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I rifiuti spaziali causeranno il definitivo black out delle telecomunicazioni?

30 gennaio 2014

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“Lo spazio è l’approssimazione naturale più vicina ad un vuoto perfetto” . Lo immaginate così lo spazio? Forse la maggior parte di noi sì. Purtroppo le cose stanno diversamente. Lo spazio che circonda la Terra somiglia sempre più ad una tangenziale all’ora di punta. Intasata di satelliti, sonde, rottami di veicoli, oggetti di vario tipo lasciati da astronauti (tra i quali macchine fotografiche, guanti, spazzolini da denti, attrezzi e anche sacchi d’immondizia prodotti dagli occupanti della stazione orbitante MIR in quindici anni di attività) che galleggiano indisturbati.

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Il foro di 1 millimetro nel finestrino dello shuttle Challenger.

Stando alle stime, sono decine di migliaia gli oggetti di origine umana che vagano nel vuoto. Vuoto si fa per dire, dato il numero elevatissimo. E non solo, essi viaggiano alla velocità di 28.000 Km all’ora. Cosicché anche un piccolo frammento, a quella velocità, può trasformarsi in un’arma letale.  E sono centinaia di migliaia i pezzi di dimensioni così ridotte da non poter essere individuati dai Radar. Con tutto ciò che ne deriva in termine di potenziale e estrema pericolosità. Si pensi che durante il volo inaugurale dello shuttle Challenger, una scaglia di vernice si schiantò contro uno dei finestrini frontali creando un foro largo 1 millimetro. Sempre più spesso, dunque, le missioni spaziali devono modificare i piani o la rotta stabilita a causa di detriti vaganti.

La maggior parte di questi detriti non identificabili è stata generata dalla collisione tra satelliti. Se pensiamo che in cinquant’anni di attività spaziale sono stati effettuati 5000 lanci e che il 95% di tutto ciò che orbita intorno al nostro pianeta è spazzatura, viene da mettersi le mani nei capelli. E parlare di spazio ridotto ad una discarica appare tutt’altro che azzardato.

Senza contare i pezzi orbitanti di dimensioni maggiori e dunque rilevabili dagli strumenti, stimati dalla Nasa in una quantità pari a 22.000. Il cui movimento è seguito costantemente da radar e telescopi del Norad, il comando americano per la difesa aerospaziale, e dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea. Purtroppo i dati comunicati permettono di predire la loro orbita  solo con approssimazione e, per non svelare le capacità militari, non specificano il margine d’errore.

A computer simulation of the distribution and movement of space debris at present and in future.

A computer simulation of the distribution and movement of space debris at present and in future.

Si prevede che nel prossimo decennio saranno mandati in orbita circa 1.150 nuovi satelliti. Di questo passo lo scenario peggiore che potrebbe verificarsi è la sindrome di Kessler, dal nome del consulente della NASA che per primo la ipotizzò. In questo scenario si prospetta il raggiungimento di una massa critica di detriti spaziali tanto elevata da generare una serie di collisioni a catena, con la conseguente generazione esponenziale di nuovi detriti. Fino a rendere impossibile l’accesso allo spazio per diverse generazioni.

Fare pulizia è molto difficile ormai. Nel tempo sono state avanzate alcune ipotesi per tentare di risolvere il problema dei detriti spaziali. Da tecnologie come robot che spingano i rottami su orbite-cimitero o in atmosfera, a satelliti-spazzino che li intrappolino con spume, fino all’uso di laser o fasci di ioni per rallentare i detriti e quindi farli precipitare nell’atmosfera. Tuttavia nessuna di queste ipotesi è riuscita ad avere applicazioni reali, soprattutto a causa delle implicazioni di natura economica, legale e militare.

L’uomo impiega  tempo, menti e un continuo ed ingente  impegno economico nello sviluppo di tecnologie sempre più avanzate. Noncurante di ciò che avviene attorno al nostro pianeta. Oltre alla Terra, stiamo distruggendo lo spazio attorno ad essa. E non ci rendiamo conto che la nostra civiltà dipende sempre più dalla presenza dei satelliti nello spazio, dai dispositivi GPS fino alle telecomunicazioni  per lo studio e il monitoraggio dei fenomeni atmosferici e geofisici. Cosa succederebbe se l’orbita terrestre diventasse inagibile in questo senso? Che ne sarebbe di noi? A cosa servirebbero i nostri bei telefoni e computer? Pensate che questa sia fantascienza?

Anche se non ce ne rendiamo conto, oggi lo spazio è la spina dorsale della difesa e dell’economia mondiale. Anche una parte di un’operazione col bancomat passa per il cielo. A parlare non è uno qualunque, ma Luca del Monte, ingegnere a capo delle Attività sicurezza e difesa dell’Agenzia Spaziale Europea.


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