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Diamantificazione: trasformazione delle ceneri umane in diamanti artificiali. Perchè un diamante, si sa, è per sempre.

22 novembre 2013

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La nostra società tende, sempre più, a dissociare la vita dalla morte. La morte è tenuta lontana, confinata, ufficialmente per “questioni igieniche” in cimiteri sempre più periferici, estranei al tessuto urbano delle città. L’uscita di scena dell’uomo è furtiva. Che si tratti di vecchi negli ospizi o di malati negli ospedali.

La vita invece viene celebrata legandone in maniera sempre più ossessiva i destini a condizioni di benessere, salute e giovinezza, pure ostentata. E la morte, “oscena e imbarazzante” (Lo scambio simbolico e la morte, Baudrillard) oscura questo tipo di visione. Per questo merita solo  silenzio e pudica discrezione. Tant’è che il nero del lutto non s’indossa più, i funerali si sono trasformati in eventi freddamente burocratizzati e gli stessi cortei funebri sono spariti dalle nostre strade.

 In tutto ciò la perdita di un proprio caro deve essere vissuta con discrezione ed il relativo lutto va elaborato rapidamente per non lasciare spazio a emozioni, come un pianto che perdura, giudicate non normali e bisognose di medicalizzazione. E inoltre nelle  conversazioni, che siano dialoghi tra amici o tra famigliari seduti attorno alla tavola del pranzo domenicale, si rifugge il tema della morte. Perché parlarne porta sfiga! Oggi il vero tabù, sdoganato quello del sesso, è la morte.

Ma pensiamo per un momento di poter disporre del nostro corpo materiale. Potremmo immaginare tanti modi diversi di sepoltura. Pensate che alcuni popoli delle Filippine sono soliti vestire i morti con i loro abiti migliori, per poi metterli seduti su una sedia con una sigaretta in bocca. Altri, invece, seppelliscono i corpi all’interno di un albero parzialmente scavato. Per non parlare di tanti rituali funebri in giro per il mondo che contemplano danze, musica e profumi, come una festa celebrativa della vita stessa. Le forme di sepoltura insomma sono molteplici.

Ma ce n’è una, tanto sconosciuta quanto curiosa, che prevede la trasformazione delle ceneri ottenute attraverso la cremazione umana in diamanti artificiali. ll procedimento, che trasforma il carbonio presente nelle ceneri, fa sì che l’intero contenuto di un’urna possa essere utilizzato, in modo da far assumere al diamante un vero e proprio significato di sepoltura.

imagesC’è una società che realizza questa trasformazione. Si chiama Algordanza (che significa ricordo in romancio), ed è nata nel 2004 a Coira, in Svizzera. Ogni diamante è ottenuto attraverso uno specifico processo industriale e non vi è alcuna inclusione di additivi. Per ottenere i diamanti sintetici, le ceneri umane vengono dapprima purificate, poi riscaldate e pressate. Tutto il processo(che dura alcuni mesi), fino al taglio e la pulitura, è eseguito con rigorosi controlli di qualità. Si ottengono diamanti da 0,3 a 1, 0 carati mentre il colore assume tonalità diverse e uniche a seconda della composizione delle ceneri.

Mi sono chiesta chi potessero essere i “clienti” tipo di questa società, se in Italia una sepoltura così inusuale fosse conosciuta e praticata  e come potesse inserirsi in un contesto culturale come quello italiano che considera la morte, come detto, un vero e proprio tabù.  Ho fatto alcune domande a Christina Sponza, co-fondatrice di Algordanza Italia srl.

Chi è, se così si può definire, il vostro cliente tipo?

I nostri clienti, a differenza di come si possa immaginare, sono persone assolutamente normali, e per normali intendo che non appartengono a nessun credo specifico, non seguono tendenze new age e non ricercano a tutti i costi manifestazioni o rituali bizzarri. Non sono persone particolarmente ricche, dato che i costi sono allineati con quelli di una tumulazione. L’unico scopo, per chi utilizza il nostro servizio, è quello di mantenere il più viva possibile la vicinanza di una persona defunta.

Anche la cremazione ci offre la possibilità di tenere vicino a sé un proprio caro. Perché scegliere la “diamantificazione”, allora?

Credo che il motivo principale sia il fatto che il diamante rappresenta una sorta di riscatto della morte, nel senso che ridà dignità a un corpo che altrimenti sarebbe dimenticato o relegato in cimiteri lontani. Il diamante lo puoi mostrare e condividere, non per ostentazione, ma come una vera celebrazione della trasformazione della vita. Pensaimo alle urne cinerarie: sono sigillate e anche se si potessero aprire, non sarebbe piacevole toccare le ceneri. Una pietra può soddisfare questo bisogno tattile, perché no?

La Chiesa si è mai espressa o ha preso posizione in merito a questa forma di sepoltura?

La Chiesa non ha mai preso una posizione ufficiale. Noi abbiamo inviato tempo fa una lettera a un vescovo per cercare di aprire un dibattito, senza ricevere però alcuna risposta. La chiesa, da sempre, ha dimostrato forte chiusura nei confronti delle sepolture “alternative”. Nel tempo, però, ha mutato il proprio orientamento, al punto che oggi, a parte qualche caso confinato a preti particolarmente rigidi, la cremazione è una forma di sepoltura comunemente accettata e dunque molto utilizzata

Non sarà che la Chiesa ha paura di perdere terreno? Accettare forme di sepoltura come quella che proponete voi apre ad interrogativi molto più ampi, che non riguardano solo tematiche  normative o legate al sovraffollamento dei cimiteri.

La chiesa ha paura, infondata, che le sepolture alternative diventino un modo per dimenticarsi della morte, o per accantonarla. Inizialmente, si voleva far credere che la cremazione, o altre forme di sepoltura che non fossero l’inumazione, negassero la promessa del ricongiungimento del corpo all’anima dopo il Giudizio Universale, cioè, la Ressurezione. Prima della fondazione di Algordanza, nel 2004, i soci si erano posti il problema della reazione della Chiesa.

E come vi siete mossi?

Ci siamo confrontati con un alto prelato tedesco, in maniera del tutto informale, per capire quali avrebbero potuto essere le reazioni  da parte della Chiesa. Ci ha detto che la cosa fondamentale ed imprescindibile è la presenza di un sentimento di pietà nei confronti della sepoltura.

C’è chi crede che tutte queste forme alternative di sepoltura siano illegali. Questo forse è un ulteriore freno ad abbracciare questa pratica?

Può darsi. Nel nostro paese ognuno è libero di esprimere la propria volontà, che al massimo sarà difficile da attuare. Ad oggi, infatti, l’alternativa alla sepoltura è possibile solo laddove sia disciplinata dalla legge, come nel caso della cremazione. E la diamantificazione non è normata. Il problema della legittimità in ogni caso non si pone, dato che la “trasformazione” avviene in Svizzera. E’ sufficiente che l’urna sia trasferita ai nostri laboratori. In Svizzera infatti il Diamante della Memoria è considerato una forma di sepoltura. Quindi l’unico atto burocratico richiesto ai cittadini italiani è il rilascio, da parte del comune di residenza, del passaporto mortuario, che consente appunto di trasferire l’urna all’estero ai fini della sepoltura.

Lei ritiene che la società italiana sia pronta per forme di sepoltura come la diamantificazione?

La popolazione è pronta, come è lo è per temi decisamente più hard come l’eutanasia, i matrimoni gay e le donne prelati . Le resistenze provengono da chi vuole strumentalizzare il tema a fini ideologici e politici.

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E’ proprio vero che abbiamo perso il culto della morte.Il grande paradosso è che oggi, come non mai, la morte è rappresentata ovunque: sui giornali, in televisione, nelle conte a seguito di sciagure naturali e  non solo. Ma questa visione, creata dalla subcultura dei media, non ci aiuta nè a esorcizzare le paure, nè tantomeno a ritrovare quella “corrispondenza d’amorosi sensi” fra i morti e i vivi.

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