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Ludovico Einaudi – lo spazio della musica

21 gennaio 2014

CONTRORECENSIONI


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di Marzia Di Dino

Einaudi è un pianista e compositore italiano che ho scoperto nel 2008, quando ero residente all’estero. E’ successo una sera, in un ristorante, durante una cena di lavoro. Ho sentito una musica che mi parlava all’orecchio, distraendomi dalla conversazione con miei commensali. E ben presto quel sussurro si fece voce e fu allora che cominciai a seguire il racconto di quelle note. Alla fine cenammo in due: io e una musica sconosciuta. Tutto il resto era svanito.

Sparito il ristorante e le conversazioni di convenienza, si era dissolto il luogo e sospeso il tempo. Alla fine della serata andai a chiedere, a uno dei camerieri, di chi fosse quel sottofondo musicale. Mi disse: <<è un italiano…come lei>> e mi mostrò la copertina del cd “Una Mattina”.

Da allora molti temi composti da Ludovico Einaudi fanno parte della colonna sonora della mia vita. La sua musica mi ha accompagnato prima sporadicamente in viaggi e situazioni, poi ha preso dimora nella casa di campagna, dove vivo ora. Fa parte di questa casa come il gatto addormentato sullo zerbino, come le foglie rosso-arancio della pianta di cachi che in autunno vedo dalla finestra, come la fila di scarpe all’ingresso, abitudine contratta altrove e poi mantenuta.

La musica ha questo potere: crea spazi e dimensioni emotive che si sovrappongono allo spazio tridimensionale nel quale ci muoviamo quotidianamente. Trovo molte somiglianze tra l’architettura e la musica perché entrambe offrono all’uomo uno spazio ove rifugiarsi … in un certo senso. Anche tra il compositore e l’architetto trovo un agire comune. Entrambi lavorano con una struttura di carattere matematico che piegano, ripiegano e dispiegano sì da creare una “forma”. E come creatori di origami, fanno sparire “l’idea di foglio” e presentano una “forma che evoca altro da sé”. Non solo, entrambi si servono della tecnologia e della sperimentazione per ampliare all’infinito la possibilità di creare “forme”.

Il potere della musica di creare spazi viene magistralmente gestito da Einaudi. Le sue composizioni danno vita a  luoghi ove far vivere le proprie emozioni, ove far germogliare le proprie fantasie e ove custodire certi ricordi. Sicché la sua musica diventa “dell’ascoltatore”, e come accade nell’architettura…lo spazio creato dal progettista diventa poi di chi lo abita.

È ovvio che il contesto e le emozioni che hanno ispirato il compositore nella creazione di un brano siano diverse da quelle  dell’ascoltatore…ma è proprio questa la magia. La magia sta nel fatto di aver creato uno spazio, un contenitore per una dimensione interiore che ogni ascoltatore vive a suo modo e carica di senso. Tutta la musica veicola emozioni e messaggi, che però sono “quella” emozione, “quel” messaggio. Certe musiche ti inchiodano al muro e ti gridano in faccia, molte raccontano una storia, altre ti scuotono il corpo.

La musica di Einaudi per me apre una porta. Oltre la soglia di quella porta vi sono gli ampi spazi interni del sentire, soffitti alti, angoli dove metabolizzare. E poi lunghe fughe di saloni, vi sono le comode poltrone del ricordare, i tetti spioventi e scivolosi di pioggia dell’aspettare, vi sono le belle stanze rinascimentali che allargano il cuore e che sono fatte per stare, stare semplicemente. Ma anche rovine antiche che commuovono, come certi passaggi al pianoforte e poi… poi vi sono i corridoi prospettici stretti e lunghi dove gridano e incalzano gli archi che sboccano in vuoti sconfinati, ove corrono le percussioni e gli intenti fino alle brusche pause di silenzio su verande settecentesche dove ansimanti lasciamo vagare lo sguardo.

Forse ho una percezione troppo visiva della musica e come Spengler: <<… vivo la musica come immagine. Certi suoni di Mozart ad esempio per me sono “verdi”. Mi trovo in un paesaggio della Lorena, mi stendo e volgo gli occhi al sole. Allora percepisco quel tema dell’orchestra come ombra di nubi o suono di campane; alla fine balzo su dalla poltrona e non ho udito più nulla della musica (solo come sottofondo), mentre ho visto tutto in colori…>> … ma qualunque sia la vostra percezione musicale…have this experience!

Io ho provato a trasformare in parole un brano. E questa è stata la mia esperienza:

incorporato da Embedded Video

Experience – In a Time Lapse- Ludovico Einaudi

<<Mi incammino a passi esitanti e ogni passo è una scelta, ad ogni passo scelgo una direzione ed elimino tutte le altre, scelgo l’uno nell’infinito, a volte consapevolmente, a volte meno. A tratti il mio passo è più deciso e la mia consapevolezza mi rende l’animo e la gamba leggera e quasi corro. Corro perché ne sono sicuro, corro perché il ritmo dei miei passi è quello del mio respiro e quello del mio respiro è quello del mio cuore e tutto pulsa all’unisono e in quella corsa mi sento libero e felice. Soprattutto libero. Felice di essere libero. Quando il pensiero si fa azione mi concentro sull’uno a scapito delle infinite possibilità di scelta. Corro e non ho dubbi, corro e non mi spaventa lo spazio infinito, serro il tempo tra le mani, corro e la mia vita è una linea pulita e netta, la scia di un aereo nel cielo. Mi sento leggero, l’aria al mattino è piacevolmente fresca, il caffè è più buono e denso di aromi, il dettaglio si riveste di senso, la realtà si scompagina in fogli di carta da lucido sovrapposti e tutti i piani del reale convivono allo stesso tempo, il mio sguardo li trafigge e li comprende tutti, la mia felicità sta nell’attraversarli correndo. Sono qui adesso e non potrei essere altrove, questa consapevolezza mi disegna sul viso un sorriso appena accennato e uno sguardo meravigliato. Non è sempre così, a volte io sono il dettaglio di un unico piano del reale, gli altri semplicemente spariscono, sono nel foglio come un tratto di matita, ne so quanto un segmento del progetto. A volte cammino e cammino senza capire dove sto andando, cammino senza scegliere pensando che il reale sia quell’unico foglio e non vi sia altro da vivere ed esperire. Allora mi fermo. Chiudo gli occhi. La mia mente si affolla di infiniti scenari, tutti possibili, tutti reali. Apro gli occhi e non li faccio sparire, scelgo di soprapporli a ciò che vedo, sovrappongo un piano all’altro come faccio quando disegno, foglio su foglio, trama su trama, reale su reale e scelgo di attraversarli, con i miei passi, con le mie scelte…e ricomincio a correre>>.

mdd

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Ludovico Einaudi – In a Time Lapse


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