo in cui il progresso era “più rapido di quanto la società ammettesse, ma le circostanze politiche permettevano di fare andare avanti la legislazione”.

Oggi l’artefice dei grandi cambiamenti in atto è José “Pepe” Mujica, il presidente dal passato nei Tupamaros. Mujica incarna un preciso ideale  e lo applica alla sua azione politica: nessuno schiavo, nessun padrone, ossia, l’uguaglianza.  Non a caso la spinta innovativa più importante a cui ha contribuito Mujica vi è stata nel campo dei diritti civili. Anche se, in Europa, il presidente dell’Uruguay è conosciuto soprattutto per la sua campagna anti-armi “Consegna la pistola e ti diamo una bici o un computer” .

Mujica è noto anche per le sue scelte di condotta di vita. Infatti egli vive nella casa da lui costruita, di 45 metri quadrati, rinuncia allo stipendio ( il 90% lo devolve ad associazioni umanitarie) e non ha la scorta. Inoltre, ha una macchina del 1987.  “Il mio stile di vita è una conseguenza del processo della mia vita. Ho combattuto per quanto è possibile per l’uguaglianza e la parità di uomini”, dice Mujica, ex-guerrigliero che ha trascorso quattordici anni in carcere, per lo più durante gli anni della dittatura.

Insomma, Mujica pare davvero una figura straordinaria, un uomo che è rimasto con i piedi per terra, che non si è fatto travolgere dal potere. Lui è capace di interpretare al meglio il suo ruolo nell’interesse generale e per il bene del popolo. Come dovrebbe fare ogni buon leader. E’ sotto questa angolatura che va letta la legge sulla cannabis fortemente voluta da Mujica. Evitando così il rischio di incorrere nell’errore di considerare la cosa come una mera mossa populista.


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