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“DIMENTICATE LA VITA DI TUTTI I GIORNI PERCHÈ LA VITA VERA È QUI.

28 marzo 2014

CONTRORECENSIONI


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In scena una “giovane” compagnia over 60 per un tragicomico racconto in bilico tra le storie individuali e la macrostoria di un’epoca obbligata al cambiamento in attesa del nuovo millennio. Siamo nel 1989, tra muri che cadono e ideali che affondano, quale migliore punto di vista se non quello di chi osserva il mondo tra i raggi di un sole e di una vita al tramonto? Le storie si articolano e si raccontano all’interno della cornice di una casa di riposo nella campagna parmense dove si incrociano le vite degli ospiti riluttanti: primo fra tutti Eugenio, lì relegato dal figlio e dalla terribile nuora detta “pinna di squalo”.
“Il tramonto sulla pianura” è il frutto di un’iniziativa teatrale insolita, che mi è stata segnalata da uno degli attori della compagnia. La sensazione che ho provato leggendo le prime righe di presentazione è stata di grande curiosità, condita da un pizzico di gioia. L’attore ha inoltre utilizzato la parola coraggiosa nel definire l’iniziativa del Teatro Menotti. Caro Marco, io invece credo che i veri coraggiosi siate proprio voi attori.
Tutti non professionisti e over 60, infatti, selezionati durante i laboratori teatrali tenuti da Emilio Russo, il regista, e Caterina Spadaro, insegnante di teatro. Gli scritturati faranno le prove per più di un mese, ore ed ore ogni giorno, “con  un regolare contratto professionale in regola con gli obblighi previdenziali e assistenziali”.
Ce ne vuole di sì coraggio per mettersi a nudo. Così come per salire su un palco, soprattutto quando non sei un vero professionista. Una dimostrazione da parte degli attori che vi partecipano di possedere grande energia e vitalità.
 Davanti alle grandi vetrate che incorniciano il mutare delle stagioni sfilano i personaggi con le loro storie: nobili singolari, poeti improbabili, attrici dalla vita malinconica e avventurosa, fascisti fedeli fino all’ultimo respiro, suore stravaganti, medici assurdi. Intorno, la strana magia della pianura parmense e del fiume che la percorre, il Po, depositario di riti antichi, ma anche di delitti misteriosi. E mentre si passa da una tarda estate a un Natale nevoso, ripercorriamo il racconto di un secolo.
Qualche giorno fa leggevo un articolo pubblicato sull’Internazionale che parlava del talento. L’autrice chiudeva il pezzo citando la storia di Michel Eugène Chevreul, un chimico famoso nell’ottocento che pubblicò studi sulla luce e sul colore che influenziarono i pittori divisionisti. E che in seguito si occupò di acidi grassi e inventò la margarina. Poi, verso i novant’anni “decide che è tempo di orientare altrove i propri interessi e fonda, da vero esordiente di successo, una nuova disciplina: la gerontologia. Pubblica il suo ultimo libro a centodue anni. Il suo nome è scritto sulla Torre Eiffel”.
 Dunque non accontentarsi mai e mettersi continuamente in gioco. Questo mi sembra l’invito che fanno, forse inconsapevolmente, questi magnifici attori e tutta la compagnia. Perché quando si ha talento e competenza da vendere, lo sforzo di sentirsi un debuttante spesso svanisce troppo presto.
 “Il tramonto sulla pianura”, opera teatrale tratta dal libro di Guido Conti, regia e adattamento teatrale di Emilio Russo.  In scena dal  6 al 18 maggio, al Teatro Menotti di Milano.

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