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I nuovi reati ambientali? Peccato che oltre la legge ci sia anche l’inganno…

25 marzo 2014

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reatiambientali

Una persona che reca danno all’ambiente è un criminale. Ho sempre pensato che commettere deliberatamente reati ambientali fosse talmente grave da configurare una lesione all’umanità intera. E per ciò punibile dalla legge.

Anche per questo mai mi sarei immaginata che il nostro codice penale non contemplasse il delitto ambientale come fattispecie criminosa. E’ di poche settimane fa una buona notizia: la Camera dei Deputati ha approvato il progetto di legge Micillo-Realacci-Pellegrino con cui verrebbe introdotto nel codice penale un nuovo titolo VI-bis, dedicato ai delitti contro l’ambiente, al cui interno sono previsti i quattro seguenti nuovi delitti:

– disastro ambientale:  chi altera gravemente o irreversibilmente l’ecosistema o compromette la pubblica incolumità è punito con il carcere da 5 a 15 anni;

– inquinamento ambientale: prevede la reclusione da 2 a 6 anni e multa da 10 mila a 100 mila euro per chi deteriora in modo rilevante la biodiversità (anche agraria) o l’ecosistema o lo stato del suolo, delle acque o dell’aria. Se non vi è dolo ma colpa, le pene sono diminuite da un terzo alla metà. Scattano invece aumenti di pene per i due delitti se sono commessi in aree vincolate o a danno di specie protette;

– traffico e abbandono di materiale di alta radioattività: inteso come reato di pericolo, punisce con il carcere da 2 a 6 anni (e multa da 10mila a 50mila euro) chi commercia e trasporta materiale radioattivo o chi se ne disfa abusivamente;

– impedimento del controllo: chi nega o ostacola l’accesso o intralcia i controlli ambientali rischia la reclusione da 6 mesi a 3 anni.

reati-ambientali-italia Le voci che si sono levate dal mondo ambientalista per commentare l’iniziativa legislativa sono tutte improntate all’ottimismo. Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, si è così espressa:  “Da vent’anni aspettavamo l’inserimento dei delitti contro l’ambiente nel codice penale per poter combattere con strumenti efficaci la criminalità ambientale. Si tratta di una riforma di civiltà indispensabile per il nostro paese e ulteriori miglioramenti potranno venire dal passaggio al Senato”. Sulla medesima lunghezza d’onda Dante Caserta, Presidente del WWF Italia: “Finalmente il nostro Paese può, se al Senato verrà garantita una corsia preferenziale a questo provvedimento, mettersi al passo con gli altri paesi europei nella lotta ala criminalità ambientale. Può essere questo un tassello importante e un biglietto da visita positivo anche in vista del semestre di presidenza europeo dell’Italia che inizia a luglio”.

Ma purtroppo non è tutto oro quel che luccica. Infatti, i media si sono concentrati sul pacchetto dei nuovi quattro delitti ambientali, non approfondendo invece la seconda parte del nuovo provvedimento normativo.  Spiegato per filo e per segno da Maurizio Santoloci sul sito Dirittoambiente.

“Dietro la massiccia comunicazione mediatica che anticipa l’introduzione di nuovi delitti ambientali, che comunque sono molto scenografici sulla carta ma scarsamente applicabili e di poco effetto pratico, in realtà si nasconde poi un azzeramento totale e tombale di tutti gli illeciti ambientali oggi esistenti. Una specie di resettamento generale di fatto, epico in senso negativo, con riflessi devastanti sulla strategia di contrasto a tutte le illegalità ambientali diffuse sul nostro territorio” , afferma Santoloci.

Ma prima ancora di prendere in considerazione la seconda parte, già guardando alla voce “inquinamento ambientale” delle nuove disposizioni legislative, si capisce quanto siano approssimativi e di dubbia interpretazione i concetti utilizzati. Come quando si fa riferimento a “chi deteriora in modo rilevante la biodiversità”. Come definire la rilevanza del deterioramento, ad esempio? O ancora, misurare  la “quantificazione del danno ambientale”?

La meno chiara, tuttavia, è la seconda parte, racchiusa nel titolo “Disciplina sanzionatoria degli illeciti reato-ambientale-tuttacronacaamministrativi e penali in materia di tutela ambientale”. Uno degli articoli, il 318-ter, prevede che “allo scopo di eliminare la contravvenzione accertata, l’organo di vigilanza, nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria di cui all’articolo 55 del codice di procedura penale, ovvero la polizia giudiziaria impartisce al contravventore un’apposita prescrizione, fissando per la regolarizzazione un termine non superiore al periodo di tempo tecnicamente necessario”. Fare riferimento alla possibilità di “eliminare la contravvenzione” significa di fatto tradire l’intento sanzionatorio della norma.

Senza considerare che nel momento in cui si parla della “prescrizione” che la polizia giudiziaria dovrebbe impartire a chi commette reato, si presuppone che l’organo di polizia  debba entrare nel merito della violazione. Capirete bene quanto sia lasca la trama, e come si presti a interpretazioni varie con il conseguente rischio di aggiramento delle norme di legge.

Ma andiamo avanti. E cosa accade nel caso venga applicata la prescrizione? Che “l’organo accertatore ammette il contravventore a pagare insede amministrativa, nel termine di trenta giorni, una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione stessa.” Insomma, il reato viene così estinto con il pagamento di una somma in via amministrativa! Pare allora che la legge sia in verità finalizzata ad estinguere il reato.

Nulla di nuovo all’orizzonte, dunque. Speriamo solo che prima del sì al Senato sparisca l’inganno…

 


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One Response to “I nuovi reati ambientali? Peccato che oltre la legge ci sia anche l’inganno…”

  1. Lu Says:

    sono davvero stupito che il parlamento non avesse legiferato in materia finora! nel merito, inoltre, concordo che sembra molto vago tutto ciò. e se per di più tale provvedimento legislativo porta con sé un condono sui reati passati, beh … chapeau!