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Educare alla violenza

7 settembre 2014

ARTICOLI


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Credere che i bambini siano meno sensibili alle esperienze traumatiche di noi adulti è un gravissimo errore. Tra i luoghi comuni sull’universo infantile c’è la convinzione, sbagliata, che la tenera età non faccia comprendere gli esatti contorni di ciò che accade nella realtà circostante. Molti di noi credono poi che i bimbi abbiano più tempo per elaborare traumi ed eventi catastrofici e quindi si tende a fare questo ragionamento: “fa niente se assistono ad atti di violenza, tanto hanno il tempo dalla loro parte”. Ma purtroppo non è così. I bambini sono per natura molto suscettibili di essere influenzati da ciò che vedono e sentono. La loro mente, in continuo sviluppo, assorbe costantemente informazioni dall’esterno che, se non filtrate correttamente, possono segnare in maniera indelebile l’equilibrio emotivo durante la vita adulta. Con conseguenze devastanti anche dal punto di vista psicologico, fisico e sociale. Gli eventi vissuti nell’età dell’infanzia e dell’adolescenza, inoltre, sono quelli che maggiormente ricordiamo e che ci portiamo dietro come dei mattoncini che costituiranno in futura la nostra personalità.
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La violenza alla quale i bambini o i giovani assistono quali testimoni può assumere le forme del vedere, dell’udire o del sentire. Perché anche se non sono presenti dove la violenza ha luogo, i bambini percepiscono  ciò che sta succedendo grazie alla  capacità di cogliere ogni emozione delle persone a loro vicine.

E’ inevitabile che i bambini messi costantemente di fronte ad atti di violenza –  all’interno delle mura domestiche, nei teatri di guerra o in società dove la giustizia contempla le esecuzioni capitali, ad esempio –  costruiscano la propria personalità alzando un muro di “insensibilità” pericolosa e rischiando di divenire assuefatti alla violenza e al dolore. E la riproduzione dei comportamenti violenti ne è la conseguenza. Una società che non capisce quanto sia fondamentale preservare  l’infanzia da contaminazioni di violenza sotto le forme più diverse, sarà il terreno ideale dove far crescere generazioni traumatizzate e cariche di rabbia e rancore.
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Le nostre generazioni sono già troppo turbate da ciò che vedono in tv, da come interagiscono con il mondo virtuale dei video giochi  in generale. Potete immaginare quale sia l’effetto devastante della realtà? Se è ovvio che la guerra educa alla violenza è altrettanto certo che le future possibilità di pace, stabilità e comprensione sono già compromesse. A cosa servono i trattati di pace allora? Nel mondo sono ancora troppi  i bambini che assistono a punizioni corporali, impicaggioni pubbliche e atti di vendetta spacciati per atti di giustizia dello stato. Bambini ai quali si insegna che è più facile uccidere il prossimo o privarlo della sua dignità di essere umano piuttosto che trovare la via del perdono e della comprensione.
Perché tendiamo, purtroppo, ad accettare la violenza come un aspetto inevitabile della vita.

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