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Brasile, Mondiali 2014: il “reporter” danese che abbandona il campo


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Nei media brasiliani gira da qualche giorno la notizia che “Mikkel Jensen, un reporter danese inviato in Brasile aseguire i preparativi per i Mondiali di Calcio , abbia battuto indignato in ritirata”. Non è specificato per quale testata facesse l’inviato. Pare che Jensen, trasferitosi lì circa sei mesi fa, intendesse scavare dietro le quinte dei lavori in corso e renderne pubblici i problemi: ritardi nella consegna degli impianti, morti nei cantieri degli stadi, costi spropositati.

L’indignazione del danese sarebbe però stata causata non già dalle scoperte legate ai lavori preparatori dei mondiali di calcio, bensì dai gravi problemi sociali nei quali si sarebbe imbattuto.

Mikkel arriva a Fortaleza all’inizio del 2014, considerata dall’ONU la città più violenta tra quelle che ospiteranno le partite. E lì giunge alla conclusione, come lui stesso ha scritto, che la Coppa è “una grande illusione preparata apposta per gli stranieri. Tutti i progetti e i cambiamenti sono fatti per quelli come me e per la stampa internazionale”. 

La notizia ha fatto un certo scalpore ed è diventata subito virale. Al punto che pure in Europa comincia a circolare in queste ore. E sicuramente un titolo simile a questo – “Mondiale nasconde violenze: reporter lascia il Brasile”– invaderà anche il nostro spazio etereo.

Le cose, in realtà, non stanno proprio così. E’ bastato compiere qualche verifica per arrivare a ricostruire con maggiore precisione la notizia. Ma si sa, purtroppo nella corsa emulativa dei media che ha come fine ultimo quello di fare più Like possibili, le notizie vere  si perdono per strada.

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Cominciamo allora col dire che la carriera da giornalista di Mikkel Jensen consiste solamente in una collaborazione con il Pladepressen. Il Pladepressen altro non è che  un piccolo sito dedicato alla musica danese, probabilmente fondato da Keldorf stesso, visto che ha chiuso i battenti poco prima della partenza per il Brasile. Dal 2012 Mikkel pubblica alcuni pezzi qua e  (ossia, due) prima di lanciarsi nell’avventura di lavorare come reporter indipendente dei Mondiali. Tuttavia ciò non significa che lui non possa realizzare un buon reportage.

Da ciò che circola in rete, si evince che Mikkel avrebbe compiuto un’operazione di vero e proprio giornalismo d’inchiesta: “ha scoperto, indagando a fondo, la corruzione dilagante, la disumanità degli sfratti e la fine di tanti progetti sociali all’interno delle comunità. E così ha cercato di dare voce alle ingiustizie provando a intervistare le persone per le strade, soprattutto bambini.” E nel suo “reportage” di pochi paragrafi scrive:

A Fortaleza ho incontrato Allison, 13 anni, che vive per le strade della città. Un ragazzino con una vita molto dura. Lui non possedeva nulla – solo un pacchetto di noccioline. Quando ci siamo incontrati mi ha offerto tutto ciò che aveva, ossia, le noccioline. Quel tizio nulla tenente ha dato l’unica cosa di valore che possedeva a uno straniero, il quale portava con sé una apparecchiatura costosissima e una Mastercard in tasca. Incredibile. Ma la vita di quel ragazzino è in pericolo a causa di quelli come me. Lui sta correndo il rischio di trasformarsi nella prossima vittima della pulizia che stanno attuando a Fortaleza.”

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Il reporter danese fa riferimento a una vera repressione, attuata con violenza soprattutto nei confronti dei bambini di strada: ”Alcuni spariscono, altri sono uccisi quando dormono di notte in aree con alta concentrazione di turisti”, ha affermato. Per questo la decisione: ”Per non contribuire a questo show disgustoso, torno in Danimarca oggi stesso e dico addio al Brasile”.

Nessuno vuole discutere sulla veridicità del quadro raccontato da Mikkel. Che lui lo abbia toccato con mano o no, è noto che, non solo nella regione di Fortaleza, la disumanità con cui vengono condotte le operazioni di “pulizia” è all’ordine del giorno. Ma il punto vero è un altro. Mikkel, volendo fare notizia, si è scordato della sostanza. Ed ha perso  una occasione per raccontare, anche con immagini, la violenza con cui vengono attuati gli sfratti.

Perché in vista dei Mondiali sono state rimosse intere comunità: si stima che ad oggi siano circa 170 mila le persone sfrattate a causa dei lavori collegati ai Mondiali e ai giochi Olimpici 2016. Nel dossier “Megaeventos e Violações de Direitos Humanos no Brasil” sono pubblicati i dati e le informazioni sull’impatto che avranno lavori e le trasformazioni urbanistiche realizzati per i due megaeventi.

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I bambini della comunità di Servluz, Fortaleza

Infine Mikkel avrebbe potuto dare voce al caso delle famiglie, circa duemila, che abitavano nelle vicinanze del Porto di Mucuripe, nello stato del Cearà. Le case attorno al porto, in parte costruite abusivamente, costituivano, per il Governo, un impedimento ai lavori di ristrutturazione e sviluppo di tutta la zona costati 65 milioni di euro.

Cosicché una mattina, senza preavviso, sono arrivate le ruspe, che hanno raso al suolo tutte le abitazioni. Quella mattina è ricordata dai brasiliani privati così barbaramente della propria dimora come il “giorno della disperazione”. Una disperazione fatta anche di paura per i gravi rischi sociali a cui saranno esposti bambini ed adolescenti.

Narrare vicende come queste avrebbe avuto un senso. Invece Mikkel ha preferito ricercare in modo rapido e goffo la notorietà mondiale, usando come notizia la sua fuga indignata e le noccioline del bambino Allison.


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2 Responses to “Brasile, Mondiali 2014: il “reporter” danese che abbandona il campo”

  1. Francesca Says:

    Complimenti,bellissimo articolo,grazie per queste precisazioni essenziali ad una come me affamata di verità.
    Devo ammettere che ero cascata anch’io nella rete delle notizie da “web”/da “bar” !!
    Continuerò a informarmi su questa vicenda.
    Ancora grazie!

    • consuelo canducci Says:

      Ma grazie a te Francesca, informarsi non è cosa da poco! E’ un lavoro che va fatto con cura, e purtroppo i quotidiani non sono sufficienti! Anzi… disinformano perlopiù