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E se il Boeing 777 sparito nel nulla fosse già stato ritrovato?

17 marzo 2014

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Il mistero della scomparsa del Boeing 777 della Malaysian Airlines Kuala Lumpur-Pechino, svanito nel nulla sabato 8 marzo con 239 persone a bordo, si fa sempre più fitto. Le ipotesi sono tante: dal dirottamento al suicidio del pilota, all’atto terroristico. C’è addirittura chi ipotizza che l’aereo sia stato già abbattuto e che tutto si sia svolto in gran segreto per non svelare tattiche, manovre e i nomi coinvolti. Ma che ne possiamo sapere noi, comuni mortali?

A pensarci bene questa vicenda fa venire in mente alcuni scenari dei magici “sixties”, gli anni in cui si susseguirono terribili incidenti tra sottomarini e navi da guerra, sparizioni e affondamenti. Alcuni dei quali ispirarono addirittura film del calibro di “Caccia a Ottobre Rosso.” In quegl’anni tutti erano strategicamente appostati in mare e in cielo, come il K-129, un sottomarino lanciamissili sovietico che entrò in servizio nei primi anni sessanta con il nome di B-103.

Il K-129 tuttavia scomparve con l’equipaggio di 98 uomini nel marzo-aprile del 1968, e fu dichiarato ufficialmente disperso dalla marina sovietica il 3 agosto dello stesso anno. Il relitto non fu mai ritrovato dai sovietici, che fino a metà anni settanta non seppero neanche quale sorte fosse toccata al sottomarino.  Si parlò ufficialmente di presunto affondamento e venne organizzata una massiccia missione di ricerca che coinvolse tutte le unità aeronavali disponibili nel Pacifico. 

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L’insolita e frenetica attività sovietica per mare non passò di certo inosservata e i messaggi in chiaro dei russi lanciati durante le fasi di ricerca furono intercettati dalle stazioni di ascolto degli americani. I quali compresero ben presto che un sottomarino russo era affondato da qualche parte nell’Oceano Pacifico. Il boccone dunque era ghiotto. In piena guerra fredda il recupero del relitto avrebbe significato carpire alcuni dei segreti più gelosamente custoditi dai sovietici, come cifrari e informazioni tecnologiche.

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La CIA  affidò dunque la missione di ritrovamento al sottomarino  USS Halibut, che localizzò il K-129  in poco tempo. La relativa operazione di recupero si rivelò tra le più costose e segrete della guerra fredda. La CIA promosse così il “Progetto Azorian”, e alle industrie del  miliardario Howard Hughes commissionò la costruzione di un’enorme nave da recupero, la Hughes Global Explorer,  lunga 189 metri, pronta in appena due anni. Questa nave aveva il fondo apribile in modo da far calare dei grandi bracci meccanici che avrebbero dovuto afferrare e sollevare il sottomarino sovietico senza che dall’esterno si capisse che era in corso un recupero navale.

Per depistare l’opinione pubblica, la nave doveva ufficialmente estrarre i noduli di manganese dal fondale oceanico. Ma il tentativo di recupero si rivelò un fallimento perché l’enorme pinza d’acciaio costruita per agganciare il relitto mancò il bersaglio e si schiantò sul fondale marino, danneggiando tutta la sezione poppiera dello scafo, proprio dove si trovavano gli obiettivi della CIA. I detriti si dispersero per svariati chilometri quadrati sul fondale marino rendendo vano ogni altro tentativo di recupero.

Nonostante la segretezza che circondava il progetto Azorian, la fuga di notizie fu inevitabile e nel 1974 il noto giornalista del New York TimesSeymour Hersh venne a conoscenza della vera natura del progetto. Certamente era impensabile che un’impresa così ciclopica potesse rimanere segreta a lungo. La CIA riuscì a non far trapelare nulla fino al 1975 quando il Los Angeles Time pubblicò il primo articolo al riguardo seguito a ruota dalle altre testate. Gli articoli tuttavia non erano incentrati tanto sulle operazioni segrete della CIA, quanto sugli abusi e gli sprechi del progetto Azorian, fatto che portò all’apertura di numerose inchieste governative sull’operato dell’Agenzia.
Questa vicenda che ancora appassiona gli storici,  pur avvenuta in un contesto storico diverso, ci può dare la misura di quanto impenetrabili siano le attività militari. Ma non solo. Ci induce a riflettere sul fatto che  se cinquanta anni fa e quando i livelli tecnologici non erano così avanzati gli americani sono riusciti a ritrovare un sottomarino affondato nel mezzo del pacifico, sembra davvero impossibile che un aereo oggi possa sparire nel nulla.

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One Response to “E se il Boeing 777 sparito nel nulla fosse già stato ritrovato?”

  1. Lu Says:

    una vera spy story alla 00tette! la mia teoria è la seguente: l’aereo è stato agganciato da un raggio catturante inviato da Kim-yong-un perché invaghito di una passeggera a bordo, alla quale voleva far vedere la sua nuovissima stazione sciistica al chiaro di luna. il velivolo è stato nascosto in una base scavata nel ventre di una montagna e smontato per carpine i segreti in vista dell’imminente lancio del KIMair 001 e il resto dei passeggeri, in quanto insignificanti, sono stati dati in pasto ai cani. se non ci ho beccato ci sono andato molto vicino. sai che ho le mie fonti sul tema 😉