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La storia di Raimundo

15 giugno 2014

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Raimundo abitava in quella dimora da più di trent’anni. Non si ricorda nemmeno più come era fatta quella vecchia. Gli anni avevano cancellato ogni traccia del suo passato e ne avevano sbiadito le immagini. La sua famiglia si era perduta nei meandri del tempo, assieme ad una parte di lui. Ma Raimundo, tutto sommato, ora non stava male. Aveva un posto tutto suo. E poi la vista della città da quel punto era magnifica. Nessun litigio col vicinato, spese condominiali inesistenti. Nemmeno le bollette gravavano sul bilancio domestico. Era stato davvero fortunato a trovare quella abitazione.

La mattina si svegliava molto presto a causa dellla luce che filtrava da ogni dove e si precipitava giù dal letto senza esitazione. Aveva sempre fretta e doveva usicre entro una cert’ora perché altrimenti sarebbero stati guai. Il suo lavoro non ammetteva ritardi. Fortunatamente lui aveva sviluppato una tecnica veloce ed efficace e riusciva, in pochi minuti, a lavarsi ed uscire. Certo, il trambusto della città strideva con il suo stato assonnato, ma bastava girare l’angolo e l’odore delle frittelle del bar di Tomàs gli faceva tornare subito il sorriso. Tomàs era una garanzia. Ogni mattina poteva contare su di lui. D’altronde Raimundo non poteva perdere tempo a farsi il caffè a casa. In realtà non ci aveva mai pensato. Già, non ci aveva mai pensato.

Il fatto è che Raimundo poteva contare sull’aiuto di tante persone. Certo, uno scapolo fa sempre tenerezza. E così un piatto di minestra non mancava mai. Solitamente era  Maria, la moglie del giornalaio, a preparargli dei manicaretti per cena. Glieli portava direttamente a casa, visto che ogni giorno doveva passare dalle sue parti. E poi, ogni tanto, gli faceva anche il bucato.

Il pranzo, invece, lo consumava nella mensa, assieme ai suoi colleghi di ufficio. Un branco di alienati come lui. Certo, quel lavoro non era ciò che avrebbe sperato di avere nella vita: ogni giorno la stessa cosa. Le giornate passavano sopra l’animo di Raimundo come un rullo compressore sulle briciole. Polverizzava letteralmente tutto di lui.

E forse la nota peggiore era la consapevolezza del tempo. Lui, il passare del tempo, lo percepiva diversamente dagli altri. Si guardava intorno e invece di vedere la gente invecchiare, vedeva la città trasformarsi. Poteva scorgere i cambiamenti del mondo intero attorno a lui. Eppure il mondo non si accorgeva di lui. Ma Raimundo aveva un rifugio segreto nella sua mente. E ogni giorno tirava fuori un vecchio taccuino e scriveva. Una poesia al giorno. Ha fatto questo per trent’anni.

Potete immaginare quanti scritti, quanti pensieri, quanto amore e dolore l’inchiostro abbia fissato su quei fogli ingialliti. Ecco, quella era la sua gioia. Anche se aveva ormai perso la speranza di diventare un poeta o uno scrittore, quello gli bastava. Scrivere per non farsi inghiottire dal vuoto e dalla solitudine.

La cosa che più lo addolorava era l’indifferenza della gente. Erano pochi quelli che avevano potuto leggere nelle pieghe del suo animo e guardare dentro il nero dei suoi occhi. Erano così neri, che davano l’idea di un pozzo senza fine. Senza fondo.

La storia di Raimundo è una storia da raccontare. E non solo perché è una storia a lieto fine. Per tutti quegl’anni in cui lui aveva scritto poesie una donna lo aveva osservato. Chissà come mai lei avesse aspettato così tanto ad andare da lui. Ecco, quella donna ha scoperto un talento. Ma prima ancora ha scoperto un uomo. E ora lui riceve tante proposte dalle case editrici per pubblicare una raccolta di poesie. Ha anche una pagina facebook! Ora Raimundo non vive più sotto un ponte.

Io me lo ricordo Raimundo. Abitava non lontano da casa mia, a São Paulo. Viveva per strada come altri milioni di uomini. Sì, uomini,  non barboni.

La storia di Raimundo:

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5 Responses to “La storia di Raimundo”

  1. Andrea Mori Says:

    Un bel racconto. Complimenti

  2. Luca Says:

    Una bella storia di speranza, ben rappresentata. un copyright cc! chissà quante ce ne sarebbero da raccontare per spronare la società a riabbracciare persone che ha ‘sputato’ via prematuramente.

    • consuelo canducci Says:

      Sì, e la cosa vera è che nel mondo esiste molta più umanità di quello che crediamo! E’ solo che la violenza, le guerre, gli omicidi e i sopprusi fanno molta più gola alla stampa…questione di sensazionalismo forse? Forse, ma io credo che si possano migliorare le cose anche raccontando queste storie. Mi immagino un quotidiano che dedica le sue prime due pagine a storie di questo tipo. Riuscirebbe, secondo voi, ad influenzare positivamente i sentimenti delle persone?

      • Luca Says:

        tentar non nuoce. contronotizia potrebbe cercare di farlo con cadenza regolare. mi sembra ‘calzante’ con il claim. poi, cara cc, vedrai che Renzie ti coopta nel suo staff di comunicazione #ridiamosperanzaalnostropaese

        😉