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Famiglia Cristiana ai genitori: quando dare l’allarme Gender

25 novembre 2014

ARTICOLI


 

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“GENDER A SCUOLA, UN DECALOGO PER DIFENDERSI”. Non è uno scherzo, ma il titolo di un articolo pubblicato da Famiglia Cristiana lo scorso 14 novembre. L’articolo riprende il decalogo stilato dalle associazioni familiari dell’Umbria “a difesa della libertà d’educazione con alcune proposte concrete su cosa fare per evitare lezioni di gender in classe per i propri figli”.

Tema sempre caldo in Italia, quello dell’identità di genere,  purtroppo vittima di estremismi e sul quale regolarmente si concentrano gli strali di “militanti” cattolici, uniti nelle loro associazioni. Come sta accadendo in questa Settimana nazionale contro la violenza e le discriminazioni”, prevista appunto dal 24 al 30 novembre e indetta dal Ministero della Pubblica Istruzione, assieme al dipartimento per le “Pari Opportunità” (dipartimento della presidenza della Repubblica) e all’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali).

E in vista di ciò, alle scuole è stata inviata una circolare che invita i dirigenti scolastici a dedicare almeno “iniziative stabili” e una settimana nel corso dell’anno scolastico a progetti in tema di discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale. Con riferimento specifico al tema della violenza di genere, la circ0lare specifica quanto il nuovo quadro normativo assegni alle istituzioni scolastiche un ruolo “determinante e irrinunciabile per la prevenzione e per il contrasto dei femminicidi e delle violenze sulle donne”.

Allo stesso tempo si sottolinea la necessità di promuovere, nell’ambito del Piano straordinario contro la violenza , “l’educazione alla relazione e contro la violenza e la discriminazione di genere nell’ambito dei programmi scolastici nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle donne e la discriminazione di genere, ma anche di contrastare tutte le forme di violenza e di razzismo”.

Questa lodevole iniziativa tuttavia correrebbe il rischio, secondo i fondamentalisti cattolici, di diventare veicolo di una  “Propaganda Gay”. E contro di essa si sono alzate le barricate del Vade Retro, tanto che le associazioni cattoliche e le associazioni che combattono per la “famiglia naturale” si stanno mobilitando e mettendo in guardia le famiglie, informando genitori ed alunni riguardo il pericolo di una deriva “gender”. Perché dietro questa iniziativa si leggerebbe una imposizione da parte dello Stato di questi nuovi progetti “non meglio specificati” che possono diventare veicolo di scuole di pensiero di stampo settario. Si teme dunque una infiltrazione nemica!

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“Il corpo insegnanti scelto per i progetti “Gender” (fonte: Famiglia Malsana)

E ora veniamo al decalogo per difendersi dal pericolo “Gender”, pubblicato, come detto, da Famiglia Cristiana. La prima cosa consigliata è di verificare i piani dell’offerta formativa e gli eventuali progetti educativi della scuola, per accertare “che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender”. Le parole chiave da tenere sotto controllo sarebbero: “educazione alla affettività, educazione sessualeomofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili: tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del Gender”.

L’articolo prosegue elencando una serie di azioni che ogni buon genitore dovrebbe adottare per respingere l’attacco Gender-nemico: dalla verifica giornaliera del contenuto delle lezioni, alla scelta dei rappresentanti di classe (che devono condividere le vostre posizioni in materia), al controllo sul sito internet della scuola “per verificare che il gender non passi attraverso ulteriori lezioni extracurricolari”, fino a un plateale “Date l’allarme” nel caso la scuola organizzi lezioni o interventi sul Gender per gli studenti.Le “10 regole d’oro” del decalogo terminano con l’invito ai genitori a custodire i propri figli, ad allearsi con loro , a fornire loro fin da subito “un adeguato supporto formativo e scientifico in base alla loro età così da proteggerli e prepararli a fronteggiare la teoria del gender”.

I nostri figli correrebbero quindi il rischio di diventare gay o pervertiti, o in ogni caso unti dal “Gender”, non più a causa di una “patologia” – come si è cercato di sostenere in passato -, ma a causa di un indottrinamento culturale o ideologico?  Chissà, magari la prossima teoria visionaria includerà pure la farina tipo “00” tra i fattori di rischio. Scherzi a parte, è triste pensare che la questione di genere si trasformi in un demone che sembra aver preso le sembianze di un essere antropoformo che ha conquistato politici e intellettuali, assediando il diritto naturale in nome del matrimonio gay.

C’è un grande equivoco (o meglio, una  visione paranoica) di fondo che arriva a contaminare l’approccio a varie questioni che toccano il tema del genere. E’ l’idea pazzesca secondo cui in materia di contrasto all’omofobia, di registri delle coppie di fatto, di educazione sessuale nelle scuole – dove si è arrivati addirittura a puntare il dito contro l’OMS, rea di imporre “ai bambini, fin dalla nascita, una educazione che prevede la scoperta del corpo e che include pratiche di masturbazione precoce (dai 0 ai 4 anni) ed altre strategie di informazione sessuale” – saremmo in presenza di un grande complotto gender, ordito dal movimento LGBT, che avrebbe trovato una sponda nell’attuale Governo. E il decreto “sblocca-Gender” sarebbe la riprova di questo strampalato teorema

E pensare invece che questa famigerata “teoria del gender” non esiste nemmeno, è solo una invenzione degli estremisti cattolici, alimentata da articoli come quello pubblicato da Famiglia Cristiana. Esistono, semmai, gli “studi di genere”, che cercano di comprendere quanto l’identità e la differenza femminile non dipendano dal dato biologico, ma da un’elaborazione simbolica e culturale:  riflessioni che sono nate dalla presa di consapevolezza che l’immagine della donna, e il suo posto nella società, sono determinati da una cultura a predominanza maschile che perpretua un’idea d’inferiorità e una pratica di subordinazione della donna. Dominazione degli uomini e subordinazione delle donne sarebbero, dunque, nati da primitivi schemi di comportamento, che hanno portato e portano il sesso “forte” a controllare l’accesso alle risorse di quello “debole”. Questa separazione ha portato a conseguenze di natura profonda in quasi tutti gli ambiti della vita,  alcune, come ben sappiamo, disastrose. .

Quanto la differenza tra i sessi è biologicamente determinata e quanto invece è  costruita nella e dalla società e perpetuata nella pratica quotidiana dagli individui e dalle istituzioni? Forse una riflessione la possiamo fare partendo da questa immagine:

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One Response to “Famiglia Cristiana ai genitori: quando dare l’allarme Gender”

  1. Andrea Mori Says:

    Intanto grazie di aver alzato il velo su un argomento assai rilevante, di cui si parla troppo poco e soprattutto senza cadere nell’esasperazione ideologica, come hai ben descritto. In effetti l’immagine con cui chiudi la tua riflessione è eloquente. Perché rompe con prepotenza schemi sub-culturali a cui siano avvezzi e con cui siamo cresciuti. Credo che il governo abbia intrapreso un percorso coraggioso e quindi vada salutata con favore l’iniziativa. Anche se la strada per rivoluzionare una società gretta, imperniata sul concetto di dominazione dell’uomo su tutto l’universo di genere circostante, è davvero lunga.