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Cosa resta di una immagine.

3 settembre 2015

ARTICOLI


Alcuni gridano al diritto di cronaca. Altri al dovere di informazione. Ogni giornale poi ci ricama su quel che vuole e la condisce al meglio. Tutto fa audience, in fondo. Siamo tanto attratti quanto impauriti di fronte alla morte. Vogliamo vederla da vicino, la vogliamo annusare e vedere se ci somiglia. Vogliamo capire, per esempio, che faccia avesse il bambino Aylan. Sembra mio figlio, quello di un’amica? Digitando la parola “bambino” questi giorni su Google ti viene suggerita la ricerca di “bambino siriano annegato”. E’ questo che vogliamo vedere. Decidere di non pubblicare o non condividere la foto non significa sottrarsi. Significa scegliere. Scegliere di conoscere senza indugiare sull’osservazione morbosa. E la verità è che siamo semplicemente affamati di immagini estreme. E decisamente poco informati.


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3 Responses to “Cosa resta di una immagine.”

  1. Alberto Says:

    Rispetto la tua opinione, ma stavolta non sono d’accordo. Come ho scritto ieri sera, ‘quella immagine fortissima e violenta ha in sé una forza evocativa pazzesca. Richiamandoci, peraltro, all’assunzione – ognuno per la propria parte e per il pezzo più o meno grande di coscienza che ci rimane – di consapevolezza e responsabilità rispetto al dramma che milioni di persone stanno vivendo. Quella immagine è, credo, una sorta di icona delle disgrazie e dell’ingiustizia profonda di questo tempo maledetto. E come tale può cambiare il verso della storia’. Ciao. A

    • consuelo canducci Says:

      Rispetto il tuo punto di vista, ma perché quella e altre no? Cosa dobbiamo vedere ancora? Non sarà meglio spiegare invece di ben titolare usando un’immagine? Perché mostrare il punto di arrivo e non la fonte di una emergenza globale? Siamo tutti responsabili. Allora perché farne copertina e indignarsi? Poi ognuno è libero, sempre che si muova nel rispetto dei morti, di condivedere o meno. Il verso della storia doveva essere cambiato da tanto se fosse stato per le immagini…

      • Alberto Says:

        Non so se il corso avrebbe dovuto già cambiare da tempo per altri simili pugni nello stomaco. Io una immagine così forte non la vedevo da anni. E, ripeto, spero che la sua forza, contribuisca a cambiare, almeno un po’, il verso della storia. Lo spero e prego perché accada. Ciao