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Quando è una giornalista a fare body shaming

21 luglio 2016

ARTICOLI


Carlotta Quadri, fino a qualche minuto fa, non sapevo chi fosse. Ora lo so: lei è una giornalista, autrice e speaker radiofonica, e scrive su VanityFair.it. Sono finita a leggere un suo post, ahimè. O ahilei, dipende dai punti di vista. Stavo per chiudere, spegnere e andare a letto, ma avevo un tarlino nella testa. Era il titolo: “Perché usi gli shorts se sembri uscita da un quadro di Botero?”

soldoutLa signorina Quadri (nella foto), che non ho googlato e non so ancora bene chi sia ma poco importa (che mi son bastate le 58 righe che ha vomitato),  scrive: “(…) Ad ogni modo, è quasi impossibile non aver notato che quest’anno è il turno degli shorts. Presi pressoché alla lettera da intere orde di donne in giro per lo stivale: corti. Cortissimi. Quasi inesistenti. Della grandezza di una fascia per capelli. Ora, questo non sarebbe un problema se risiedesse in ognuno di noi della sana autocritica. L’abuso del micro pantaloncino con annessa cellulite è ormai all’ordine del giorno.

“(…) Questo però non significa che tutti possiamo permetterci qualsiasi tipo di abbigliamento. Questo non solo perché sarebbe come immaginare Syusy Bladi in giro con gli stivali al ginocchio di Julia Roberts in “Pretty woman” ma soprattutto perché si deve avere una bella corazza per non lasciarsi scalfire dallo sconforto che possono regalare certi sguardi e commenti inappropriati.

Ahhhhh, cara la mia Carlotta. Intanto Syusy Bladi ha talento da vendere, mentre tu sei una totale delusione. Perché non puoi permetterti di fare body shaming e passarla impunemente. Sei una giornalista, sei letta dalle donne, molte delle quali giovanissime. E, dulcis in fundo, sei una di noi. Io, sfiga doppia tua, sono madre di una figlia quasi adolescente, una ragazza come tante che può imbattersi nelle grandi cazzate che scrivi da un momento all’altro. Il messaggio che passi è dannoso, lo sai. Le ragazze sono piene di fragilità, e tu, così, tiri un calcio alla loro autostima.

Le “shorts compulsive”, come le chiami tu, non sono altro che donne che se ne fregano degli stereotipi che la moda e gente come te alimenta. Le “shorts compulsive” portano in giro la loro cellulite, le loro gambone e i loro culoni sì, non perché affette da una sorta di “follia narcisistica”, ma perché si sentono libere di farlo, grazie a Dio. E si piacciono così.

Magari tu devi reggere il personaggio, catturare una manciata di like in più, che ne so. Ma non usare il corpo delle donne per questo. Cara la mia Carlotta. Che domani ti farò leggere da mia figlia quasi adolescente. E le spiegherò due cosette. La prima, che il suo corpo appartiene solo a lei e non a quelli come te, cara la mia Carlotta.

nota a margine del 22/7: l’articolo della cara Carlotta, stranamente, è stato rimosso da VanityFair.it.


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