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Quando la pubblicità ruba l’anima (e soldi) alle città

24 settembre 2012

ARTICOLI, INTERVISTE


Qualche giorno fa ero a Napoli bloccata nel solito ingorgo di macchine e motorini. Procedevo a passo d’uomo e osservavo con aria incredula la quantità di cartelloni pubblicitari. Odore di abusivismo forte. Tanta roba che saltava all’occhio, troppo evidente per non farci caso. Mi venne da sorridere. Certo, sparavo sulla croce rossa, ma la situazione nelle altre città italiane non è del tutto diversa. Da Roma a Torino l’abusivismo dilaga come una piaga, in certi casi più patinata e ordinata, ma pur sempre la stessa piaga…e se poi non c’è l’abuso, come nel caso dei più noti marchi del lusso, c’è l’eccesso, e nel peggiore dei casi, il deturpamento del paesaggio urbano, soprattutto quello dei centri storici.

Negli ultimi anni la pubblicità di grande formato sembra aver subito un forte incremento e ormai qualsiasi ristrutturazione è buona per rivestire con pubblicità facciate e impalcature con teli pubblicitari installati sui ponteggi. In molti casi rende di più aumentare la durata dei lavori. O inventarseli! Le ragioni di questa impennata di mega foto sparse per le città è dovuta a molteplici fattori. I costi contenuti rispetto a quelli degli spazi televisivi, la grande visibilità, la sua spettacolarità e il favore che ottiene dal pubblico, cui piace l’idea di vedere delle belle immagini al posto dei teloni delle impalcature.
Una buona spinta è stata data anche dagli sgravi fiscali previsti per le ristrutturazioni immobiliari, che hanno aumentato il numero dei cantieri e quindi le postazioni strategiche. 
Se a tutto questo si aggiunge il miglioramento delle tecniche di stampa, si capisce quanto la scelta del grande formato “da impalcatura” sia diventata tattica e appetibile.

Se entriamo nel merito delle affissioni in periodo di campagna elettorale la situazione degenera totalmente (per riconoscere e denunciare un’affissione elettorale abusiva leggi qui). Per non parlare del fenomeno delle aziende fantasma: compaiono per pochi mesi e poi vengono chiuse. Sembra che siano intestate a prestanome, per mettere in atto, senza rischi, il mercato illegale parallelo dei cartelloni abusivi. In pratica le piccole società fantasma, sempre riconducibili alle aziende più grandi del settore, ottengono illegittimamente permessi e concessioni attestando il falso nelle autocertificazioni presentate negli uffici comunali.

Insomma, il mercato delle affissioni sembra essere un mare brulicante di squali dove le sirene cantano poco.

A Roma, dove la pubblicità ricopre in maniera abusiva non soltanto strade, ma monumenti, piazze, giardini, aree tutelate, esistono una serie di organizzazioni che cercano almeno di arginare il problema. Tra queste c’è il blog Cartellopoli (www.cartellopoli.net), uno strumento di archivio e pubblicazione di notizie e riflessioni che accompagna la battaglia civile contro il dilagare increscioso delle affissioni esterne nella città di Roma e dove si trovano una serie di indicazioni utili per riconoscere e denunciare le affissioni abusive. Cliccando sulla voce “metodo streetview” potete rendervi conto visivamente del tipo di deturpamento che può causare una pubblicità abusiva al paesaggio urbano.

Città che sembrano magazine, dove le prime venti pagine sono tutte degli inserzionisti. Qualche giorno fa, mentre finivo di scrivere questo post, sono scesa sotto casa, a Milano, per prendere un caffè…

Foto alla mano ho cercato di capire come funziona e se funziona bene.Per fare un po’ di chiarezza ho rivolto la domanda al Dott. Arch. Rodolfo Bosi, responsabile del Circolo Territoriale di Roma e della associazione Verdi Ambiente e Società (VAS), esperto in materia di abusivismo :

Da cittadina sono rimasta molto colpita dal nuovo outdoor che hanno collocato sul ponteggio della torre del Castello Sforzesco. Cosa prevede la regolamentazione in questo caso?

L’art. 12 del vigente Regolamento comunale consente la pubblicità su ponteggi anche in piazza Castello, che il Piano Generale degli Impianti del Comune di Milano fa ricadere in zona A nell’elenco delle località in categoria speciale, dove sono ugualmente consentiti i teli pubblicitari su ponteggi.

Quindi tutto “regolare”?

Per il caso specifico la pubblicità é subordinata al preventivo ed obbligatorio rilascio della autorità preposta al vincolo monumentale, che é la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio di Milano: sarebbe utile sapere se c’é stata. Ad ogni modo per ambiti particolari come piazza Castello l’art. 12 dispone che la quota di pubblicità sia ridotta al 30%, salvo ulteriori prescrizioni della Soprintendenza: dalla attuale pubblicità mi sembra di vedere che la superficie occupata dalla esposizione pubblicitaria sia superiore addirittura al 50%.

 In quali casi è previsto un bando di gara per le pubblicità su ponteggi?

Il testo dell’art. 12 non prevede l’esclusiva ad un solo soggetto della pubblicità con teli su ponteggi: mi risulta difatti a giugno la 1° pubblicità è stata fatta dalla associazione calcio Milan, mentre attualmente la pubblicità é sfruttata da Trussardi. Il testo dell’art. 12 non prevede conseguentemente nemmeno l’obbligo di un bando: dalle notizie diffuse dai mass media mi sembra di capire che la Italiana Costruzioni e la Town Group (che dovrebbero avere installato i ponteggi) abbiano siglato un accordo di esclusiva con la S.r.l. Brandcot che sfrutta i 4 mesi previsti per il restauro articolando le esposizioni pubblicitarie in frazioni di tempo di durata inferiore che concede volta per volta al migliore offerente, facendo pagare a lui o inglobando nel contratto il pagamento della tariffa dovuta al Comune.

Qualche metro più in là (in largo Cairoli) c’è un altro outdoor molto grande. I lavori prevedono un “Intervento edilizio di recupero del sottotetto esistente per la creazione di tre nuove unità immobiliari”. Si alternano immagini che dominano la piazza  sembra da più di un anno, ovviamente non ha coinciso con l’inizio dei lavori…


Premesso che anche Largo Cairoli é stata destinata a Zona “A” dal Piano Generale degli Impianti del Comune di Milano, dove sono consentiti i teli pubblicitari su ponteggi, mi sembra sproporzionato ingabbiare tre intere facciate di un palazzo per costruire soltanto 3 unità immobiliari nel sottotetto. Sulla cronaca scandalistica di Milano ormai di tanti anni fa (eravamo all’epoca in cui a Roma era sindaco Veltroni) é stata pubblicata la notizia di una falsa ristrutturazione di un palazzo inventata apposta per fare questo tipo di pubblicità temporanea: era stato in pratica pagato profumatamente il condominio di un intero palazzo per convincerlo ad ingabbiare le sue facciate con ponteggi per finti lavori su cui mettere la maxi pubblicità a tempo indefinito, grazie presumibilmente anche al mancato controllo del Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune.

A tal ultimo riguardo faccio presente che più o meno a quella stessa epoca alcuni tecnici del Servizio Affissioni e Pubblicità del Comune di Roma si sono licenziati per andare a lavorare alle dipendenze di una delle ditte pubblicitarie di cui avrebbero dovuto curare l’istruttoria relativa alla rimozione degli impianti pubblicitari che aveva installato abusivamente. Mi rifiuto di pensare che a distanza ormai di più di un decennio si ricorra ancora a questi stratagemmi anche per il caso in questione, di cui fino a prova contraria si deve presumere che sia stato regolarmente autorizzato.

Quanto tempo deve intercorrere tra il posizionamento delle impalcature esterne e la data inizio lavori? (in questo caso non è esposta né la data inizio lavori né quella fine lavori)

Per costruire 3 nuove unità immobiliari occorre il rilascio del permesso di costruire dove sono indicati i termini di inizio e di ultimazione dei lavori.  Il termine per l’inizio dei lavori non può essere superiore ad un anno dal rilascio del titolo, mentre quello di ultimazione, entro il quale l’opera deve essere completata, non può superare i tre anni dall’inizio dei lavori. Entrambi i termini possono essere prorogati, con provvedimento motivato, per fatti sopravvenuti estranei alla volontà del titolare del permesso: decorsi tali termini il permesso decade di diritto per la parte non eseguita, tranne che, anteriormente alla scadenza, venga richiesta ed ottenuta una proroga.

Se fosse vero, come mi si dice, che le immagini dominano la piazza da più di un anno, senza però che siano ancora iniziati i lavori, allora il permesso di costruire dovrebbe essere decaduto.

Voi a Roma siete molto attivi in materia di abusivismo legato alla pubblicità. Come può un cittadino milanese vigilare e denunciare situazioni irregolari?

A destra della home page del blog www.cartellopoli.net, con cui collaboro assiduamente, sotto il titolo “Come denunciare ? Ecco le istruzioni” è pubblicato un vero e proprio vademecum, che ho predisposto però con specifico riguardo al Comune di Roma che si deve ancora dotare, a differenza di Milano, di un proprio Piano Regolatore degli Impianti e dei Mezzi Pubblicitari (PRIP).

 Possiamo fare una “filiale” di cartellopoli da noi?

Il Comune di Milano ha approvato un Piano Generale degli Impianti che individua le posizioni per la installazione sul suolo dei cartelloni pubblicitari, per cui dovrebbero essere riconoscibili immediatamente tutti quelli installati abusivamente in posizioni diverse e quindi non consentite.

Per di più il Regolamento di cui si è dotato il Comune, modificato da ultimo con deliberazione del Consiglio Comunale n. 24/2012, prevede al Capo V la vigilanza sulla pubblicità e dedica l’intero Capo VI alle sanzioni da applicare per le installazioni abusive di qualsiasi mezzo pubblicitario.

I cittadini milanesi possono in conclusione dormire sonni più tranquilli dei cittadini romani.

grazie

Consuelo Canducci


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