Crea sito

Tag Archives: consuelo canducci

Contronotizia risponde all’onorevole degli UFO, Giuseppe Vatinno

25 gennaio 2013

Commenti disabilitati su Contronotizia risponde all’onorevole degli UFO, Giuseppe Vatinno

images-5

on. Giuseppe Vatinno,

Rispondo pubblicamente alla mail che mi ha mandato ieri, 24 gennaio. Ho deciso così perché non ho intenzione di accettare il suo “invito” a togliere dai motori di ricerca, entro il 26 gennaio, quanto ho scritto nel mio post (pubblicato sul mio blog e su Linkiesta).

Per quanto mi riguarda non credo di aver usato il “tono diffamatorio” che sostiene Lei, ma una sana e dovuta ironia. La satira, come Lei sa, può essere un ottimo strumento di democrazia in quanto pone l’uomo pubblico sullo stesso piano di noi comuni cittadini. Pensi che è tollerata anche da alcuni regimi totalitari, e il nostro onorevole Berlusconi ne fa addirittura un’arma pubblicitaria non da poco.

Lei ha scelto di essere una figura pubblica, e come tale è soggetta a critiche più o meno piacevoli. A questo proposito, piuttosto che prendersela con il mio delicato sarcasmo, potrebbe rileggere i Suoi scambi di battute con alcuni utenti su twitter, forse quelli sì, dovrebbero essere ritirati dal web. Non fanno una bella pubblicità né a lei né alla nostra politica.

Consuelo Canducci

images-1

 

Continue reading...

Duemilatredici e il tempo per la creatività

10 gennaio 2013

1 Comment

“Più veloce non significa necessariamente più brillante.
In questo mondo che accelera di continuo, molte aziende diventano incredibilmente reattive ma la gara verrà vinta da coloro che saranno in grado di pensare e riflettere velocemente piuttosto che da coloro che inizieranno semplicemente a correre”
 Peter Senge

images

Di buoni propositi per il nuovo anno ne sono piene le menti e i cuori. I buoni propositi per i nuovi anni sono su per giù sempre gli stessi. Si prova e poi, passato un anno, si ripete, come si ripete la storia. Nuovo anno, vecchi buoni propositi.

Un piccolo tarlino in mente però io ce l’ho. Il tempo. Il tempo che vorrei dedicare alle cose, brevi, lunghe, non importa. Il tempo deve essere quello giusto, e a pensarci, per ogni cosa che facciamo o scriviamo, l’acceleratore è sempre un po’ troppo pigiato.

Questo è un blog, e i blog hanno bisogno di un tempo creativo, come del resto tutte le cose. La voglia di premere l’invio e pubblicare è sempre in agguato. Revisionare, rileggere, aspettare quei minuti preziosi che creano lo stacco tra te e quello che hai fatto, per poi tornarci su e, come nel migliore dei reset, trovare il punto da aggiustare. Oppure no. La scrittura si fa non scrivendo. E il tempo serve, e non per forza lungo. Se scrivi e non attendi rischi di perdere qualcosa per strada. Magari basta anche solo un minuto in più ed eviti, per esempio, quel refuso che stona, che fa distrazione e mancanza di cura. Oppure l’idea si affina, si fa più chiara e leggibile e di conseguenza migliora la comunicazione. Il tempo per i tanto preziosi dettagli, l’attenzione che diventa cura e che porta alla soddisfazione per quello che facciamo.

La deadline ci deve essere, ma senza limitare, bensì fornire quella giusta dose di stress che rende sano il tutto. Il mio buon proposito, dunque, sarà la ricerca del tempo per le idee, le parole, le frasi e i desideri. Il buon proposito sarà anche quello di regalarlo, il tempo. Il tempo non è per definizione lungo e un’idea può venire come un lampo. Le tempeste però hanno bisogno del loro tempo prima di generare fulmini.

C.C.

incorporato da Embedded Video

 

Continue reading...

A Doha 2012 hanno per caso detto che stiamo friggendo?

15 dicembre 2012

Commenti disabilitati su A Doha 2012 hanno per caso detto che stiamo friggendo?

 

La conferenza sul clima andata in scena a Doha ha avuto pochi applausi. La questione ambientale pare interessi una cerchia sempre più ristretta di paesi, almeno tra quelli che possono prendere decisioni in merito. Circa 17000 i partecipanti al vertice ONU, provenienti da 190 paesi. Un bel numero. Peccato che non si è portato nulla di concreto a casa, solamente un “Doha Climate Gateway”, un accordo soltanto transitorio che conferma la “fase 2” di Kyoto.

Questa seconda fase durerà 8 anni (a partire dal 1 gennaio 2013), ma l’entità delle riduzioni obbligatorie di gas serra sarà decisa solo il prossimo anno. Bisognerà attendere il 2015 per conoscere i dettagli dell’accordo più ampio che coinvolgerà tutti i paesi delle Nazioni Unite e che entrerà in vigore solo nel 2020, al termine del “Kyoto 2”. Secondo i climatologi, in ogni caso, gli obiettivi che i governi nazionali hanno già comunicato sono di gran lunga inferiori a quanto occorrerebbe per contenere l’aumento di temperatura globale entro i 2 gradi centigradi. A prendersi l’impegno con un Kyoto-bis saranno unicamente Unione Europea, Australia, Svizzera e Norvegia, responsabili insieme solo del 15-20 per cento delle emissioni di gas serra. Alla defezione di USA, Nuova Zelanda, Giappone e Canada si è aggiunta anche quella della Russia ritiratasi dall’accordo per paura compromettere il proprio mercato energetico.

Interessante la copertina del Internazionale di questa settimana, che titola così: “Siamo fritti” e non si riferisce alla politica interna. No. L’inchiesta è stata fatta dalla Zeit, e lo scenario che apre non è molto confortante: pare che da anni esperti di comunicazione e scienziati sono pagati per convincere l’opinione pubblica che il riscaldamento globale non esiste e quel “Siamo fritti” si riferisce proprio ai dati sul cambiamento climatico che non danno segnali di miglioramento, anzi. Riporto di seguito due paragrafi:

Il 20 dicembre 2007 le redazioni dei giornali e delle tv di tutti gli Stati Uniti ricevettero un rapporto di 175 pagine, apparentemente serissimo. Sotto l’intestazione della commissione per l’ambiente, con tanto di stemma del senato, si leggeva il titolo: “Più di quattrocento insigni scienziati mettono in dubbio le cause umane del riscaldamento globale”. Quasi tutte le redazioni abboccarono. Mancava poco a Natale: pochi giornalisti si preoccuparono di verificare i 413 nomi e le relative dichiarazioni. I quotidiani e i telegiornali citarono il rapporto senza sosta: dal New York Times al Boston Herald, dalla Fox News alla Cnn.
In realtà 44 di questi presunti scienziati erano solo annunciatori delle previsioni del tempo, 84 avevano lavorato per il settore petrolifero, 49 erano da tempo in pensione e 90 non avevano niente a che fare con gli studi sul clima. Gli altri erano ricercatori che non avevano mai messo in dubbio che il cambiamento climatico fosse provocato dagli esseri umani ma che, come succede spesso nella comunità scientifica, si stavano confrontando criticamente con questioni come l’effettiva velocità dell’innalzamento del livello del mare.

Se questo è il vento che tira lungo la scia del disastroso uragano Sandy, c’è poco da sperare.
Secondo i dati dell’Agenzia Onu per l’ambiente Unep, dal 2000 ad oggi le emissioni sono aumentate del 20% anziché ridursi del 14% come era necessario. A questo ritmo le emissioni di gas serra raggiungeranno i 58 miliardi di tonnellate nel 2020, superando la soglia di 44 miliardi di tonnellate, ritenuta dagli esperti quella limite per contenere il riscaldamento globale terrestre sotto i 2 °C.
Da Doha, è anche arrivato l’invito ai Paesi ricchi, Germania, Regno Unito, Francia, Danimarca, Svezia e la Commissione europea per un impegno finanziario concreto da oggi fino al 2015, per un totale di circa 6 miliardi di dollari. I paesi sviluppati dovrebbero mantenere le promesse fatte continuando a sostenere i finanziamenti climatici a lungo termine al fine di mobilitare 100 miliardi di dollari sia per l’adattamento e la mitigazione entro il 2020. Per ora però sono solo promesse.

Hugo Chavez, al vertice climatico di Copenaghen del 2009, disse: “Se il clima fosse una banca lo avrebbero già salvato”. Certo, verrebbe da pensare che l’attribuzione di un valore economico al capitale naturale potrebbe essere una delle soluzioni più appetibili per chi ha i soldoni. Ci ha provato il Teeb (The economics of ecosystems and biodiversità) ad attribuire un valore economico ad alcuni ecosistemi: Le barriere coralline valgono 1,2 milioni di dollari per ettaro l’anno, derivati soprattutto dal turismo. La foresta amazzonica vale tra i 6,5 e i 13 miliardi di dollari all’anno solo come deposito di carbonio. Il Teeb in questo modo cambia l’unità di misura e la rende più comprensibile (e apetibile) e forse può spingere gli economisti ad alzare le antenne.

 

Consuelo Canduccci

 

Continue reading...

KAMA Sesso e Design: la mostra alla Triennale di Milano (peccato che sia vietata ai minori di 18)

5 dicembre 2012

Commenti disabilitati su KAMA Sesso e Design: la mostra alla Triennale di Milano (peccato che sia vietata ai minori di 18)

Kama nella religione indiana è il dio (deva) del piacere sessuale, dell’amore carnale e del desiderio, è rappresentato un pò come il cupido: un giovane che tiene in mano l’arco e la freccia. Kama è venerato dagli innamorati e dai praticanti dello yoga, perché è grazie a lui che ci si può liberare dal desiderio. Utilizzare il nome Kama come titolo di una mostra equivale a dare un messaggio e una valenza più complessa della parola eros, o erotico.

Il tema è sicuramente interessante: analizza il rapporto tra sesso e progetto. Come la sessualità si incorpora nelle cose, con quali modalità, strategie, forme e modi. Silvana Annicchiarico è la curatrice della rassegna, all’interno della mostra, che rintraccia radici storiche, mitiche e antropologiche fino ai giorni nostri: oltre 200 fra reperti archeologici, disegni, fotografie, oggetti d’uso e opere di artisti e designer internazionali. Dai vasi etruschi agli amuleti fallici di epoca romana, fino a Dalì e Sotsass. Tra le curiosità anche il calco del pene in gesso di Jimi Hendrix, realizzato da Cynthia Plaster Caster, famosa groupie, che negli anni Sessanta iniziò a raccolgiere i calchi in gesso dei genitali di varie rockstar.

 

                                                                   

 

L’intenzione è quella di andare oltre il concetto di lucirosse e della stereotipazione dell’eros. Allora perché mai vietarla ai monori di 18 anni? Le parole della curatrice sono state queste: «In questo momento storico ritengo che un museo non debba solo dare risposte per soddisfare un bisogno e forse un sogno. Ma soprattutto interrogarsi su un tema nevralgico che ci riguarda tutti… Basti pensare agli scandali politici del bunga-bunga o il fenomeno delle “Cinquanta sfumature di grigio”. Questa invece vuole essere un’occasione per raccontare come la storia del progetto abbia affrontato il tema con trasparenza e, a volte, persino sacralità». Mi domando, i ragazzi, quelli under 18, quelli che hanno il mondo della pornografia a disposizione in rete, quelli che forse hanno più bisogno di una guida “intelligente” che li aiuti a selezionare, anche nel grande magma delle emozioni…tutti quelli, perché non pensare ad un percorso ad hoc che li guidi in una mostra definita “occasione”?

Mahh…..

Dal 5 dicembre al 10 marzo. La mostra è aperta dal martedì alla domenica dalle 10.30 alle 20.30.  Giovedi dalle 10.30 alle 23.00.

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

 

Continue reading...

Cile: Elqui Domos, un hotel sotto le stelle

3 dicembre 2012

Commenti disabilitati su Cile: Elqui Domos, un hotel sotto le stelle

 

Ci sono luoghi al mondo di rara bellezza. Ma a volte la bellezza da sola non basta. Ci vuole qualcos’altro, un’esperienza nella bellezza, una magia che ci riporta al nostro essere più spirituale. A circa 580 km da Santiago del Cile c’è un luogo molto speciale, e in questo luogo è stato creato un hotel per gli appassionati dei misteri del cosmo, della vita delle stelle, o semplicemente, per persone in cerca di tranquillità. Si chiama Elqui Domos e si trova nella magica valle del Elqui, un luogo dall’atmosfera lunare, il posto perfettto per l’osservazione astronomica.

 

In questo piccolo complesso alberghiero si può alloggiare in una delle sette cupole geodetiche con tetto rimovibile (i cosiddetti domos) o nelle camere d’osservazione in legno (quattro in tutto), provviste di finestroni panoramici sopra il letto. Ogni alloggio è equipaggiato con un telescopio per godere in ogni momento della notte di uno spettacolo di rarar bellezza. Se tutto ciò non dovesse bastare, a due passi dalle stanze è stato costruito un osservatorio bi-cupola (tutto motorizzato) dotato di potenti telescopi Ceslestron.

Non mancano comfort: escursioni a cavallo e piscina. I prezzi per il soggiorno variano dai 120 ai 145 dollari a notte.

 

 


Continue reading...

L’Ago, il Filo e il Nodo, in realtà, da sciogliere

19 novembre 2012

Commenti disabilitati su L’Ago, il Filo e il Nodo, in realtà, da sciogliere

Il restauro conservativo del monumento di piazzale Cadorna prevede “…prima l’eliminazione poi il controllo dei fenomeni di degrado delle superfici e dei materiali innovativi con i quali è realizzato”. Immagino,in sostanza, che lo debbano lavare. E ripulire dallo smog. Certo che ne aveva, di smog…Stando alle date, i cartelloni pubblicitari che lo ricoprono sono apparsi lo scorso 3 Settembre. C’è da chiedersi in cosa consista questo lavoro di manutenzione. Lo lavano? Lo lustrano? Incerano? Di qui le polemiche che ormai tutti sappiamo:

I maxi poster pubblicitari installati per coprire il cantiere di restauro del monumento sarebbero risultati privi delle necessarie autorizzazioni comunali. E vabbé…Il Comune non poteva permettere che tali poster fossero montati senza un provvedimento che ne consentisse il posizionamento. Così la concessionaria titolare dello sfruttamento pubblicitario ha provveduto in tutta fretta a rimuovere i teloni il 4 pomeriggio, salvo installarli nuovamente il 5. Tutto questo perché nel frattempo il Comune si è premurato di rilasciare l’autorizzazione all’esposizione, in barba agli usuali 30 giorni necessari.

Non è stata fatta una gara pubblica. Pare che il Comune di Milano non faccia più gare pubbliche da sette anni. L’ultima è stata quella relativa al restauro delle mura spagnole del 2006. Da allora tutti i monumenti e i palazzi storici sono sempre stati assegnati senza gara pubblica. E qui si spalanca tutto il tema dello sfruttamento pubblicitario dei cantieri, in mano sempre alle stesse società. Mancata garanzia di trasparenza, chiamiamola così.

L’enorme sproporzione tra costi e ricavi: il cantiere costa 100mila euro. Tmc (concessionaria della pubblicità) vende gli spazi per l’affissione al prezzo di listino di 275 mila euro al mese e ne dà 15 mila all’impresa appaltatrice; il Comune incassa 24 mila euro al mese tra poster e imposte. I ricavi dichiarati dalla concessionaria sono superiori agli 800mila euro. La sproporzione tra ricavi e spese è evidente.
Queste cose sono state dette. E ridette.
Ma tutte le volte che sono passata da piazzale Cadorna (e mi capita spesso), non ho mai visto l’ombra di un operaio dentro il cubo che avvolge l’ago. No, non passo sempre all’ora della pausa pranzo.

Torno per un attimo a quel “…prima l’eliminazione poi il controllo dei fenomeni di degrado delle superfici e dei materiali innovativi con i quali è realizzato”. Per quanto riguarda l’eliminazione intuisco che sia il lavaggio. Ma il controllo? Ah! Ho capito, il lavaggio lo hanno già fatto (eddai, non ci vorranno mica due mesi per lavare un monumento come quello), ora sono passati alla fase di “controllo”, che presumibilmente consiste nell’inscatolare il monumento, ricoprirlo di pubblicità e controllare che nessuno rompa le scatole.

 

Continue reading...

Marcovaldo ovvero le stagioni in città

23 ottobre 2012

Commenti disabilitati su Marcovaldo ovvero le stagioni in città

Ho letto questo libro per il mio piccolo Marcovaldo di cinque anni. L’ho trovato di una delicatezza infinita, un uomo capace di scovare “pezzettini” di natura nei piccoli angoli della città dove vive, città un pò ostile, piena di cemento, traffico e grattacieli. Malinconia e comicità si mischiano e caratterizzano un personaggio sensibile e interessato. Un libro per ragazzi ma non solo.

Questi racconti furono scritti da Italo Calvino fra il 1952 e il 1962, quando nell’Italia del dopoguerra si era diffuso il benessere e  i nuovi ricchi provavano la gioia di spendere e spandere dopo tante privazioni. Il libro è composto da venti novelle, alcune già apparse negli anni Cinquanta sull’Unità, che si succedono seguendo l’alternarsi delle stagioni. Il personaggio di Marcovaldo affronta vari problemi che sono propri della civiltà industriale in cui si trova a vivere. Marcovaldo fa il manovale, è uomo di fatica alla ditta Sbav, che non si sa bene cosa produca, ma che rappresenta il prototipo dell’azienda contemporanea, ha una moglie e sei figli.

Soltanto i fenomeni naturali, dei funghi che crescono ai piedi degli alberi, una pianta da appartamento da curare, un corso d’acqua, una colonia di gatti, il cielo stellato, sembrano destare il suo interesse.

“… una foglia che ingiallisce su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso di un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza”.

 

Continue reading...

Mamma, ti posso fare una domanda?

18 ottobre 2012

Commenti disabilitati su Mamma, ti posso fare una domanda?

Mamma?”

“Dimmi tesoro”

“Mamma, ma come facevi quando eri ragazza a parlare con la tua amica che viveva a Londra?”

“In che senso tesoro mio?”

“E’, nel senso che, come facevi se non c’erano i telefoni…?”

“Beh, i telefoni c’erano, amore, guarda che non è passato così tanto tempo!”

“Ma se mi hai detto che non c’erano i cellulari!”

“Sì, l’ho detto, ma c’erano quelli fissi”

“Come quelli fissi?”

“Sì, come quelli che abbiamo a casa, non li usiamo quasi mai, ma quando ero ragazza li usavo per parlare con le mie amiche”

“Però dovevi essere per forza a casa per parlare, non potevi andartene in giro”

“No, ma con le mie amiche parlavo così, tanto le vedevo a scuola e poi se proprio dovevo parlarci al telefono le chiamavo con quello di casa”

“E come facevi se volevi mandare una foto a quella che viveva a Londra, per esempio, non c’erano i messaggini”

“In quel caso le mandavo una lettera, anzi, in ogni caso capitava che ci scrivessimo qualche lettera”

“Uau!!! Le lettere! Come quelle che si scrivevano le protagoniste dei romanzi di una volta!!”

“Sì, come quelle”

“E le penne? C’erano?”

“Chiaro che c’erano, erano gli anni ottanta, mica la preistoria!”

“Gli anni OTTANTA! Mamma mia…”

“E se dovevi dire qualcosa di urgente mentre eri in giro, che ne so, a tua mamma?”

“Uhm…in quel caso andavo a una cabina telefonica e la chiamavo in ufficio”

“E dove sono le cabine telefoniche?”

“In giro, per la città”

“Ma io non ne ho mai vista una”

“Ehh, ormai le stanno togliendo, non le usa più nessuno…”

“Mamma?”

“Dimmi?”

“Anche a me piacerebbe scrivere una lettera un giorno. Peccato che ci sono i cellulari…”


mi sono ripromessa di fare quattro cose:

la prima, di scrivere una lettera alla mia amica (quella di Londra) che ora sta a Forlì con allegata una foto;

la seconda, di proporre un “gioco” di scambio lettere tra gli amichetti di mia figlia, così, giusto per vedere cosa succede;

la terza, di portare mia figlia un giorno o l’altro in una cabina telefonica a chiamare i nonni (sul telefono fisso) che abitano a Napoli;

la terza, di scriverci un post…


 

 

Continue reading...