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#sfigatochisinasconde

12 febbraio 2014

ARTICOLI


 

Quanti di noi si ricordano il nome dell’ultimo adolescente morto suicida? E quanti giorni credete che durerà l’indignazione per il suicidio della ragazza quattordicenne di Padova? Sì, quella che si è buttata da un palazzo abbandonato Domenica scorsa. Quella che andava male a scuola. Quella che era stata mollata dal fidanzato. Proprio quella, malinconica ragazza amante dei libri. Quella come tante altre. Quella, che come altri 60 milioni di utenti, era iscritta al sito Ask.fm.

Forse per i media la “questione” è già chiusa dato che la Procura di Padova ha deciso di non aprire un fascicolo d’inchiesta sulla vicenda. Secondo il magistrato di turno “non vi sarebbero nemmeno gli estremi per procedere sull’ipotesi di «istigazione al suicidio», dopo che sui social network frequentati dall’adolescente, in particolare «Ask.fm», sono state scoperte frasi in cui la teenager veniva offesa pesantemente da coetanei, alcuni dei quali, leggendo dei suoi impulsi autolesionistici, le auguravano la morte”. Fatto sta che non si può restare fermi con le mani in mano ad aspettare che altri ragazzi finiscano nella rete in quel modo. Ogni genitore la sente quella morsa allo stomaco a immaginare il proprio figlio volare giù da un tetto perché “perseguitato anonimamente dai cyberbulli”.

Il fatto è che nel sito Ask.fm,  frequentato da ragazzi tra i dodici e i diciotto anni, la libertà è un concetto assolutamente distorto. Si è liberi di offendere, di insultare e minacciare, così come di mantenere l’anonimato. La stupidità è come un fungo infestante, e siti inutili come questo non possono essere chiusi per il semplice fatto che ne spunterebbero altri. Serve piuttosto armare i bambini fin da subito. Perché dicano no,  pensino con la propria testa e riescano a riconoscere ciò che è bene, ciò che è utile. Semplicemente a conoscere i mezzi che utilizzano. E a difendersi da essi.

La libertà di espressione è talmente preziosa che andrebbe trattata con grande cura, insegnata, perché le parole sono armi potenti che in mano ad adolescenti fragili diventano letali. Tocca a noi, genitori, educatori e adulti prendere per mano i ragazzi e accompagnarli nelle terre, seppur virtuali, dove regna quel genere “libertà”. Se è vero che la conoscenza rende un uomo libero, cosa aspettiamo ad organizzare una sorta di task force tra scuola e famiglie in grado di attrezzare meglio i nostri figli? Per ribaltare l’immagine di questi social network inutili, mettendo all’angolo chi li usa in modo inadeguato. Insegnando prima di tutto loro a metterci la faccia. Senza l’oppio dell’anonimato. Rendendo sfigato che si nasconde. Perché è più efficace l’azione che una censura inutile:

#sfigatochisinasconde


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