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Tag Archives: favela

Cosa fa la differenza

5 giugno 2015

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Ci sono persone capaci di fare la differenza. Piccola o grande che sia, non importa. Non sono sono Capi di Stato e tanto meno leader religiosi. Non hanno a che fare con le banche, con le Istituzioni, con le multinazionali. Non sono datori di lavoro, sindacalisti, manager, docenti né giornalisti. Non sono politici, no.

Sono persone che mettono in pratica semplici idee, che fanno appunto la differenza. Bhega Silva, 56 anni, è una di queste persone. Bhega, che abita a La Marè, una delle più grandi favelas di Rio de Janeiro, ha deciso di raccogliere l’olio da cucina usato nelle case. Si sa, i brasiliani amano friggere e la quantità d’olio esausto prodotta dalla popolazione è davvero consistente. Ed è noto come un litro di olio usato gettato nel lavandino o nel water, qualora arrivi direttamente nella falda, sia capace di rendere non potabile fino a un milione di litri d’acqua. Consapevole di questo  rischio, Bhega ha raccolto e venduto litri e litri d’olio esausti ad un consorzio locale per il riciclo.

All’inizio lo chiamavano “il pazzo”. Bhega non ci faceva caso e se ne andava in giro con la sua bicicletta, di porta in porta, a raccogliere olio con lo scopo di preservare l’ambiente. Ma non si limitava solo a questo. In ogni “visita” a domicilio, dedicava infatti alcuni minuti a spiegare il perché di quel gesto e di quanto potesse essere dannoso buttare negli scarichi l’olio esausto. Non contento, con i litri d’olio raccolti e venduti, Bhega ha dato vita al progetto “Cinema do Beco”.

“Mi ero messo in testa di portare il cinema ai bambini della favela. E dunque, con i soldi dell’olio venduto, sono riuscito a comprare l’attrezzatura necessaria”, spiega Bhega. Ogni settimana lui sceglie una strada diversa dove proiettare il film, e pubblicizza l’evento con il megafono per le stradine della Maré. Atmosfere d’altri tempi per noi, ormai vittime dei cinema multisala. Fatto sta che il gradimento per l’iniziativa di Bhega è via via aumentato, il suo progetto ha fatto notizia e sono così arrivati anche gli sponsor. Che regalano, durante ogni proiezione, bibite e pop corn ai sempre più numerosi bambini che partecipano al “Cinema do Beco”.

La scelta dei film, poi, non è casuale. Bhega propone sempre contenuti che ruotano attorni ai temi ambientali e informa la popolazione sui danni dell’inquinamento e su come prevenire malattie ancora molto diffuse come la Dengue. “Io non ho mai studiato, però ho imparato tanto ascoltando e osservando. Piano piano forse riuscirò a trasmettere qualcosa a questi bambini, perché il nostro pianeta ha bisogno di aiuto. Quando ero piccolo i pesci abbondavano nella spiaggia qui vicino, i pescatori li regalavano alle famiglie più povere e non mancava mai da mangiare per nessuno. Ora è tutto inquinato e dei pesci nemmeno l’ombra. La gente ha fame e si ammala anche per ignoranza. Faccio questo per aiutare gli altri e il pianeta. E per dimostrare che da solo e con poche risorse posso fare la differenza.”

Parole sagge che, nella loro chiarezza e semplicità, fanno la differenza.

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Grand Hotel favela: il Brasile si prepara ai mondiali di calcio facendo pulizia. E nascondendo la sporcizia sotto il tappeto

7 febbraio 2014

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Mancano ormai pochi mesi all’inizio dei Mondiali di Calcio 2014 e il Brasile si prepara ad una sfida che va ben oltre quella calcistica. Il gigante dei Brics, infatti, non dovrà solo offrire condizioni strutturali adatte ad ospitare un evento sportivo di portata mondiale, che contemplino il rifacimento degli stadi di calcio, tirati a lucido sulla pelle di molti operai morti durante i lavori, o la evoluzione del sistema di collegamento con gli stadi. Il Brasile dovrà dimostrare al mondo di essere davvero il paese che viene descritto sui media esteri, ossia nel pieno di un processo di modernizzazione rivoluzionario.

I problemi non mancano e lo sanno bene i brasiliani, che hanno portato nelle piazze la rabbia per le gravi carenze di strutture e servizi pubblici adeguati per i cittadini, il malcontento per i costi esorbitanti dei lavori e per la dilagante corruzione che orbita attorno al mega evento. A questi cittadini, poi, poco importa delle linee di collegamento tra le città e gli stadi calcistici quando i trasporti pubblici per raggiungere ogni giorno i posti di lavoro e scuole vanno sovente in tilt.

Ci sono tuttavia altri fattori che potrebbero innescare polemiche e malcontenti. Il Governo dello Stato di Rio de Concorso-TropadeeliteJaneiro ha infatti investito oltre 200 milioni di euro nella pacificazione delle favelas”, una politica di rinnovamento della città, che sta generando forti e aspre discussioni. Si tratta di una sorta di “pulizia” delle favelas dai narcotrafficanti e di liberazione di esse dalla morsa della violenza imposta dai trafficanti di droga.

Create nel 2008, le UPP, Unità di Polizia Pacificatrice, hanno lo scopo di “vegliare giorno e notte per assicurare ordine e pace, affinché per le strade non si vedano più né armi né trafficanti di droga”.  In sostanza gruppi scelti dei corpi militari presiedono in modo permanente la zona, creando le condizioni perché nelle favelas possano essere realizzati  progetti sociali in ambito educativo e legati alla salute pubblica. In alcuni casi le relative ricadute sono state positive anche se la popolazione nutre ancora forti dubbi sulla efficacia delle politiche di “pacificazione”, visto l’atteggiamento violento e corrotto della polizia.

Ma un ulteriore elemento critico è rappresentato dall’ampiezza delle aree su cui le UPP dovrebbero operare. Si pensi che nella sola Rio de Janeiro sono presenti più di mille favelas, e secondo l’ex capo della Polizia di Rio, Manoel Vidal, il progetto delle UPP non sarà in grado di bonificare un numero così elevato di quartieri. Viene allora da chiedersi quanto potrebbe durare il processo di pacificazione delle favelas e quanto verrebbe a costare una tale operazione prolungata nel tempo. E se possa essere davvero uno strumento per sconfiggere i cartelli della droga o sia invece solo una soluzione tampone.

22favela-slide-N1IH-articleLargeLa realtà, dunque, è ben diversa dal quadro che i media esteri raffigurano. Viene da sorridere a vedere addirittura  il New York Times pubblicare un lungo articolo nel quale, in maniera del tutto superficiale, è indicata la via economica e radical chic per soggiornare in Brasile durante i mondiali di calcio: gli hotel e i bed and breakfast che stanno sorgendo all’interno delle favelas, dato che gli alberghi nelle città brasiliane che ospiteranno le partite hanno aumentato sensibilmente i prezzi in vista dei mondiali. E registrano il tutto esaurito. Le stime parlano di 300 mila turisti e oltre in arrivo nella sola città di Rio a fronte di una capacità ricettiva di 55 mila posti letto.

Allora l’ingegno carioca si è messo in moto e sono cominciate a spuntare in ogni angolo di città stanze e posti letto. Anche, appunto, all’interno delle stesse favelas che il NYT descrive come “luoghi tranquilli e sicuri, dove si possono trovare ostelli, b&b e ristoranti.” In ciò fornendo un quadro accattivante e al contempo rassicurante.

Nel web peraltro pullulano da tempo siti turistici che offrono pacchetti con tanto di tour all’interno delle favelas. Tra tutti spicca il sito Favelaexperience, che offre in chiave molto glamour ospitalità a prezzi accessibili durante i mondiali di calcio. Le tariffe competitive vengono giustificate, nell’articolo del NYT,  con il rischio di beccarsi una pallottola vagante, o con la possibilità di ritrovarsi faccia a faccia con una banda di criminali minorenni armati fino ai denti. Ma tutto, come si sa, ha un prezzo.

Quello che il New York Times avrebbe potuto aggiungere è che si è di fronte ad una colossale operazione di 13186774facciata. E che esiste anche un accordo tra le parti: le UPP “invadono” le favelas, senza però sradicare come dovrebbero il traffico di droghe. Caso strano, nessun boss è mai stato catturato da queste unità speciali. Cosicché il traffico continua indisturbato a prosperare, per giunta con l’appoggio di poliziotti corrotti. In tal senso è emblematico  il caso di un poliziotto sorpreso nella favela di Santa Teresa, qualche mese dopo l’istituzione delle UPP, con 5 mila euro in tasca, ricevuti da una banda locale.

La realtà è che la polizia ha occupato solamente alcune di queste favelas, forse quelle con la vista panoramica migliore, catturando e uccidendo talvolta anche innocenti. Evocando e dando così in pasto ai media scenari tipici di set cinematografici, capaci di offrire un quadro edulcorato delle condizioni di vita reale e dei problemi del Brasile. Come quello del diritto alla casa, più che mai sotto i riflettori, con un  mercato immobiliare che addirittura potrebbe subire una impennata  di prezzi a causa di speculazioni incontrollate, anche in zone poverissime come quelle delle favelas.

246463_240996889339574_1896463369_nCon il rischio che si ripeta ciò che è accaduto in occasione di altri grandi eventi. D’altra parte lo stesso inviato speciale delle Nazioni Unite per il diritto alla casa, l’urbanista brasiliana Raquel Rolnik, ha affermato recentemente che “i grandi appuntamenti sportivi possono essere un’opportunità per migliorare le condizioni abitative della popolazione, ad esempio con l’ammodernamento dei sistemi di trasporto o con l’introduzione di soluzioni più avanzate sul fronte ambientale. Tuttavia, le esperienze del passato ci hanno dimostrato che i lavori per questi eventi spesso portano a sfratti forzosi, trasferimenti di massa, operazioni contro i senzatetto e a un generale aumento dei costi per alloggi adeguati”.

Hanno ripulito le favelas che confinano con le zone lussuose per regalare a questi turisti in cerca di “calore umano e autenticità” una vista mozzafiato sulla baia più bella del mondo a 50 dollari a notte, nascondendo temporaneamente armi e trafficanti dietro all’angolo. Ma una volta spenti i riflettori e calato il sipario?

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