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Perché con Pelé il calcio era diverso?


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Quando Pelé era il re indiscusso del calcio mondiale, con più di 1200 gol segnati, non era poi tanto difficile riuscire ad intervistarlo. Bastava attendere fuori dallo stadio ed eccolo scendere dalla sua auto, senza scorta, senza troppa ressa intorno, senza fronzoli. Parcheggiava la sua mercedes vicino all’entrata laterale dello stadio Vila Belmiro a Santos, come una persona qualunque, per poi raggiungere a piedi il campo di gioco dove si allenava

Ai giornalisti che lo attendevano fuori dallo stadio, lui diceva pacatamente: “Tutto ok, ci vediamo dopo nello spogliatoio”. E così, finito l’allenamento, Pelé rilasciava le interviste mentre si asciugava, oppure mentre si allacciava una scarpa.

Oggi tutto questo sarebbe impensabile, perché i calciatori vivono come delle celebrità inarrivabili. Figuriamoci poi durante le partite dei mondiali. In questi giorni le star del pallone rilasciano poche interviste collettive, molte foto per gli sponsor e rarissime dichiarazioni alla stampa. Per lo più alle televisioni. E finite le partite passano dal campo allo spogliatoio, dallo spogliatoio ai pullman. Facendosi largo tra sciami di giornalisti che pendono dalle loro labbra serratissime in attesa di una battuta o anche di una semplice parola.

Oggi peraltro la maggior parte dei giocatori ha a disposizione almeno un addetto stampa, e in molti casi, data l’attenzione al look, stento a credere che non abbiano anche il consulente d’immagine. E che, visti i risultati, fa anche un pessimo lavoro. Tra i giornalisti brasiliani gira la voce che per il solo Neymar lavorino una trentina di persone che si occupano, tra le varie cose, dei rapporti con i media. Lui, la star del momento, a soli 22 anni è il sesto giocatore più ricco del mondo e vive in una casa di mille metri quadrati a Barcellona.

Pelé, il re dei re, tornato dalla Svezia campione del mondo a soli 17 anni ha continuato a vivere    nella pensione a Vila Belmiro. Garrincha, altro fenomeno, non aveva nemmeno la macchina all’apice della sua carriera calcistica. E pensate che fino al 1974 la seleçao faceva i ritiri per i Mondiali in un hotel molto spartano di Rio. Pare che quell’hotel avesse un solo telefono in cucina e i giocatori dovessero fare a turno per chiamare. Ma mettersi d’accordo non era un problema. Perché i giocatori si conoscevano bene, militando nello stesso campionato, ed in non pochi casi nelle stesse squadre. Invece, dei 23 giocatori convocati da Scolari per i mondiali 2014, ben 19 giocano all’estero. Cosa condividono questi giocatori? Quale può essere il livello di complicità tra questi giocatori?

Inutile negare che i giocatori sono sempre più lontani, oltre che dalla gente, tra loro stessi.  E tentano di colmare questo vuoto twittando e postando foto dalle loro lussuose camere d’albergo. Ognuno per conto proprio. Come stelle solitarie. L’immagine di Balotelli con le auricolari infilate nelle orecchie ed isolato dal resto della squadra ne è forse l’emblema.

Oggi i giocatori non possono provare nostalgia per i tempi di re Pelé, perché non hanno vissuto quella magia. E questa non è certo una colpa, proiettati come sono in un mondo dove ancora il fattore determinante del successo di una squadra è la coesione tra gli uomini, prima di tutto.


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2 Responses to “Perché con Pelé il calcio era diverso?”

  1. Andrea Mori Says:

    Credo che ci sia un’altra grande differenza tra il calcio ai tempi di Pelè e quello di Balotelli. Allora c’erano sudore, umiltà e fame. Adesso c’è poco spirito di sacrificio, presunzione e voglia di diventare personaggi, prima ancora che grandi sportivi. Considerazioni a parte, complimenti.

  2. Marco Says:

    proprio vero, tutte star…e lo spirito sportivo dove è?? D’altronde con quello schifo della partite truccate non si dovrebbe seguire piu questo sport, che è diventato una scusa per le altre cose….immagine, sponsor, soldi a palate….