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Se l’assistente vocale ti complica la vita

20 gennaio 2017

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Ciao e buon anno. Agli inizi di gennaio, la CNN ha riportato una notizia curiosa: una bambina di sei anni abitante a Dallas, ha ordinato tramite Amazon Echo una casa delle bambole da 170 dollari e circa due chili di biscotti assortiti. I suoi genitori avevano attivato lo speaker senza mettere le restrizioni, come i codici di conferma degli ordini. Echo è sempre connesso al Web (disponibile per ora solo negli USA) e si controlla principalmente attraverso la voce. Le sue funzionalità sono estremamente variegate, tra le quali quella di fare acquisti on line. In poche parole, la bambina ha espresso il desiderio al comando Alexa, l’assistente vocale di Amazon Echo, testualmente così: “Alexa, can you play dollhouse with me? Can you  get me a dollhouse and some cookies?”. E Alexa, ubbidiente come poche, ha ordinato ciò che le era statao richiesto.

Ma la storia non finisce qui. Quanto accaduto è stato ripreso in seguito dai telegiornali locali, i quali hanno riportato la frase della bambina durante la messa in onda. Morale: nelle case dove la tv era accesa e che avevano a loro volta Amazon Echo attivo, è partito lo stesso ordine. E così sono state consegnate svariate case delle bambole da 170 dollari e mega confezioni di biscotti assortiti in tutta la zona.

Raccontata così, la notizia può sembrare comica.  E invece deve farci riflettere. Più che una imminente rivolta delle macchine, questa storia rivela quanto noi siamo ancora impreparati a gestirle, le macchine. Amazon, attraverso questo assistente vocale intelligente, garantisce una modalità di interazione con i servizi «senza alcuna frizione». Non serve guardare uno schermo, si chiama semplicemente «Alexa» – peraltro pare non serva nemmeno urlare, basta sussurrare –  e le si chiede di ordinare una pizza, un auto di Uber o le informazioni sul traffico per andare in ufficio.

Certo è che l’intelligenza artificiale rappresenta una grande opportunità per facilitarci la vita o rimbecillirci. A voi il dilemma. Ma al tempo stesso può generare rischi difficili da prevedere e da gestire. Non a caso un cospicuo gruppo di ricercatori ed esperti di intelligenza artificiale (tra cui Elon Musk, Stephen Hawking, Steve Wozniak e Noam Chomsky) ha sottoscritto una lettera aperta presentata durante la International Joint Conference on Artificial Intelligence di Buenos Aires nel 2015, dove chiedono di bandire a livello globale per lo sviluppo degli armamenti autonomi. Perché il nodo della questione è e sarà il controllo. O la sua perdita. Come nel caso della famiglia di Dallas, che se l’è cavata con una casa delle bambole e dei biscotti assortiti. Poteva andare peggio.

 

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Amazon apre la prima libreria fisica. Pazienza, doveva succedere, prima o poi.

13 novembre 2015

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Prima o poi doveva succedere. Ed infatti è successo: Amazon è scesa dall’etere e ha preso in mano assi e chiodi, mettendo in piedi la sua prima libreria fisica, la Amazon Books, a Seattle: uno spazio complessivo di circa 500 metri quadrati, che ospita, titolo più, titolo meno, 5000 libri, oltre ai prodotti Amazon come il Kindle, il Fire Tv, il Fire Tablet ed eccettera. I prezzi sono gli stessi dell’online e sono stati selezionati tenendo conto del comportamento degli utenti “amazzonici”. Così quel furbacchione di Bezos ha cucito la linea editoriale della Amazon Books addosso ai propri clienti, dopo aver raccolto i loro feedback,  interessi e  recensioni. Le quali, by the way, non sono per nulla affidabili. Tanto che Amazon ha dovuto cancellarne a migliaia  perché farlocche.  E una buona parte di queste, oltre a quelle scritte da mamme adoranti, mariti compassionevoli, parenti o colleghi di lavoro, è stata cassata a “caso” (tanto per scriverla in educatese) senza nessun criterio.  Si parla di diecimila recensioni eliminate.  Ho divagato, lo so, torno all’argomento del post.

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Una mossa, quella del negozio fisico, che sembra il colpo di grazia per quelle librerie attaccate alla bombola d’ossigeno. Sì, perché Bezos, così, non solo si accalappia gli utenti che ancora non hanno ceduto all’acquisto online, ma piazza pure i titoli della nuova “Amazon Publishing”, la casa editrice tutta self made che peraltro è già arrivata in Italia, con i primi testi tradotti dall’inglese all’italiano del marchio AmazonCrossing (un marchio specializzato in narrativa tradotta e lanciato nel 2010). Che mossa però, no?

Ma niente panico, dai. Ce n’è, per ora, solo una. Sta lontana e poi non è detto che dilaghi…o forse anche questa è della serie “prima o poi doveva succedere” e ci ritroveremo infestati da Amazon Books pure noi? Che per carità, meglio di tanti altri stores  che non servono a un kaiser. Tanto le librerie sono piene di robaccia, ormai. E temo che la politica amazzonica di scegliere i titoli in base al feed back dei propri clienti aumenti esponenzialmente il rischio di imbattersi in letture farlocche, come d’altronde lo sono le loro recensioni.  Chiudo con una nota di speranza. Che riguarda il particolare posizionamento dei testi nel nuovo negozio di Bezos: i titoli sono tutti esposti come lo erano i dvd di Blockbuster, ricordate? Con la copertina verso il cliente. Insomma, niente più torcicolli.

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