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Ma siamo davvero così impegnati?

1 luglio 2015

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La nostra società sembra essere diventata definitivamente performante. Il che significa che le persone devono essere, per sembrare efficienti, iperconnesse, iperimpegnate e vivere in un stato di perenne euforia e felicità. Devono, sostanzialmente, vivere in un multitasking  convincente senza cadere nell’isteria.

Avevo letto da qualche parte che se lavori in ufficio (e non come la sottoscritta che lavora scalza per casa) devi, più che essere efficiente, sembrarlo. Tanto il lavoro, nella stragrande maggioranza dei casi, va avanti lo stesso senza che tu faccia più di tanto. E questo sembrare molto impegnati, dunque, ci fa guadagnare parecchi punti e ci fa passare anche per dei gran fighi agli occhi del prossimo. Sai quante ne sento così? “Ahhhno, non riesco proprio domani a prendere un caffè con te. Ho tremila cose da fare, devo andare in ufficio a finire un lavoro urgentissimo, poi prendo i bambini a scuola e li porto in piscina ma poi devo schizzare a una riunione e se riesco vado a fare una 10 km per beneficenza. Poi se sono viva mi mangio un boccone al volo perché devo andare a fare la spesa…ho gente a cena e dopo dovrei mettere a posto del lavoro arretrato…Ahhh, come vorrei del tempo per me!” Usti, vien da dire.

Per questo motivo il mondo è pieno di palestre, supermercati, edifici vetrati pieni di uffici, apparecchi elettronici, vie di ogni genere a rapido scorrimento, elettrodomestici computerizzati. Abbiamo sempre più tecnologia a disposizione, pronta a sollevarci da inutili fatiche e perdite di tempo. Ottimizzazione è la parola d’ordine. Così, il tempo lo guadagniamo invece di perderlo. Si, ma poi abbiamo più tempo per fare che cosa esattamente?

Nulla. Anzi, paradossalmente sono sempre le stesse cose, che si ripetono. Avere avanzi di tempo non ci porta quasi mai nulla di nuovo. La cosa interessante poi è che di questa vita delirante, ce ne vantiamo. Se alla domanda “che fai oggi?” rispondi che devi “solo lavorare un pò” ti guardano come se fossi una specie di lazzarona del terzo millenio. Prova a camminare per strada col fare ciondolante, lo sguardo oltre la linea dell’orizzonte e non sul telefono, mentre canticchi una canzone. Di certo penseranno che sei o svitata o fumata.

Il tempo, insomma, è gestito da chissà quale entità suprema. Questo stato di tempo-che-non-basta-più-e-nulla-ci-possiamo -fare, poi, in un certo senso ci appaga e ci omologa. Son tutti messi più o meno così. Tanto che ormai, la parola vado è stata definitivamente sostituita con “scappo”. Sto arrivando con “ti prego aspettami ancora un minuto”. Spengo il pc con “ancora un’ultima cosa e poi chiudo”. Il problema non è tanto la quantità di cose da fare distribuita in un lasso di tempo ristretto. E’ il farle contemporaneamente che rende il tutto complicato. Conosco una tizia che ha digitato il numero di telefono sulla calcolatrice. Mente io stessa, due sere fa, scrivevo la bozza di questo “pezzo” da novanta, guardavo un film, chiacchieravo in chat e provavo a cambiare canale con un pacchetto di Kleenex.

Gli esperti  lo chiamano il tempo contaminato. Non c’è più distinzione tra una cosa e l’altra. Così come non c’è distinzione tra le schede di lavoro aperte contemporaneamente nel nostro monitor. Passiamo da una schermata all’altra continuamente: Word, Facebook, Google, Traduttore, Instagram, Mail, iPhoto, WordPress, telefono, chat, messenger. E tutto questo perché siamo molto impegnati. Impegni, scadenze, consegne, tutto ci viene ricordato da post-it, allarm, remind, alert.

Ma davvero siamo sempre così impegnati? Ci siamo del tutto trasformati in macchine prestanti che non hanno più il controllo delle proprie vite e quindi del tempo? La risposta è una e non la si trova nel corso di meditazione o yoga, né nella vacanza forzata. Perché fintanto che questa patologica non-gestione del tempo sarà motivo di vanto o addirittura uno status symbol, non c’è cura palliativa che tenga


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2 Responses to “Ma siamo davvero così impegnati?”

  1. Luca Says:

    Bentornata alla mia blogger preferita!
    Con un pezzo che fa riflettere (anche se personalmente sono abbastanza al riparo grazie alla ‘protezione genetica’ data dal dna flemmatico partenopeo di cui mi avvalgo ;)). abraços

    • consuelo canducci Says:

      Uhhh ma grazie! Sto lazzaronando parecchio ultimamente e i post stentano a uscire. Ma mi sono ripromessa, con i dovuti alarm-alert-sveglie-post-it di non abbandonare più i miei followers per così tanto tempo 😉